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venerdì 18 Ottobre 2019

La fuga-beffa di Arwa
la terrorista saudita
ai vertici di Al Qaeda

L’Arabia Saudita ammette la beffa subita. Arwa Baghdadi, terrorista moglie di terrorista in carcere e sorella di terrorista ucciso è riuscita a fuggire nello Yemen beffando -lei donna- le mille polizie del regno più repressivo al mondo dove Arwa era agli arresti domiciliari. Sentite che storia.

L’inizio della storia, o della leggenda, secondo i punti di vista, avviene nel dicembre 2010. E’ allora che il fratello di Arwa, Muhammed, viene ucciso nella capitale saudita in un raid durante un’operazione contro dei sospetti accusati di reclutare giovani pronti ad azioni terroristiche.

L’anno precedente, Arwa era stata la prima donna saudita a fuggire dal Paese senza un regolare permesso.

Con l’aiuto dell’amica Hola al Qasair, Arwa aveva raggiunto il marito Said Al Shiri nello Yemen. Hola, l’amica complice, ritenuta militante di Al Qaeda viene arrestata.

Ad Arwua tocca poco dopo. Ritornata in Arabia Saudita, è processata e condannata per il suo coinvolgimento nel nucleo definito dalle Autorità “gruppo deviante”, per indicarne la vicinanza con gli ambienti terroristi.

Arwa viene detenuta nel carcere di Hair della capitale e ne esce in libertà provvisoria, affidata alla famiglia.

La sua radicalizzazione è ormai compiuta.

 

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Arwa diventa nota dopo la divulgazione di messaggi sui social network per istigare i giovani ad abbracciare la strada della lotta armata contro i nemici “vicini”, nel loro Paese, e “lontani”, contro gli Occidentali che occupano le terre dell’Islam.

Dal gennaio 2014, Arwa non posta più messaggi e molti si interrogano su quella ragazza.

Sebbene si fosse imposta il silenzio sui social network, la donna ha poi reso noto con fierezza la sua fuga in Yemen e ha smentito le informazioni circa un suo eventuale arresto da parte delle forze saudite.

Va ricordato che Arwa faceva parte della lista che il negoziatore di Al-Qaeda aveva presentato durante le trattative con l’ambasciatore saudita nello Yemen, come scambio di prigionieri per il rilascio del diplomatico saudita rapito, Abdullah al-Khalidi.

 

La donna -abbiamo visto- era già fuggita una prima volta in Yemen nel 2009 per raggiungere il marito Said al-Shihri. Da quel momento, Arwa è divenuta la prima donna saudita espatriata illegalmente, coinvolta con Al-Qaeda e ritenuta la donna più pericolosa dell’organizzazione.

Prima della sua seconda e probabilmente definitiva foga dal regno dei Saud, risulta fossero state programmate delle udienze giudiziarie che -arrivando a sentenza- avrebbero potuto trasformare gli arresti domiciliari in carcere vero.

La svolta femminile di Al Qaeda come fenomeno sino a ieri sconosciuto e tutto da valutare con estrema attenzione.

Si tratta della terza donna di al Qaeda che dall’Arabia Saudita è fuggita in Yemen: prima di lei hanno seguito lo stesso percorso che porta per i monti che dividono i due paesi arabi Wafa al Mohammed Yahya nel 2006 e Wafa al Shihri, moglie del leader di al Qaeda Said al Shihri.

 

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Arwa Baghdadi era stata individuata dalla polizia di Riad come uno dei capi di una nuova cellula che si stava costruendo nel paese. La prima scoperta in Arabia Saudita con collegamenti diretti alle milizie qaediste dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria, l’Isis.

La cellula sgominata dava molta importanza all’invio di persone e armi in Yemen. Una delle priorità era il creare una via di fuga alle donne saudite attraverso il confine meridionale. E’ così che sono fuggite le mogli di molti terroristi.

Il gruppo era riuscito a riunire un gran numero di seguaci tramite Facebook ed era presente sul web attraverso diversi siti internet. Aveva, secondo la ricostruzione delle autorità di Riad, diverse basi in Yemen, ma soprattutto forti legami con le milizie qaediste dell’Isis in Siria.

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