Libia golpe su golpe Ordine agli americani tornate subito a casa. Washington ha invitato tutti gli americani a lasciare immediatamente la Libia, schierando al largo di Tripoli una nave militare per un’eventuale evacuazione. Pronti numerosi elicotteri per l’eventuale evacuazione del personale diplomatico dall’ambasciata degli Stati Uniti. Pesa la memoria dell’11 settembre 2012 e dell’attacco al consolato americano di Bengasi, che è costato la vita a quattro americani tra cui l’ambasciatore Christopher Stevens. Allerta nella base americana di Sigonella per l’eventuale soccorso con l’uso dei “convertiplani” MV 22 Osprey
In Libia si contano più tentativi di governo che speranze di normalizzazione. Scegli un premier mediando tra le Kabile tribali e le bande armate dei diversi signori della guerra nel simulacro di Parlamento -il Congresso Generale Nazionale- e subito dopo, chi in quella assemblea non era rimasto molto contento, prende le armi e spara sul neo eletto sollecitandolo a prudenti dimissioni spintanee. Il 25 maggio a Tripoli è stata votata la fiducia al premier Ahmed Maetiq, governo numero cinque degli ultimi tre anni. Da perdere il conto. Il giorno dopo l’assalto all’abitazione del premier.
Il 16 maggio c’era stato il colpo di mano del generale Khalifa Haftar. “Operazione Dignità”, era stata chiamata, con l’obiettivo dichiarato “ripulire la Libia dai gruppi terroristici e rimuovere le istituzioni illegittime”, il generale Haftar ha guadagnando sempre più consensi a livello popolare e all’interno delle forze armate e delle istituzioni di Tripoli. Il 19 maggio il premier dimissionario Al Thinni e le milizie di Zintan avevano dato ragione al generale Haftar isolando di fatto Maetiq, nominato primo ministro a inizio maggio al termine di una contestata sessione congressuale.
A questo punto diventa difficile capire che sia il varo golpista e chi rappresenti una qualsiasi forma di istituzione legittima il Libia. Torniamo al generale Haftar: già nel febbraio dello scorso anno aveva provato a destituire il parlamento alla guida di 10mila miliziani. Nei giorni scorsi, Haftar ha invitato l’autorità giudiziaria libica a formare un Consiglio supremo civile per nominare un esecutivo di emergenza e indire le elezioni legislative. Ma il CNG -il Parlamento dei nominati- ha fatto finta di nulla. Nuovo governo non riconosciuto neppure dai separatisti della Cirenaica,
Golpista sarà lei! Accuse e controaccuse. Mentre il presidente del Congresso Generale Nazionale Abu Sahmain, accusa Haftar di colpo di Stato, il generale si è detto “autorizzato” a portare avanti la sua operazione dal vasto sostegno popolare e militare ottenuto. Di sicuro, le elezioni legislative previste per il prossimo 25 giugno non possono certo dirsi confermate, almeno per il momento. È stato lo stesso Haftar a definire “inappropriata” questa data fino a quando le sue truppe non avranno eliminato la minaccia degli estremisti islamisti. E gli americano richiamano a casa i loro.