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Governo Palestinese
di Unità nazionale.
Speranza o illusione?

Governo Palestinese di Unità nazionale. Speranza o illusione?

Sarà davvero la svolta in casa palestinese attesa dalla storia? Le difficoltà non mancano certo.

Il Governo tecnico provvisorio è formato da 17 Ministri indipendenti guidati dal Primo Ministro Rami Hamdallah mentre Ismail Haniyeh, Premier di Gaza, ha sciolto il suo governo.

Per la prima volta sono state nominate 3 donne: Rula Maaya, Ministro del Turismo, Khawla Shakhshir all’Educazione, Haifa al Agha, di Gaza, agli Affari femminili.

Ma sul fronte interno non mancano attriti.

Hamas ha subito la riconferma del Ministro degli esteri Riad al Malki, gradito al Presidente Mohmoud Abbas e agli USA ma non ad Haniyeh. Al Malki alla fine è stato designato Speaker del Consiglio Legislativo Palestinese.

Gli islamici hanno dovuto rinunciare anche alla formazione di un Ministero per i prigionieri.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina critica la cooperazione di sicurezza con Israele che il giorno del giuramento del nuovo Esecutivo ha ucciso un palestinese a Nablus portando a 60 il numero dei morti dalla ripresa dei negoziati del luglio 2013 a oggi.

Negli Accordi di riconciliazione, non è chiara la posizione di Hamas su tre punti chiave: il riconoscimento di Israele, la rinuncia al terrorismo e l’accettazione degli Accordi firmati dall’ANP fino a ora.

Va anche considerato che dalla ripresa dei negoziati ANP – Israele sino a oggi, dalla Striscia di Gaza sono stati esplosi 150 razzi contro le vicine colonie israeliane anche se non hanno causato né morti né feriti.

 

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Anche sul piano internazionale la situazione è ancora difficile.

Non appare probabile che il Consiglio legislativo palestinese, il CLP possa riprendere l’attività prima delle elezioni politiche e presidenziali, perché Israele impedisce agli stessi parlamentari che ne fanno parte il movimento tra Gaza e Cisgiordania e nella stessa Cisgiordania.

Israele continuerà a trattenere le entrate da tasse e diritti doganali per 100 milioni di dollari al mese di pertinenza palestinese ma ritirati da Israele secondo gli Accordi di Parigi del 1995.

Come continuerà a eseguire raid in tutti i Territori palestinesi e a costruire colonie, mentre l’ultranazionalista Ministro dell’Economia Naftali Bennet sostiene la necessaria annessione a Israele dell’area C, che costituisce il 60% della Cisgiordania.

Non mancano le minacce del Premier Benjamin Netanyahu all’Europa e alla Comunità Internazionale per qualsiasi forma di riconoscimento del nuovo Governo con Hamas.

Restano anche incerte le entrate provenienti da USA, EU e altri Paesi donatori, specie che dopo il colpo di stato in Egitto del 3 luglio 2013 sono venuti meno i finanziamenti da parte di Egitto, Turchia e Qatar anche se quest’ultimo ha promesso di coprire il costo della unificazione ma solo per tempi contenuti.

 

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Per fortuna anche alcuni segnali positivi.

Un importante indicatore di discontinuità con la posizione USA è l’invito del Presidente statunitense al Premier al Malki a recarsi a Washington nel mese di giugno per incontrarlo e assicurargli riunioni con esponenti del Congresso e funzionari governativi.

Costituisce riconoscimento di Hamas, inserito che negli USA e in Europa nell’elenco delle organizzazioni terroriste?

E’ presto per dirlo anche se gli USA promettono di voler continuare la collaborazione con il Governo palestinese.

E’ presto perché finora sono stati i fatti e non le buone intenzioni che hanno scritto questi 47 anni di occupazione israeliana illegittima sotto il profilo internazionale.

Ha avuto valenza straordinaria l’invito del Papa al Presidente Shimon Peres e Mahmoud Abbas per un incontro a Roma, l’8 giugno.

E’ un invito alla conciliazione, al riconoscimento delle ragioni del nemico, alla pace.

Per intraprendere un’altra strada e porre fine ai reciproci massacri.

 

Per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese il tempo non sembra ancora arrivato.

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