Privacy Policy
giovedì 19 Settembre 2019

Libia, colpo di Stato
o antiterrorismo
contro gli integralisti?

Il rituale è quello consacrato dei colpi di Stato. Il colonnello Mokhtar Fernana che ha detto di essere il comandante della polizia militare e di parlare a nome dell’esercito ha annunciato in tv la “sospensione” del Congresso nazionale generale, il Parlamento libico. Ma il nemico è la jihad

Se ci fosse uno Stato, sarebbe un colpo di Stato. Anche la sceneggiatura è classica, quasi da film scontato. Un colonnello che appare in tv e che dice di parlare a nome dell’esercito. E’ educato l’ufficiale e si presenta: colonnello Mokhtar Fernana, comandante della polizia militare. Poi il comunicato: “Noi, membri dell’esercito e rivoluzionari -gli ex ribelli a Gheddafi- annunciamo la sospensione del Cng”, ha detto. Sospensione del Congresso nazionale generale, il Parlamento libico

 

Il governo libico contro cui si sono mosse parte delle banda armate divenute esercito, denuncia che il bilancio degli scontri seguiti all’attacco del Parlamento a Tripoli è di due morti e di 55 feriti. In un comunicato il ministro della giustizia libico Salah Al-Marghani sottolinea che gli scontri di Tripoli “non hanno alcun collegamento reale” con l’offensiva lanciata venerdì dall’ex generale Khalifa Haftar contro gruppi di islamisti radicali a Bengasi, nell’est del Paese, definita un tentativo di golpe.

 

L’Ansa da notizia di blindati e sparatorie ieri a Tripoli fin dentro la sede del Parlamento: un edificio limitrofo dato alle fiamme, numerose autovetture danneggiate, i deputati e i dipendenti costretti a uscire in tutta fretta cercando di evitare carri armati e pick-up pieni di uomini armati ma in abiti civili. La situazione in Libia è degenerata nella capitale, spostando i combattimenti dalla Cirenaica dove Bengasi era finita sotto i bombardamenti aerei delle truppe del generale Khalifa Haftar.

 

Il generale Khalifa Haftar
Il generale Khalifa Haftar

 

Una offensiva scatenato “contro i terroristi” -è stato dichiarato- colpendo le sedi istituzionali che da neanche quindici giorni avevano un nuovo premier. Quell’Ahmed Miitig che era stato nominato per porre fine al caos e all’anarchia ma da molti considerato troppo vicino ai fondamentalisti islamici. Spadroneggiavano una miriade di gruppi fuori controllo ma tutti pesantemente armati. L’attacco con armi pesanti a Bengasi da parte del generale Khalifa Haftar aveva provocato 80 morti e 140 feriti.

 

Non è finora possibile capire se il violento attacco al Congresso nazionale generale sia collegato all’offensiva capeggiata da Haftar nell’est della Libia. Ma il presidente del Parlamento, Nouri Abou Sahmein, lo stesso che ieri aveva gridato al tentato colpo di stato per i bombardamenti aerei su Bengasi, ha attribuito l’operazione proprio ad Haftar. Secondo altre fonti si tratterebbe dei potenti miliziani di Zintan, le brigate che tengono prigioniero il figlio del defunto Gheddafi, Saif al-Islam.

 

Le brigate di Zintan sono note fin dall’inizio della rivolta nel 2011 per la loro decisa opposizione al fondamentalismo islamico. Le brigate hanno mantenuto intatto il loro potere in questi anni e si sono tenute Saif al-Islam Gheddafi. Secondo alcuni osservatori, il possibile collegamento tra le milizie di Zintan e il generale “pensionato” Khalifa Haftar potrebbe essere proprio la lotta all’integralismo islamico che a Bengasi ha la sua punta di diamante nell’organizzazione jihadista Ansar al-Sharia,

 

L’organizzazione jihadista Ansar al-Sharia è stata recentemente inserita dagli Usa nella lista delle organizzazioni terroristiche con più che probabili collegamenti con la rete di al Qaida. Proprio la determinazione anti-qaedista potrebbe essere all’origine del sostegno ottenuto da Haftar da frange dell’esercito che nell’est gli hanno messo a disposizione aerei, elicotteri e armi pesanti. Oltre a un imprecisato numero di alti ufficiali e soldati che si sono autodefiniti “Esercito nazionale libico”.

 

Buoni propositi da parte del generale Khalifa Haftar. “Non molleremo finché non avremo raggiunto i nostri obiettivi”, proclama il generale che non è affatto in pensione. Cioè difendere “il popolo, dai terroristi. Non voglio il potere. Ho solo risposto agli appelli della popolazione stremata da più di tre anni di guerra”. Una Libia non solo stremata ma a pezzi anche economicamente, visto il blocco dei terminal petroliferi e delle esportazioni di quella che era e resta la maggiore ricchezza del Paese.

 

Potrebbe piacerti anche