giovedì 18 luglio 2019

Vittoria sul nazismo
La memoria russa
Dimenticanze d’altri

Tradizionale parata della Vittoria in piazza Rossa per ricordare il trionfo dell’Unione sovietica nella Seconda guerra mondiale. 11mila militari e un campione degli armamenti più sofisticati di quella che fu l’Armata Rossa. Esibizione di muscoli. Putin a Sebastopoli nella Crimea tornata russa

E’ il giorno della Vittoria sovietica sulle forze naziste e il presidente Vladimir Putin, dopo essere intervenuto alla tradizionale parata delle forze russe, è volato a Sebastopoli, nella Crimea tornata alla Russia. 70esimo anniversario della liberazione della città di Sabastopoli dai nazisti. Almeno 150 mila persone alla parata storica. Particolarmente applauditi i militari della flotta russa del mar Nero. Decisamente più modesta la folla a Kiev, in Ucraina: 3mila persone ad un corteo organizzato dal partito comunista e dal partito delle Regioni del deposto presidente ucraino Victor Ianukovich.

 

Toni fortemente nazionalisti da parte di Putin nel corso della sfilata delle truppe sulla Piazza Rossa. “Siamo orgogliosi di voi”. Una festa patriottica che diventa assieme esibizione di forza e raccolta di consensi interni. Pesano l’annessione della Crimea e la crisi con l’Ucraina. “Il 9 maggio è e rimane la nostra festa più importante”, ha detto ancora il presidente russo. “E’ il giorno del nostro trionfo nazionale, del nostro orgoglio, ma anche un giorno di lutto e perpetuo ricordo”. Poi una promessa ai reduci di guerra, “Non vi deluderemo, ci prenderemo cura della Russia, della sua storia gloriosa”.

 

Toni di opportunità che comunque non rassicurano gli interlocutori internazionali coinvolti nella crisi ucraina. Già nei giorni scorsi la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva criticato l’intenzione del presidente russo di recarsi a Sebastopoli per il Giorno della Vittoria. “Penso che sarebbe un peccato – aveva detto – se questo giorno venisse usato per tenere un parata in quell’area di conflitto”. E in un’intervista concessa ieri sera, il premier ucraino nominato dalla Maidan, Arseny Yatsenyuk, aveva ovviamente parlato di “provocazione”. Parole mentre si preparano passaggi decisivi

 

I duri di Donesk e dell’est dell’Ucraina non intendono rinviare il referendum sull’indipendenza della regione previsto per domenica. Non è valso neppure l’invito di Putin a ritardare il voto per garantire le condizioni necessarie e per un dialogo con il governo di Kiev. Probabilmente Mosca voleva prendere le distanze dalle frange più estremiste dei separatisti. O, sospettano i più maliziosi, Washington e Kiev per primi, i filorussi dell’Ucraina avrebbero concordato col Cremlino questa strategia. Nei fatti, seggi elettorali già allestiti e schede pronte per essere distribuite agli elettori.

 

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