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venerdì 18 Ottobre 2019

Nella miniera turca
finale di tragedia con
polemiche e rabbia

Circa 300 i morti nella tragedia della miniera di Soma. Ancora dei corpi da recuperare il galleria ancora bloccate da incendi. Nel paese, in lutto nazionale, assieme al dolore cresce la rabbia verso il governo islamico e verso Erdogan a tre mesi dalle presidenziali che lo vedranno candidato

Circa 300 di morti il bilancio finale della tragedia della miniera di Soma, e quel «Circa» ci dà la prova quanto approssimativamente funzionasse quella miniera, senza la certezza di chi era quel giorno in quelle gallerie d’oinferno. Secondo il ministro dell’Energia, per ora i morti sono 284 e in fondo alle gallerie ancora invase dalle fiamme rimangono “al massimo 18 minatori”, che nessuno ormai spera di ritrovare vivi. Ma la cronaca attenta di Francesco Cerri dalla Rurchia narra anche della rabbia che cresce col dolore e la consapevolezza che quella tragedia non stata soltanto fatalità.

 

Nel paese, in lutto nazionale, assieme al dolore cresce la rabbia verso il governo islamico e verso il premier Erdogan, a tre mesi dalle presidenziali che lo vedranno candidato. Sull’iracondo premier altre polemiche, seguito quasi naturale al grave episodio del suo consigliere che colpisce con calci un familiare dei minatori. Questa volta a non controllarsi avrebbe stato lo stesso Erdogan che, secondo quanto denuncia l’opposizione e raccontano diversi organi di stampa, avrebbe insultato e schiaffeggiato un manifestante durante la sua visita a Soma. Una tv mostra immagini confuse.

 

yusuf-yerkel fascista

 

Un filmato diffuso dal quotidiano Sozcu mostra il premier in un supermercato di Soma dove era entrato per sfuggire alla folla urlante rivolgersi contro un giovane contestatore, con un insulto di stampo antisemita. “Dove vai, specie di sperma di Israele”, si sente gridare il premier, che poi allunga un braccio verso il giovane. Le immagini sono concitate, non si capisce se lo abbia colpito o meno. Il filmato mostra poi il ragazzo a terra picchiato dalle guardie del corpo del premier. L’entourage di Erdogan nega con la formula incerta del, “Non ci sono immagini di uno schiaffo”.

 

Ci sono invece, e clamorose, le immagini del consigliere del premier Yusuf Yerkel, sempre a Soma, mentre prende a calci un manifestante tenuto a terra da due militari. Difesa d’ufficio, Yerkel sarebbe stato aggredito e ora -poveretto- sarebbe in congedo malattia per 7 giorni. Forse si sarà fatto male al piede nel colpire ripetutamente a calci il povero cristo che due militari delle forse speciali gli tenevano fermo e indifeso a terra. Questi incidenti hanno alimentato ulteriormente la rabbia nel Paese, quella metà della Turchia laica ed europea -scrive Cerri- da tempo contro il premier islamico.

 

Image: TURKEY-MINE-BLAST

 

Ovviamente le immagini della contestazione di Soma e dei gestacci attribuiti al premier e al suo consigliere sono state censurate dai grandi media vicini al governo. Non è facile quindi capire quali conseguenze sul consenso popolare potrà avere questa nuova crisi di immagine del premier, che ha un suo elettorato fedelissimo e avvezzo agli scandali. Da giorni migliaia di persone sono in piazza per contestarlo, denunciare la carenze della sicurezza a Soma, la complicità del governo con i loro proprietari ‘amici’ del partito islamico. La polizia ha represso con la forza ogni manifestazione.

 

Ma l’immagine soprattutto internazionale di Erdogan esce decisamente danneggiata da questo tragico incidente. Ciò non significa che la sua aspirazione a diventare il presidente della repubblica alle prossime elezioni di agosto, sia ora caduta. La Turchia da interpretare. Un paese da un anno in preda a una rivolta diffusa e costante. Ancora ieri ci sono state decine di arresti, scontri con la polizia, manifestazioni. Tuttavia questo malcontento non riesce a trovare un vero referente politico. Si scontra con la polizia, scende in piazza, ma non si trasforma in una proposta di cambiamento.

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