giovedì 18 luglio 2019

Diversi mondi
Guadalupa
Antille francesi

Dopo una domenica di pausa per santificazioni papali, Federico Klausner ci porta sull’isola caraibica a forma di Farfalla. Dove speriamo non giochino a calcio. Eccola: “Come una farfalla verde posata su un oceano blu, l’isola di Guadalupa galleggia con le sue sorelle nell’incanto dei Caraibi”

Una serigrafia di Andy Warhol ma a colori invertiti: una farfalla dalle ali verdi posata sul blu del mar dei Caraibi, anziché blu su una vegetazione verde come l’incantevole  morpho  amazzonica. Ma incantevoli lo sono ugualmente.


Come una farfalla verde posata su un oceano blu, neppure fosse una serigrafia di Andy Warhol, l’isola di Guadalupa galleggia con le sue sorelle nell’incanto dei Caraibi.


A guardarla dall’alto, circondata dalle sorelline, l’isola di Guadalupa appare proprio come una farfalla con le ali spiegate su un bouquet di fiori. A colori invertiti: una farfalla dalle ali verdi posata sul blu del mar dei Caraibi, anziché blu su una vegetazione verde come l’incantevole morpho amazzonica. Ma incantevoli lo sono ugualmente.


Distese tra Antigua e Barbuda, Montserrat (GB) e Dominica, sono parte dei Dipartimenti d’Oltremare, terra di Francia a tutti gli effetti, che l’Oceano Atlantico separa dalla madrepatria. Insieme a Guadalupa, da cui prende il nome, all’arcipelago appartengono le isole minori di Les Saints, Marie Galante e La Désirade, disposte a sud, proprio come fiori su cui la Grande Farfalla sta per posarsi. In realtà fino al 2007 avrebbe avuto una scelta più ampia, dato che all’arcipelago appartenevano le isole Saint-Barthélemy e la parte settentrionale di Saint-Martin, cui una legge francese ha accordato lo status di collettività d’oltremare rinominandole Collettività di Saint-Barthélemy e Collettività di Saint-Martin. La sforbiciata di 850 km, tale era la distanza delle due comunità da Guadalupa, è servita a riunire questi chilometri quadrati troppo sparpagliati, fluttuanti in un sogno lontano. Non è che la riduzione di una settantina di essi abbia cambiato drammaticamente le cose: ora ne restano circa 1800, di cui Guadalupa con 1400 fa la parte del leone, classificati dall’UNESCO Riserva della biosfera.

Al di là di quanto le accomuna e cioè lo splendido mare, le spiagge da cartolina bordate da palme o sferzate dai venti atlantici, una natura tropicale, a tratti selvaggia e inarrestabile favorita da una temperatura costante di 28°, la cultura, le tradizioni creole e la storia coloniale, ogni isola ha le sue particolarità.


Isola di Guadalupa

La farfalla ha due ali assai diverse tra loro per paesaggio: a est Grande Terre è quasi piatta, poco più di 100 m. il suo rilievo più alto, e di origine corallina. Il suo clima è abbastanza secco e senza corsi d’acqua, se si eccettuano alcune paludi. Il territorio è coperto da diffuse coltivazioni di canna da zucchero, soprattutto a nord, che hanno soppiantato la originaria savana. Le spiagge bianche e l’acqua cristallina si trovano sud tra Gosier e La Moule, fino al promontorio roccioso di Pointe des Châteaux, dove sorge la maggior parte degli insediamenti turistici. 40% della superficie dell’isola è occupato dal Parco Nazionale di Guadalupa, attraversato da 200 km di sentieri, che conta 300 specie di piante, 270 di felci e un centinaio di orchidee, sotto un cielo solcato da uccelli dal piumaggio brillante e pipistrelli della frutta. Anche il mare è protetto: la riserva naturale del Grand Cul-de-Sac Marin copre diverse zone marine e litoranee tra la Grande Terre e la Basse Terre e include le Ilets de Petite-Terre, mentre la Réserve Cousteau abbraccia le Ilets Pigeons.


A ovest di Grande Terre, e ad essa legata a da un istmo lungo 5 km e largo al massimo 200 m, è Basse Terre, più estesa della prima (850kmq contro 580), montagnosa e vulcanica nella sua parte occidentale, con il picco più alto nel vulcano La Soufrière (1467m.), coperta da una natura lussureggiante e verdissima. Qui si può dire che si scelga la spiaggia in funzione del colore del costume. E non è una esagerazione: al nord, affacciata sul Mar dei Caraibi, tra Sainte Rose e Pointe Noire, è allineata una fila di grandi spiagge chiare o rosate, mentre al sud, tra Bouillante e Petit Bourg, vi sono spiagge più selvagge, con sfumature che variano tra il grigio e il nero, che raccontano dell’origine dell’isola. La foresta tropicale copre quasi il 60% di Basse Terre ed è stata in parte soppiantata dalle coltivazioni di banane e canna da zucchero. Più in alto la foresta pluviale sempreverde con il suo inestricabile intreccio di felci, liane e rampicanti. Molte delle specie vegetali presenti oggi in Guadalupa sono state introdotte. Le palme da cocco e i flamboyant che come dice il nome si accendono di rosso in stagione, provengono dal Madagascar, come l’albero del viaggiatore e le buganvillee sparse sull’isola come colorati coriandoli a carnevale. Anche degli animali autoctoni ne restano pochi: i fenicotteri rosa, gli splendidi ara viola e i lamantini, cetacei che pascolavano sul fondo dei fiumi, hanno lasciato spazio alle specie importate tra cui il procione, la mangusta introdotta dall’India per ridurre la popolazione di ratti, pipistrelli oltre a un considerevole numero di roditori e affini. Curiosamente sull’isola non ci sono serpenti e i rettili sono rappresentati da innocue iguane, lucertole, rane, gecki e rospi. Guadalupa ospita molte varietà di uccelli, stanziali, stagionali o migratori, tanto nei giardini, ronzanti di coloratissimi colibrì, quanto nella foresta dove il ronzio si trasforma nel ticchettio del picchio della Guadalupa, o lungo i litorali dove dominano aironi, trampolieri, sterne e l’aquila pescatrice (gli-gli).


Marie Galante, a circa 30 km dalla Guadalupa, con i suoi 158 kmq è la terza isola per dimensione dell’arcipelago. Con un diametro di circa 15 km, ha caratteristiche paesaggistiche simili al nord della Grand Terre: piatta, secca, ventosa, tanto da essere chiamata l’isola dei cento mulini (106 per la precisione) e offre straordinari paesaggi di verde , bianco e blu. E’ quasi completamente coltivata a canna da zucchero con scampoli di arbusti, cactus e agavi. Sull’isola c’è una decina di spiagge considerate tra più belle dell’arcipelago, come la plage du Vieux Fort o Anse Moustique, location predilette per spot pubblicitari. In parte si trovano sulla costa atlantica, rinfrescate dal vento e protette dalla barriera corallina, in parte Sottovento sul più placido lato caraibico, ma tutte orlate di palme, tanto da rendere superfluo l’uso dell’ombrellone. Per i sub qui si trovano alcune delle immersioni più belle, in compagnia di delfini, barracuda, tartarughe, pesci angelo, pappagallo e razze.



La Désirade è poco più di un grande scoglio (23 kmq) a 10 km da Guadalupa. Battuta dai venti atlantici, che ne seccano la terra, nella parte settentrionale è il rifugio di iguane, che coabitano l’isola con gli umani radunati invece lungo le sponde meridionali, dove si trovano meravigliose spiagge come Souffleur. E’ l’isola più autentica e naturale dell’arcipelago, meta di turisti in fuga dalla pazza folla e di sub, che lungo il litorale sud trovano siti di immersione dai fondali selvaggi e incontaminati e pesci di grande taglia. Tra la Désiderade e Marie Galante si trovano Les Ilets de Petite Terre, riserva naturale e micro arcipelago corallino di due sole isole, Terre de Bas et Terre de Haut. Un piccolo paradiso abitato solo da due guardiani e dalle iguane, che si godono in tranquillità le spettacolari spiagge.

Les Saintes, a circa 15 km dalle coste della Guadalupa, è un altro mini arcipelago di 9 isole di cui due principali e abitate, Terre de Haut e Terre de Bas che misurano insieme 13 kmq e contano 3000 abitanti.

L’arcipelago è famoso per essere stato scoperto da Cristoforo Colombo nel 1493 e, ai giorni nostri, per la stupenda baia di Anse du Bourg, su Terre de Haut, classificata la terza al mondo per bellezza, che ricorda Rio de Janeiro con il suo Pan di Zucchero. Terre de Haut accoglie la maggior parte dei turisti con un susseguirsi di piani, colline basse ripide e baie tropicali di sabbia chiara, mentre Terre de Bas presenta rilievi rocciosi che scendono a picco nel mare e pochi punti d’accesso alla costa. Sott’acqua è un paradiso per i sub con siti di immersione tra i più belli di Guadalupa, primo tra tutti Le Sec-Paté, famoso in tutti i Caraibi.


Isole dall’aspetto così differente sono però accomunate dalla loro cultura creola – fusione di elementi europei africani, asiatici e caribici, gli antichi abitanti delle isole scomparsi con la colonizzazione – impronta di chi ne ha segnato la storia: neri e meticci, discendenti degli schiavi africani, indiani, impiegati nelle piantagioni dopo l’abolizione della schiavitù, béké, discendenti dei primi coloni francesi, libanesi e siriani dediti soprattutto al commercio e metropolitani, i francesi della lontana madrepatria . Questo melting pot di razze diverse ha sviluppato una cultura propria che ha investito i diversi aspetti della vita e resiste alla modernità. Come le credenze che vedono un mondo immaginario ancora popolato da zombie, diavoli, diavolesse e spiriti vari. Leggende e superstizioni resistono nei gesti quotidiani, nelle ricorrenze religiose e nei riti funebri, sovrapposte alle feste cattoliche come il Natale che è molto sentito. Tradizioni ancora vive sono il combattimento dei galli e il concorso dei buoi da tiro.


Un fattore aggregante è la cucina creola per la varietà di sapori, profumi e colori, che ripercorre la storia della colonizzazione di Guadalupa. Le spezie indiane, la forza dei sapori africani, la raffinatezza francese e le tradizioni amerinde hanno dato vita a una cucina originale, dai gusti forti, basata su piatti costituiti generalmente da una sola portata di carne o pesce molto ricca e accompagnata da verdure e riso, anche se ora nei luoghi più turistici viene reinterpretata come nouvelle-cuisine o cuisine evolutive e affiancata dalla cucina europea, asiatica e americana. Ma lontano dai centri turistici la cucina torna a essere autentica con i suoi colori e profumi di spezie che invadono l’aria e le bancarelle dei mercati locali: una gioia per gli occhi e il palato. Oltre al bouquet garni, un mazzetto di sapori composto da aglio, cipollotti, prezzemolo e timo, si fa largo uso di peperoncino, cannella, noce moscata, cumino, vaniglia e zenzero. In onore del grande navigatore genovese è stato creato il colombo, un mix di coriandolo, peperoncino, zenzero, cumino, pepe nero e riso tostato, macinati eridotti in una polvere molto simile al curry indiano, usata per piatti di carne o pesce che ne prendono il nome (colombo di poulet, colombo de cabri). Anche i vegetariani non sono costretti al digiuno: il clima simile a quello di una serra offre una varietà incredibile di frutta e verdura in un’esplosione di colori, forme e gusti. Ananas, cocchi, banane di ogni tipo, lime, agrumi, passion fruit, maracuja, manghi, guajaba, legumi, manioca, patata dolce e cristophine sono solo alcuni dei prodotti più diffusi.


A Guadalupa la sera si scioglie nel ritmo di danze che, storicamente, erano i soli mezzi di trasmissione della cultura creola al tempo della schiavitù. Parte importante del patrimonio tradizionale è il Gwo Ka, danza di origine africana scandita dai canti dei lavoratori accompagnati da soli tamburi, anche se oggi qualche strumento occidentale si infiltra per una versione più soft. Se lo Zouk, simile al lento europeo, lanciato negli anni ’80 dai Kassav è più contaminato con altri ritmi caraibici, più tradizionali sono la Beguine, simile alla rumba, nata negli anni’30 e ripresa negli USA da Cole Porter e, incredibile, la Quadriglia traccia indelebile della colonizzazione europea rivisitata nel caribe.

La notte che cala ha il sapore del ti-punch, il cocktail a base di rhum, lime e sciroppo di zucchero di canna dolce e forte come queste isole. E infatti il rhum ne è uno dei prodotti più apprezzati. In genere per il ti-punch si usa il rhum agricole, ma la ricetta è variabile: lo si può sostituire con il rhum bianco, più industriale e povero di aroma, lo sciroppo di zucchero con dello zucchero e il lime con altri frutti. E per i puristi che vogliono il bacio della buona notte, la dolcezza arriva in un bicchierino di agricole vieux, rhum ottenuto distillando il solo succo di canna fermentato e invecchiato per almeno tre anni in piccole botti di rovere.



Testo di Federico Klausner | Foto di Vittorio Sciosia © LATITUDESLIFE.COM   RIPRODUZIONE RISERVATA

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