• 19 Febbraio 2020

Ecatombe in miniera
La Turchia sconvolta
dice basta a Erdogan

minatori pianti 2

 

400 morti ammazzati mentre lavoravano. Ammazzati dalla lesina sulla misure di sicurezza. La beffa crudele dei “dispersi” per far finta che i morti nella strage in miniera siano un po’ di meno, come se dire di 274 morti e 120 dispersi riducesse il dolore e l’orrore. Ma ora, a far paura dev’essere la rabbia della gente comune che il boom economico quasi cinese della Turchia rampante voluta da Erdogan lo paga in miniere dove si lesinava su tutto. Ed ecco che il premier turco Erdogan è stato nuovamente contestato a Soma da un piccola folla di familiari dei minatori morti nel disastro.

 

Secondo Hurriyet online il Premier era stato accolto da fischi e da urla di «dimissioni» all’uscita da una conferenza stampa, ed è stato messo al sicuro dalla sue guardie del corpo che lo hanno spinto verso un vicino supermercato dove è rimasto alcuni minuti in attesa che l’atmosfera si calmasse. Dopo una precedente contestazione gli agenti avevano tolto la targa con il numero «0002» che indica l’auto presidenziale che prima era stata presa a calci dalla folla. I body guard se la sono presa con il parente di una delle vittime, gettato a terra e picchiato. L’episodio ha fatto esplodere la rabbia.

 

minatori protrste sito 600

 

Scontri e proteste divampano in tutta la Turchia, soprattutto ad Ankara e Istanbul. “A Soma non è stato un incidente, ma un massacro della privatizzazione”, ha denunciato il segretario del Partito dei Lavoratori Hasan Basri Ozbey. L’opposizione aveva chiesto una commissione d’inchiesta sui troppi incidenti registrati a Soma. La proposta era stata bocciata il mese scorso dal partito islamico Akp di Erdogan, che ha la maggioranza assoluta in parlamento. Le autorità avevano condotto 4 ispezioni negli ultimi due anni elogiando i dispositivi di sicurezza. Nei fatti è stato l’inferno.

 

Prima ricostruzione sulla della strage. Una sequenza di non funzionamenti che hanno trasformato i pozzi in una camera a gas. Trasformatore che si incendia, fiamme fuori controllo, ventilazione che non funziona e un black out elettrico che ha bloccato gli ascensori. Le gallerie bruciano ancora -raccontano i soccorritori ormai ridotti al ruolo di becchini- producendo monossido di carbonio, il veleno che ha ucciso la maggior parte dei minatori intrappolati. I sindacati puntano il dito contro le privatizzazioni “selvagge” attuate dal governo islamico, a beneficio, dicono, di imprenditori amici.

 

minatori soccorsi

 

Il proprietario della miniera di Soma, ricorda Hurriyet, si è vantato nel 2012 di avere ridotto da 130 a 24 dollari il costo di una tonnellata di carbone dopo la privatizzazione. Questo, fra l’altro, fabbricando in casa appunto i trasformatori, tagliando in ogni modo il costo del lavoro. Forse la sicurezza. La Turchia è oggi il Paese dell’area europea con il tasso più alto di incidenti sul lavoro. Il premier turco ha cercato di minimizzare l’accaduto affermando che i disastri nelle miniere sono “usuali”, citando però disastri dei secoli scorsi. Improntitudine che ha gettato benzina sul fuoco.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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