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giovedì 19 Settembre 2019

Diversi mondi In tram ad Hong Kong ma arrivando in aereo

‘Un tlam chiamato desidelio.., gioca alla cinese Federico Klausner per tenersi vicino alle attenzioni mondiali sul gas russo venduto a Pechino. E ci racconta Hong Kong vista da bordo di del tram ‘Ding Ding’, per armonia sonora meglio ‘Ding Dong’. Hong Kong e i trenini scatola dei nostri nonni

Un tlam chiamato desidelio…

… Desiderio di esplorare Hong Kong da una prospettiva insolita a bordo di un” Ding Ding”. Come affettuosamente gli abitanti chiamano i loro coloratissimi tram a due piani>.

Alti, corti e sgraziati sembrano una fila di scatolette. Come i trenini che costruivano i nostri nonni, quando per divertirsi univano le scatole di svedesi con uno spago e se le tiravano dietro. Solo che qui non strisciano per terra in una strada polverosa, ma sferragliano tagliando come una lama una delle aree a più alta densità abitativa al mondo. Per Hong Kong sono una vera istituzione che inorgoglisce gli xiangangren – romantico nome degli abitanti di Hong Kong che deriva da Xiang Gang, il nome cinese della città, “porto profumato” e ren “uomo”  – i quali si vantano di possedere la flotta di tram a due piani piu’ numerosa al mondo: 163 vetture.  In esercizio da oltre 100 anni, oggi i tram trasportano 240.000 passeggeri al giorno sui 15 km che uniscono Kennedy Town nel Western District a Shau Kei Wan, villaggio di pescatori nell’estremità’ orientale dell’isola, lungo sei linee in parte sovrapposte che portano a circa 30 km la lunghezza complessiva dei binari. Pur di proporzioni così modeste ciascun tram trasporta 115 persone tra le cinque del mattino e mezzanotte e mezzo, con fermate  ogni 250 metri e una frequenza che nelle ore di punta raggiunge un passaggio ogni minuto e mezzo. Praticamente una fila ininterrotta che, come i carrelli di una miniera, si infila nelle pance dei grattacieli che caratterizzano lo skyline della citta’. Non sono nati con questo aspetto i tram della Manhattan cinese: nel 1904 i primi 26 esemplari erano a un unico piano, “lievitato” a due nel 1912. All’interno le due classi – prima e terza, curiosamente non esisteva la seconda – si fusero in una unica solo alla fine del 1972. Oltre che un mezzo di trasporto i tram sono un fantastico modo per esplorare HK da un punto di vista inconsueto. Basta infilarsi nel tornello posteriore (si sale da dietro e si scende davanti, pagando contemporaneamente il biglietto) e sedersi in uno dei primi posti dell’upper deck perché’ davanti agli occhi si spalanchi la città vista con gli occhi privilegiati di un giocoliere sui trampoli. Il tempo non conta: una volta a bordo delle coloratissime vetture, completamente sponsorizzate dalla pubblicità ci si può rimanere a bordo quanto si desidera, pagando sempre la stessa fare, 2 HK$, con moneta esatta o con l’octopus, l’intelligente carta a scalare per micro pagamenti rimborsabile, di utilizzo diffusissimo e vario, dai bar ai parcheggi ai trasporti. Sai Wan, capolinea occidentale della linea, e’ l’inizio del percorso e della storia, che si respira in un dedalo di viuzze e nei loro profumi, ricordo del fascino della Hong Kong di 100 anni fa. Le medicine e le erbe che costituiscono il principale commercio del quartiere, esposte su un’infinita’ di vassoi in pressoche’ tutti i negozi, sono prese d’assalto dai clienti, alla ricerca di magici elisir. Con l’ingresso nel Central District si cambia secolo e i profumi lasciano il passo al fruscio. Dei soldi, perché’ il distretto è sede delle principali banche e societa’ finanziarie, che stipano i piani degli innumerevoli grattacieli. Qua e la’ resistono pochi edifici di stile coloniale, chiese e templi, tra i quali eleganti mall sono dedicati al concitato shopping degli impiegati in pausa. Le molte vetrine di grandi firme della moda sono la fulminante sintesi di oriente e occidente che anima questo quartiere dal respiro internazionale. Il tram continua a sferragliare regalando scorci di magia. Come quando si addentra in Wan Chai, famoso per la vita notturna e le sue luci, e poi nell’affollatissima Causeway Bay. Hennessy Road brulica di gente che si riversa nelle boutique e negli infiniti ristorantini, in rappresentanza di tutte le cucine del globo, per un mix unico di profumi e vapori. Nel quartiere di Happy Valley i binari sfiorano l’ippodromo che risale al 1846, testimone del passato coloniale inglese, per poi addentrarsi in Tin Hau che, con Fortess Hill e North Point, è un’area residenziale. Prende il suo nome dall’omonimo tempio, risalente al periodo Qing (1644-1912), uno dei piu’ venerati della citta’, dal cui soffitto pendono spirali multicolori di incenso in combustione continua, che danno non poco da fare al custode incaricato alla prevenzione degli incendi. E’ qui che durante il festival d’Autunno sfila per le strade il Dragone di stoffa, lungo ben 67 metri e animato da una schiera portatori. Shau Kei Wan e’ il capolinea orientale. Qui si parla di difesa: da una parte il Museo della Difesa Costiera, costruito per ospitare oltre 400 reperti della storia navale della citta’, dall’altra l’Archivio dei film di kung fu, arte di difesa personale, molti dei quali girati da queste parti, che hanno permesso a Hong Kong di fregiarsi del titolo di Hollywood dell’Asia. Un’ora e venti: tanto e’ durato il tragitto di questo bruco, che ha scavato le sue gallerie nella polpa della Grande Mela d’Oriente. Non resta che investire altri 2 HK$ e tornare indietro, mettendosi in fila disciplinatamente alla fermata, proprio come in Gran Bretagna. Proprio come se il 1997, anno in cui l’isola fu restituita da questa alla madre patria cinese, non fosse ancora del tutto trascorso.

Testo e foto:  Federico Klausner © Latitudeslife.com

Foto storiche: cortesia di Mr. Alan S.K. Cheung

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