• 24 Febbraio 2020

La Cortina di Ferro
nell’informazione
sulla bomba Ucraina

Una telefonata brusca quella tra il capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov e il segretario di Stato Usa John Kerry. In Cremlino agli Usa: «Usate tutta la vostra influenza per costringere Kiev a cessare immediatamente le azioni belliche nelle regioni sud-orientali ucraine, a ritirare le truppe e a liberare i partecipanti alle manifestazioni di protesta». Forse la seconda parte della richiesta risulta eccessiva, ma il senso politico complessivo è chiaro e persino ragionevole: “Caro Obama, vedi di calmare quei matti che i tuoi hanno messo al potere a Kiev perché qui ci cacciamo in una guerra».

 

Dmitri Peskov, portavoce di Putin, fornisce l’elemento più preoccupante. «Mosca ha perso la sua influenza sulle forze di autodifesa del sud-est ucraino e non può risolvere la situazione da sola. Mosca non sa ancora come rispondere alla crescente violenza in Ucraina -ammette il portavoce-questo elemento è assolutamente nuovo per la Russia». L’Ue per una volta è colta dal dubbio e chiede che sulla strage di Odessa venga svolta “un’inchiesta indipendente per assicurare alla giustizia i responsabili di questi atti criminali e non venga utilizzata per alimentare nuove violenze”.

 

In questa situazione, il Cremlino ha definito assurdo parlare di elezioni in Ucraina, sia i referendum separatisti sia le presidenziali con cui Kiev vorrebbe legittimare il Maidan. «Dopo quello che è successo a Odessa, sullo sfondo dell’aperta spirale di conflitto nel sud-est del Paese, non capiamo di che elezioni stanno parlando Kiev, le capitali europee e Washington», ha sottolineato Dmitri Peskov, portavoce di Putin. La palla diplomatica lanciata da Moca vola alta e attende ribattuta: fermiamoci prima del baratro. Stop ai referendum separatisti e rinvio delle elezioni inquinate dagli squadristi.

 

Ma torniamo a casa. Singolarmente la vicenda Ucraina ha sollecitato tifoserie ‘filo’ e ‘anti’ che anche noi ritenevano superate. Errore. La stessa “Grande stampa” c’è caduta. Leggi la tragedia Odessa come vuoi, ma alcuni fatti sono ormai certi (lo erano da quasi subito). Squadre di Pravy Sektor “Settore Destro” a fronteggiare una parte della popolazione di Odessa russa, russofona o filorussa. La polizia della città sul Mar Nero ha lasciato fare per ore. C’è l’orrendo rogo e invece di scatenare i reporter per cercare di capire cosa e chi ha causato il macello c’è la corsa a sopire, attenuare, falsare.

 

C’è chi retoricamente si chiede cosa avremmo scritto nel 2011 se i miliziani di Gheddafi avessero assediato decine di manifestanti fino a farli bruciare vivi. Giornalismo vaselina per l’Ucraina. Morti e incendio “legati ai disordini tra manifestanti filo russi e sostenitori del governo di Kiev” per il Corriere. “Scontri tra separatisti e lealisti a Odessa”, su Repubblica, che poi pasticcia tra bruciati e uccisi da colpi sparati da non si sa chi contro chi. Ma è l’Unità a fare peggio rovesciando i fatti. La sede del sindacato è stata bruciata dai separatisti filo-russi che si sono fatti abbattere due elicotteri!

 

Non soltanto giornalismo-soffietto o giornalismo omissivo, ma addirittura il giornalismo degli stupidi e incapaci che rovesciano a fatti. Interessante la versione quasi anglosassone da parte russa che di solito -anche lei- non brilla per oggettività e verifica delle fonti. «Almeno 38 attivisti antigovernativi sono morti nell’incendio della Camera del Lavoro di Odessa a seguito del soffocamento per il fumo o dopo essere saltati dalle finestre dell’edificio in fiamme, ha riferito il ministro dell’Interno ucraino. L’edificio è stato dato alle fiamme dai gruppi radicali pro-Kiev». Neppure un aggettivo. Solo fatti.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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