Bilancio ‘Jihad Spa’
I conti dei becchini

Tengono i conti dei morti ammazzati con le zelo di becchini che deve provvedere alle sepolture. Una sorta di ‘Jihad SpA’ guidata da Abu Bakr al-Baghdadi, tristemente nota come ‘Stato Islamico dell’Iraq e del Levante’. Scopriamo che ha alle spalle una vera e propria pianificazione aziendale, con tanto di report finanziari annuali sulle entrate e le spese del movimento e un ufficio stampa che ne cura nei dettagli la comunicazione per trasmettere in Medio Oriente e nel mondo l’immagine di un’organizzazione strutturata, efficiente, disciplinata e capace di attrarre nuovi soci e investitori.

 

Bilancio Isis sito

 

Il dettaglio degli ammazzamenti e dei modi dell’ammazzare -anche questa parte compilata con zelo e attenzione- dà i brividi. Sentite qui: «Omicidi: 1083. Attacchi armati: 336. Attacchi con ordigni: 4465. Azioni con i cecchini: 57. Autobombe: 537. Auto-bombe condotte da kamikaze: 73. Kamikaze con fascia esplosiva: 160. Moto-bombe: 14. Omicidi con pugnale: zero. Prigionieri liberati: centinaia. Totale delle operazioni: 9540». Prontuario sul modo più conveniente dello scannare. Ad esempio desueto uso dei coltelli, troppo tribale ed ecco l’ “Omicidi con pugnale, zero”. Un po’ rammolliti?

 

Ma i numeri forniti su Al Naba, ‘La Notizia’, sono molti altri. 400 pagine sul bilancio 2013 destinato a sostenitori e ‘azionisti’ finito fuori per colpa dell’ Institute for the Study of War. L’ ISIS dichiara di avere 15.000 miliziani, la maggior parte proviene dai Paesi del Medio Oriente: Ma circa 2.000 sono arrivati dall’Europa, principalmente dalla Gran Bretagna. Militanti e soldi. In cassa a fine 2013 oltre 13 milioni di dollari, frutto del contrabbando di gasolio, rapimenti, estorsioni, racket e altri traffici. Solo con l’assalto alla banca centrale di Mosul ha fruttato un bottino di circa 425 milioni di dollari.

 

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Nell’attesa di fondare un califfato islamico con l’applicazione radicale della Sharia in Mesopotamia, l’ ISIS aumenta la sua potenza militare e il fatturato con la conquista dei centri petroliferi del Paese. Quindi l’ ISIS, sfruttando le tensioni che da mesi minano la stabilità del governo sciita del premier Nuri Al Maliki si allea con una miriade di gruppi jihadisti sunniti -tra loro anche il partito Ba’ath dei seguaci dell’ex dittatore Saddam Hussein- e diventa la formazione armata leader tra l’Iraq e la Siria ponendosi come minaccia non solo nel Medio Oriente ma direttamente per  Stati Uniti e Occidente.

 

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