lunedì 19 Agosto 2019

Libia della jihad: donna e giornalista rapita e sgozzata

Per Nassib Karnafa la liturgia macabra della follia jihadista. Sgozzata come l’agnello del sacrificio da neo barbari che agiscono nel nome di Allah bestemmiandolo. Era una giornalista della tv libica. Una laica e giovane donna schierata contro le bande armate. E’ stata prima rapita e poi uccisa

alt="Libia della jihad: donna e giornalista rapita e sgozzata"

Libia della jihad: donna e giornalista rapita e sgozzata

Libia della jihad: donna e giornalista rapita e sgozzata. Era nota e aveva successo, ma, peggio, era donna e giornalista. Abbastanza per essere considerata un pericolo e un’offesa alla cultura maschilista di un certo islam. La Libia più barbara dove la guerra per bande tra jihadisti e miliziani continua a imperversare. La giovane giornalista Nassib Karnafa, rapita giovedì scorso, è stata trovata con la gola tagliata, probabilmente vittima dei jihadisti. Il rito macabro della gola tagliata. Sgozzata come l’agnello del sacrificio e come sembra aver insegnato la violenza jihadista che sta attraversando e lacerando la Libia dopo la caduta del regime di Gheddafi.

 

Libia della jihad: donna e giornalista rapita e sgozzata

 

Nassib Karnafa era stata rapita giovedì pomeriggio nella regione di Sabah, a circa 600 chilometri a sud di Tripoli. Stava uscendo dalla redazione dell’emittente Wataniya, dopo una giornata di lavoro, quando qualcuno l’ha sequestrata e uccisa. Il suo corpo è stato rinvenuto ieri con la gola tagliata nella sanguinaria consuetudine degli assassini qaedisti, messaggio sinistramente simbolico per chi è giornalista e donna. Anche se finora non c’è rivendicazione è facile indovinare che Nassib sia stata vittima della violenza jihadista di Ansar al Sharia che squassa da tempo la Libia creduta ‘liberata’.

 

Stessa sorte aveva subito cinque giorni fa Meftah Bouzid, un altro giornalista ucciso Bengasi. Volto televisivo, era noto per le sue posizioni duramente critiche nei confronti dell’estremismo radicale. Corrispondente da Bengasi del canale televisivo privato Libya Li Kullu Ahra, aveva subito due altri agguati nel mese precedente. Anche in questo caso i principali indiziati sono gli estremisti islamici di Ansar al Sharia. Già a febbraio, ben 3 mesi fa, Reporter senza frontiere denunciava più di 20 aggressioni a giornalisti in Libia. Minacce, detenzioni arbitrarie, intimidazioni e attacchi armati.

 

Libia della jihad: donna e giornalista rapita e sgozzata

 

Alcuni reporter sono stati perfino costretti a emigrare di fronte alle minacce di morte ricevute. Caso noto, l’attacco a colpi di Rpg, razzo anticarro, alla casa di Juma Al Usta, proprietario della tv privata Al Aseema. Il terzo attacco contro l’emittente in una decina di giorni, già bersagliato altre due volte a colpi di razzi. Appelli internazionali sostanzialmente inutili che chiedono alle autorità libiche di aprire un’inchiesta su tutti i casi di abusi in un paese in preda all’anarchia. Nel 2013, dati sempre di Reporter sans frontieres, sono almeno 14 giornalisti che sono stati rapiti e uno di loro è stato ucciso.

 

Potrebbe piacerti anche