martedì 16 luglio 2019

Chi gioca col fuoco
nell’Ucraina ostaggio
tra Russia e Europa

L’attualità dell’orrore rincorre i tentativi di pausa, di ragionamento. Trentotto persone morte a Odessa nell’incendio della “Casa dei sindacati. Fiamme dolose appiccate dalle frange più radicali dei sostenitori del Governo di Kiev. Nell’edificio si sarebbero rifugiati i filorussi dopo gli scontri in città. Secondo alcune fonti russe, alcuni dei filo- russi si sono lanciati dalle […]

L’attualità dell’orrore rincorre i tentativi di pausa, di ragionamento. Trentotto persone morte a Odessa nell’incendio della “Casa dei sindacati. Fiamme dolose appiccate dalle frange più radicali dei sostenitori del Governo di Kiev. Nell’edificio si sarebbero rifugiati i filorussi dopo gli scontri in città. Secondo alcune fonti russe, alcuni dei filo- russi si sono lanciati dalle finestre per sfuggire alle fiamme: e sopravvissuti alla caduta, sarebbero stati circondati e bastonati dagli estremisti filo-Kiev. Altri 12 morti nella battaglia di Slaviansk tra esercito e ribelli filo russi. Scenario da guerra civile già visto all’opera in Jugoslavia.

 

Qualcuno sembra voler giocare alla terza guerra mondiale. Senza memoria di come finirono le prime due, o forse con livori ereditati da allora per vendicare strani conti con la storia. Operazione “antiterrorismo” contro dei civili ribelli ordinata dalle improvvisate autorità ucraine al potere dopo la loro vittoriosa rivolta armata sulla Maidan. Soltanto che loro, i Ribelli numero1, ora usano carri armati ed elicotteri da combattimento contro i Ribelli numero2. La differenza istituzionale tra le parti in conflitto non esiste -forze ribelli che si sono armate a rivendicare soluzioni politiche da loro sostenute- ma vale il distinguo tra “Buoni” a Cattivi” per pura e semplice tifoseria. L’occidente ha benedetto e forse prima aveva “aiutato” quei manipoli di “civili” tanto combattivi, inquadrati e tardo nazisti a far montare e inquinare la protesta a Kiev. Ognuno è libero di scegliere gli amici che ama ma così si identifica a sua volta. Mosca, che non è fatta di tenerelli, è pronta a imporre un ripasso di storia della seconda guerra mondiale agli ucraini più dimentichi di quelle tragiche vicende

 

Lo stop alla battaglia-massacro di Slaviansk è arrivato dopo l’avvertimento della Difesa russa che si è dichiarata “costretta ad agire” davanti ad un dispiegamento di forze sul campo tanto impari. Ora assisteremo alle diverse e contrapposte verità. Chi ha vissuto qualche guerra di contrapposizione di vecchi schieramenti strategici post sovietici, vede in Ucraina ripassare oggi episodi, tensioni e immagini di nazionalismi già visti in scena nella Jugo-tragedia di 15 anni fa. Un amico di Belgrado mi ha telefonato auspicando che “quei matti di Kiev” si ricordino di quanto accaduto a Vukovar. Idea che mette i brividi ma bene rappresenta la potenziale ferocia dei nazionalismi fuori controllo nelle mani di bande armate fatte esercito. Ora Mosca ha annunciato l’inizio di nuove esercitazioni al confine. Kiev, che ha dovuto fermarsi a Slaviansk, ha lanciato un suo poco credibile ultimatum dando ai russi 48 ore di tempo -come da vecchi accordi legati alla base di Crimea- per “spiegare nel dettaglio le esercitazioni”. Pare la comica di “Altrimenti ci arrabbiamo” con Putin protagonista.

 

Eppure non c’è molto da scherzare. I rimpalli politici tra Mosca e Washington con Bruxelles a fare da raccattapalle, sono aria fritta. Un po’ più preoccupanti le reazioni possibili e concrete del Cremlino. Vladimir Putin ha già avvertito che la mossa avrà “conseguenze sia su chi ha ordinato l’operazione sia sulla relazione bilaterali tra Mosca e Kiev” Quali possibili conseguenze e quali relazioni bilaterali? Quelle economiche e basta? Speriamo. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha definito “criminale” l’utilizzo dell’esercito. Il titolare della Difesa Shoigu ha detto che Mosca è ora “costretta a reagire” contro una disparità di forze sul campo e ha parlato di 11mila uomini, 160 carri armati, più di 230 blindati, almeno 150 pezzi di artiglieria tra cannoni e mortai, e l’aviazione”. I ribelli filo russi parlano ormai di “guerra civile”, ma il presidente ucraino a interim Oleksandr Turchynov continua ad ordinare fermezza: “Non ci piegheremo davanti alla minaccia terroristica”. Fino a che punto questa crisi può rimanere nel tira e molla politico e quando rischierà di esplodere?

 

L’Occidente finge di stupirsi dell’atteggiamento di Putin sull’Ucraina. E la stampa serva e sciocca insiste a proporci la caricatura di un Putin soltanto dispotico e amico di amici impresentabili alla Berlusconi. Ma Putin -ci ricorda Pierluigi Franco dell’Ansa- è premier di grande furbizia e di grande cultura. Esperto di diritto internazionale “curato” dalla elitaria scuola universitaria del Kgb in quella che fu Leningrado, Vladimir Vladimirovic sa bene che la storia è dalla sua parte. Nella partita sul futuro dell’Ucraina gioca le sue mosse con l’intento di “marcare il territorio”. Putin non avrebbe potuto permettere che la Crimea, già Repubblica indipendente, restasse all’Ucraina. Ragioni storiche, oltre a semplici ragioni strategiche. Mentre l’Ucraina, orfana dell’Urss dal 1991, è lacerata dalle sue due anime: l’Est industrializzato dove si parla russo e si guarda a Mosca e l’Ovest dove si parla ucraino e si guarda all’Europa e alla vicina Polonia. In quel difficile equilibrio ogni forzatura minaccia la catastrofe, ed è ciò che gli strateghi poco avveduti di Maidan hanno messo in piedi.

 

In tutto questo, salvo venti di guerra stuzzicati da Kiev e non si andrà all’azzardo Georgia, Putin può tenere l’occidente in scacco con tante contro-Maidan. Sapendo che l’Europa non può fare a meno della Russia, soprattutto per l’energia. E l’Europa non può prendersi da sola in carico la disastrata Ucraina. Quindi, per capire, occorre smantellare un po’ di poesia e preconcetti. Sempre l’acuto Pierluigi Franco maliziosamente si chiede se a liberarsi dell’imbarazzante Viktor Ianukovich non sia stato direttamente il Cremlino. Ipotesi audace su cui riflettere ricordandoci le differenza tra il Putin come vuole apparire e ciò che lui è. Fu delegato al presidente Medvedev dire che alla Russia in Ucraina non servono “Partner zerbino”. Tutt’altro che zerbino è sicuramente la resuscitata Iulia Timoshenko che abbaia a Mosca ma poi non morde. Mai dimenticare che Iulia, partita dal sovietico Komsomol, è arrivata ai vertici della politica ucraina dopo aver fatto fortuna come presidente della ‘Compagnia generale di energia’ con un ruolo decisivo negli affari del gas russo. E non è un caso.

 

Altro ripasso da proporre a Kiev: il cognome Timoshenko è evocativo del generale ucraino Semion Konstantinovic, eroe che fronteggiò la prima avanzata di Hitler. Ma i filo nazi della Maidan di Kiev la storia la leggono all’incontrario. Quando accade che frequentino un libro oltre a mazze e catene.

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