• 20 Febbraio 2020

1748 miliardi in armi nel pazzo mondo 2013

Nord America ed Europa frenano

1748 miliardi in armi nel pazzo mondo 2013
Tra il 2012 ed il 2013 la spesa militare nel mondo è diminuita dell’1,9% in termini reali. Bruscolini. Ma con sempre maggiori differenze. Diminuita in molti paesi dell’area occidentale – Nord America, Europa occidentale e centrale, Oceania- mentre è cresciuta in tutte le rimanenti aree. In realtà, se si escludessero gli Stati Uniti dal conteggio, il dato risulterebbe in aumento dell’1,8%. Gli Stati Uniti frenano andando a battere cassa sui Paesi Nato. I cinque paesi con la più alta spesa sono stati gli Usa, Cina, Russia, Arabia Saudita e Francia. L’Arabia Saudita cresce dal settimo al quarto posto.

Mosul sito 800

Usa e Cina la metà del mondo

La danza dei numeri propone altre follie. Metà dei ‘fantamiliardi’ sono stati spesi da Usa e Cina. Circa l’80% delle spese è stato realizzato da soli 15 paesi. Ma andiamo ai dettagli. Stati Uniti 640 miliardi di dollari, il 37% della spesa mondiale. Meno 7,8% alla fine delle avventure “Overseas” in Afghanistan e in Iraq;Russia, ‘solo’ 88 miliardi di dollari, +4,8% per la prima volta dal 2003; in rapporto al pil la spesa è stata superiore a quella degli Usa. L’obiettivo di Mosca è quello di sostituire entro il 2020 il 70% degli attuali armamenti dell’ex Armata Rossa con nuovi sistemi d’arma.

Europa centrale e occidentale

Ma procediamo per area: Europa Centrale ed Occidentale. Tagli da crisi economica, -2,4%, ma sempre l’enormità di 410 miliardi. Purtroppo in Europa, per la prima volta da molti anni si spara. Registrati importanti aumenti in paesi dell’ex area sovietica, come in Ucraina (+16%), Bielorussia (+15%) e in Lettonia (+9.3%). Stupisce il +9% in Svizzera. Tagli super in Spagna (-13%), Albania (-13%), Ungheria (-12%) e Olanda (-8.3%). Altri paesi, come Austria, Belgio, Grecia, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Regno Unito registrano diminuzioni superiori al 10% in termini reali.

Centro e Sud America

In Centro America e area caraibica, si spende di più (6%), 77 miliardi di dollari con aumento concentrati nei Paesi coinvolti nella guerra ai narcotrafficanti, vedi Messico (+5,1%), Honduras (+22%), Nicaragua (+18%) e Guatemala(+11%). In Sud America un moderato +1.6%. Salvo il boom del Paraguay (+33%), e Colombia (+13%), sempre sul contrasto armato alle milizie dei narcos. Singolare la situazione nel Brasile del calcio mondiale, superspenditore in armi col +7% anno dal 2005, che nel 2013 ha dovuto tagliere il 3.9% sulle armi per costruire gli stadi del mondiale.

L’Africa armata

Ma è l’Africa la regione col maggiore incremento, +8.3%, raggiungendo i 44.9 miliardi di dollari. In testa l’Algeria con 10.4 miliardi di dollari: regime militare e la minaccia terroristica islamica nel vicino Mali. Secondo spenditore l’Angola con 6.1 miliardi, +36%. Sia Algeria sia l’Angola la spesa militare in rapporto al Pil si attesta al 4.8%, il valore più alto di tutta l’Africa. Da sottolineare il caso del Ghana, che ha visto raddoppiata la propria spesa ad un livello di 306 milioni di dollari. Forte aumento è spiegato con l’impegno di quello stato nelle missioni di peace-keeping internazionali.

L’Asia rincorre la Cina

La spesa militare dell’Asia è stata di 381 miliardi, l’Oceania 26 miliardi. Gran parte dell’aumento del continente asiatico è della Cina. La spesa di Pechino, circa 188 miliardi di dollari, +7,4%. Un trend che pare più legato alla crescita economica che alle recenti dispute territoriali con Giappone, Filippine e Vietnam. Escludendo la Cina, la spesa asiatica registra un modesto aumento dello 0.9%, che è la solita ‘media del pollo’. Indigestione di polli armati in Afghanistan, +77%, per costituire dal nulla una forza armata, e il +17% delle Filippine certamente prodotto dalle tensioni con la Cina.

Medio Oriente bugiardo e caos

In Medio Oriente incerti anche i numeri. Sul 2013 non sono disponibili i dati su Iran, Qatar, Siria, UAE, e Yemen. L’Ispi azzarda la cifra di 150 miliardi di dollari. I maggiori incrementi proprio in Iraq (+27%); data l’avanzata Isis, soldi all’apparenza mal spesi. Poi Bahrain (+26%) ed Arabia Saudita, che è il maggior spenditore della regione col +14%: armi per suo uso e ad alimentare jihad attorno. Il forte incremento del Bahrain ha a che fare sia con problemi con il vicino Iran, sia con le rivolte di piazza. Il rapporto tra democrazia ed armamenti non ha alcuna coerenza logica.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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