giovedì 23 maggio 2019

Ricatto Boko Haram
Scambio di prigionieri
per salvare la rapite

Gli islamisti che operano in Nigeria hanno diffuso un nuovo video: per liberare le 200 ragazze rapite vogliono i loro militanti scarcerati. Un folle scambio di prigionieri con le studentesse ostaggio. Si muovono anche Stati Uniti e Unione europea ma non è facile trovare una soluzione

Sono nascoste molto probabilmente nella Foresta di Sambisa, un’area di ben 60mila chilometri quadrati nel nordest della Nigeria, le oltre 200 studentesse nigeriane rapite dal gruppo terroristico Boko Haram quasi un mese fa. “Si sono convertite all’Islam” annuncia in un nuovo filmato su Youtube, il folle leader del gruppo Abubakar Shekau, quello che aveva minacciato di venderle come schiave ora sproloquia per 17 minuti chiedendo come riscatto il rilascio di tutti i detenuti di Boko Haram nelle carceri nigeriane. Operazione di una crudeltà inimmaginabile ma di indubbia efficacia.

 

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Colpo mediatico planetario dei terroristi islamici che infestano la Nigeria. Orrore e attenzione del mondo, compresa Michelle Obama che ha occupato il tradizionale spazio televisivo del marito nel sabato sera, per lanciare l’appello “Bring Back Our Girls”. Un clamore anche contro le esitazioni del governo della Nigeria che ora dovrà forse scendere a patti e ottenere la liberazione delle rapite se vuole evitare che nel suo Paese arrivino corpi speciali e i soldati di uno o più Paesi occidentali. Una attenzione planetaria che esalta forse il folle Shekau ma che prima o poi gli si rivolterà contro.

 

Da cosa nasce tante ferocia? Sappiamo che il nome ufficiale del gruppo terroristico è “Jama’atu Ahlis Lidda’awati Sunna wal-Jihad”, che in arabo significa “persone impegnate nella diffusione degli insegnamenti del Profeta e del Jihad”. Obiettivo, istituire la Sharia in Nigeria. Poi arriva il nome abbreviato di Boko Haram, “l’educazione occidentale è peccato”. Quindi la guerra ai luoghi di cultura e di fede occidentali e cristiani, come appunto chiede, scuole, collegi e università. Luoghi impuri, secondo Boko Haram, perché l’unica istruzione possibile è la memorizzazione del Corano.

 

Negli anni Novanta il gruppo è impegnato solamente negli studi religiosi. Ma è l’arretratezza delle condizioni sociali della Nigeria a produrre la trasformazione, sostiene in una sua interessante analisi LookOut. E Boko Haram diventa espressione di un Paese drammaticamente diviso tra il meridione ricco di petrolio, e il settentrione povero, sottosviluppato e malgovernato da politici corrotti. Facile far credere che tutti i guai della Nigeria -compresa l’elevata corruzione della classe politica- dipendano dall’influenza negativa dei valori occidentali cristiani, considerati “fonte di peccato”.

 

Boko capo nuitida grande

 

Nel 2002 i Boko Haram, guidati da Mohammed Yusuf, passano alla fase armata. Nel luglio 2009 il gruppo lancia una massiccia offensiva negli stati settentrionali del Paese. In cinque giorni di scontri muoiono circa 700 insorti e Yusuf, catturato, viene giustiziato sul posto. Il nuovo capo diventa il teologo e braccio destro di Yusuf, Abubakar Shekau, l’invasato delle rivendicazioni via You Tube. Con lui si passa a veri e propri attacchi terroristici. Shekau si dichiara seguace del leader di Al Qaeda, Ayman al- Zawahiri. Sul campo, l’anarchia di gruppi e sottogruppi di terroristi e predoni.

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