giovedì 18 luglio 2019

Stop al boia sudanese
salva la cristiana
a morte per la sua fede

La barbarie e il ripensamento: nuovo processo per Meriam Yeilah Ibrahim, condannata in Sudan all ‘impiccagione con l’accusa di ‘apostasia”, l’aver abbandono della religione musulmana per il cristianesimo. La donna è incinta all’ottavo mese e ha un bimbo di 20 mesi con lei in carcere.

Meriam Yehya Ibrahim, la 27enne cristiana incinta di otto mesi condannata a morte per impiccagione da un tribunale sudanese con l’accusa di apostasia, avrà un nuovo processo e la nuova sentenza non prevederà la pena di morte. Lo ha annunciato l’ong ‘Sudan change now’, secondo quanto riferito dall’organizzazione Italians for Darfur. Il giudice aveva inflitto a Mariam anche la pena di 100 frustate per adulterio. A difesa della donna erano scese in campo numerose ambasciate di Paesi occidentali e organizzazioni in difesa dei diritti civili che ne hanno chiesto l’immediato rilascio.

 

Amnesty International ha ricordato che Mariam Yehya Ibrahim è stata cresciuta come cristiana ortodossa, religione della madre, in quanto il padre, musulmano, era assente fin dalla sua nascita. Successivamente la donna si era sposata con uno straniero cristiano, ma il tribunale di Khartoum l’ha condannata anche per adulterio -100 frustate prima dell’impiccagione- perché il matrimonio con un cristiano non è considerato valido dalla ‘Sharia’ e viene per l’appunto considerato un adulterio. Inoltre secondo la Sharia se il padre è musulmano, la figlia è automaticamente musulmana.

 

ORRORE IN SUDAN, CRISTIANA SARA' IMPICCATA PER APOSTASIA

 

Non esistono foto del giudice di Kartoum Abbas Mohammed Al-Khalifa, ma varrebbe la pena vederlo per saper riconoscere un essere indegno che ora mette imbarazzo lo stresso governo di Kartoum. Ebbene, quella indefinibile figura giuridica che doveva applicare la Sharia, la legge coranica sulla vita un’intera famiglia, ha usato una severità disumana che hanno indignato il mondo. Una sentenza di Stato in quel Paese già martoriato dell’Africa che ha imposto la sharia come legge assoluta e vincolante per tutti i suoi cittadini. Se sei sudanese non puoi che essere musulmano.

 

A difesa di Meriam erano già scese in campo alcune ambasciate occidentali a Khartum che hanno chiesto al governo del Sudan “di rispettare il diritto di libertà di religione, compreso il diritto di ciascuno di cambiare la propria fede o le proprie credenze”, un diritto  sancito dai codici internazionale e dalla stessa Costituzione ‘ad interim’ sudanese del 2005. Amnesty International ha definito “agghiacciante” la sentenza, chiedendo il rilascio “immediato e incondizionato” di Meriam. Mobilitazione dei social e una campagna di protesta via Twitter con l’hashtag #meriamdevevivere.

 

Cos’è oggi il Sudan. Il Paese presenta livelli elevatissimi di rischio per la sicurezza personale a causa del clima di estrema instabilità e di conflittualità che interessa diverse regioni, in particolar modo, le aree del Darfur, di Abiyei, del Kordofan Meridionale e del Blue Nile. La storia del Sudan è stata violenta ancora prima dell’indipendenza nel 1956. Poi fu guerra civile tra il Nord musulmano e il Sud afro-cristiano del Paese iniziata nel 1955 e conclusa con l’indipendenza del Sud proclamate nel 2011. Nel 1983, il governo di Al Nimeiry impose al Paese la Sharia.

 

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