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lunedì 18 20 Novembre19

Calcio corrotto nel pianeta infetto. Dal Brasile al Qatar

Il retroscena dei mondiali di calcio. Insicurezza, corruzione e spreco di denaro pubblico solo per l’avvio della coppa del mondo di calcio in Brasile. La sostanza degli scandali arriverà a palla ferma. Intanto il Qatar degli sceicchi miliardari e tiranni trema per l’inchiesta del Sunday Times

Calcio corrotto nel pianeta infetto. Dal Brasile al Qatar

Calcio corrotto nel pianeta infetto. Dal Brasile al Qatar

Il presidente della FIFA, Joseph Blatter non è particolarmente simpatico da noi dopo la sua assenza alla premiazione dell’Italia campione del mondo 2006 in Germania. Eppure questa volta ha certamente ragione:“È stato un errore decidere di organizzare i Mondiali 2022 in Qatar”. Lo ha detto a un giornalista di un canale televisivo svizzero che gli aveva fatto una domanda sui problemi legati alle alte temperature che si registrano nel Paese del Golfo: circa 50 gradi nel periodo in cui si dovrebbero giocare le partite. E il reporter non aveva affrontato la selva amazzonica brasiliana.

 

Media Day - Final Draw For The 2014 FIFA World Cup

 

Il Brasile è toccato aJoana Havelange, direttore della Commissione organizzativa dei Mondiali che stanno per partire nel Paese carioca. Le accuse sulla gestione della manifestazione: “È già stato rubato tutto ciò che si poteva rubare”. Piuttosto triste. Criticità e corruzione e poca trasparenza nella scelta dei Paesi che dal 12 giugno ospiteranno la coppa del mondo di calcio. Il Brasile ha speso per la realizzazione di nuove infrastrutture, per la costruzione e la messa in sicurezza degli stadi, per le reti di telecomunicazione e per la ristrutturazione degli aeroporti attorno ai 13 miliardi di dollari.

 

Follia col moltiplicatore per Russia 2018 e Qatar 2022. Occhi puntati soprattutto sul Qatar, anche se al momento non ci sono cifre ufficiali. Immaginate che il Paese pretende di risolvere il problema del caldo costruendo stadi dotati di aria condizionata e persino nuvole artificiali! Tanti soldi ufficiali, senza contare quelli che si spendono “sotto banco”. Un’ inchiesta del quotidiano britannico Sunday Times ha puntato il dito contro l’ex funzionario della FIFA Bin Hammam, accusato di aver pagato 5 milioni di dollari alle federazioni calcistiche di Paesi africani per sostenere la candidatura del Qatar.

 

Ma la vera bomba rischia di esplodere in Brasile ad una settimana dal fischio d’inizio dei mondiali. Un recente sondaggio pubblicato dal centro di studi Pew Reserch Center indica che il 72% dei brasiliani è insoddisfatto dell’attuale situazione economica del Paese che pure guida la cordata dei nuovi ricchi, il BRIC, Brasile, India, Cina. Sembra che il calcio non abbia contribuito a produrre, almeno per adesso, i miglioramenti concreti per la qualità della vita dei brasiliani di cui invece ha parlato più volte la presidente Dilma Rousseff. Meno stadi e più servizi pubblici, istruzione e sanità.

 

Mondiali2In Brasile la maggiore preoccupazione rimane la sicurezza, nonostante gli investimenti ingenti effettuati dal governo. Resta difficile prevedere se e quando le manifestazioni promesse dai cittadini bloccheranno le principali strade delle città dove si svolgeranno le partite. Per la presidente Rousseff invece i Mondiali “saranno un successo nonostante i ritardi nella costruzione di alcuni stadi e infrastrutture”. Ovviamente ottimismo d’obbligo alla vigilia. Visto che dal successo o meno dell’evento sportivo dipende una sua possibile rielezione alle presidenziali del prossimo 5 ottobre.

 

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Per il Qatar sono ancora possibili decisioni radicali. Tipo, spostare la data dei Mondiali a dicembre, col caos nei campionati di calcio di ogni Paese partecipante, oppure ritirare la candidatura. In Qatar fanno scandalo le pessime condizioni di lavoro degli operai impegnati a costruire infrastrutture e stadi. Amnesty International ha denunciato che i lavoratori provenienti dal Nepal e dall’India sono costretti a lavorare oltre 12 ore al giorno, senza poter mangiare e, in alcuni casi, persino senza lo stipendio. Secondo l’organizzazione umanitaria prima del 2022 potrebbero morire 4mila lavoratori.

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