domenica 25 Agosto 2019

Egitto elegge il generale che già lo comandava

Finito con Bruxelles scendiamo a Il Cairo, altra giornata più di forma che di sostanza. Oggi e domani ai seggi per la lituirgia della democrazia che collocherà il generale del golpe Abdel Fattah Sisi nel ruolo di Presidente sulla scia di altri generali, a partire da Nasser e poi Sadat e Mubarak

Due giorni di voto per le elezioni presidenziali decise dai militari che avevano compiuto il colpo di Stato del 3 luglio 2013 contro il Presidente Morsi e l’intera leadership dei Fratelli Musulmani. Si sana la forma, e il mondo fa finta attorno alla sostanza.
Candidato decisamente ‘favorito’, Abdel Fattah Sisi, già Ministro della Difesa e Generale Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, che ha gestito la deposizione di Morsi e si è candidato a marzo dopo aver presentato le dimissioni.
L’altro aspetto singolare di queste elezioni è che vi è un unico rivale, il nasseriano Hamdin Shabbahi.

Egitto vecchio che vota sito

Visto che non esiste gara, vediamo almeno i molti che corrono per la vittoria certa.
Il candidato Sisi conta sull’appoggio di numerose formazioni con differenti matrici.
E’ sostenuto da movimenti che si autodefiniscono progressisti come i Tamarrod che avevano iniziato le dimostrazioni contro Morsi nel 2013 e ora, pur tra le molte divisioni interne, non reagiscono alla brutale repressione in atto nel Paese.

Sisi è votato anche dai salafiti di Al-Nour che hanno governato l’Egitto con Morsi per poi appoggiarne l’arresto, trarre vantaggio dalla eliminazione dei Fratelli Musulmani ed essere esclusi dalla feroce repressione dei militari.
Ma il maggior bacino elettorale dell’ex generale è quello dei settori industriale ed economico i cui dirigenti sono per la maggioranza alti ufficiali dell’Esercito.

La rete di sostegno formata da esponenti di grande rilevanza politica e mediatica.
L’uomo d’affari Naguin Sawaris, di religione copta e capo del Free Egyptian Party, in sorprendente sintonia con il Tagamoa Prty, già storico partito di sinistra oggi pronto a sostenere la repressione del complotto che sarebbe stato ordito da Morsi e dai Fratelli Musulmani.
L’ex diplomatico e capo della Lega Araba Amr Moussa che si è dotato del neo nato gruppo Conference Party.

Il più antico gruppo liberale del Paese, il Wafd Party.
Un paradosso è fornito dal Nasserist Party che con una imbarazzante svolta non si schiera con il suo ex leader Sabbahi ma a favore dell’ex Ministro della Difesa.
Vero è che Sabbahi lasciò il partito per formare un suo gruppo, Kamara Party, ma in linea coerente con il nasserismo.

Dopo il rifiuto dell’ex candidato presidente del 2012 Mohamed al Baradei, Premio Nobel per la Pace e Segretario Generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, Shabbani ha a favore pochi partiti tra i quali molti indecisi fra il voto e il boicottaggio.
Oltre al Karama Party e al suo altro gruppo Egyptian Popular Current, si schiera al suo fianco il Costitutional Party di El Baradei anche se non compatto con previsione di un 40% di voti assorbito dall’astensionismo (30%) e anche Sisi (10%).

In forse è l’appoggio dell’Alleanza Socialista Popolare e dei Socialisti Rivoluzionari per la posizione assunta in merito alla repressione giudicata troppo arrendevole.
Infine, lo sostiene lo scienziato Amr Hamzawy con il suo Egypt Freedom Party.

Egitto sisi magliette sito

Il blocco del boicottaggio è piuttosto sostenuto.
Si è espresso chiaramente per l’astensione lo Strong Party di Moneim Abl Fothoh, candidato alle presidenziali del 2012 dopo essere uscito l’anno prima dai Fratelli Musulmani e avvicinarsi ai giovani islamisti della Tyar Marsi.
Altrettanto chiara è l’astensione dell’Alleanza Nazionale per la Legittimità formata dalla residuale area dei Fratelli Musulmani che ritengono le elezioni una farsa dopo il colpo di Stato che non intendono riconoscere.
Non voteranno i sostenItori del Movimento 6 Aprile, da tempo censurato da Sisi, e l’ala distaccata del Fronte Democratico 6 Aprile.
Fra gli astensionisti rientrerebbero anche l’Egyptian Social Democratic Party e il The Way of Revolution Front, accreditati di pochi voti.

E’ molto probabile -verrebbe da dire, è certo- che il candidato Abdel Fattah Sisi vinca le elezioni senza dover ricorrere al ballottaggio.

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