venerdì 14 dicembre 2018

Ministro e cadetto. Gli albori di Manenti neo capo delle spie

Foto-documento. 26 maggio 1974, Accademia militare di Modena, 154° corso. Il ministro della difesa Giulio Andreotti stringe la mano al cadetto Alberto Manenti. Predestinazione? Svelato ma non troppo il volto del neo direttore Aise, spia di mestiere da 35 anni, un ‘invisibile’ sino a ieri

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Una spia vera non ha volto. E così era sino a ieri, quando Alberto Manenti ha smesso di fare la spia sui fatti del mondo per diventarne il Direttore. Alto Dirigente dello Stato con un sacco di maiuscole che risponde direttamente al Presidente del Consiglio, titolare del Segreto di Stato. La gerarchia prevede a Palazzo Chigi un eventuale sottosegretario ad hoc, oggi Marco Minniti. In mezzo, tra un servizio segreto interno -Aisi, ex Sisde- e uno estero -Aise, ex Sismi- c’è una struttura di coordinamento, il Dis, Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, diretto da Giampiero Massolo, diplomatico di mestiere. Ma ecco come lo stesso Dis -che non aveva certo la nostra foto- racconta Manenti.

La prima curiosità è che Alberto Manenti è nato in Libia, a Tarhuna, 62 anni fa. Genitori siciliani, dal ragusano, e la migrazione pre-bellica in cerca di fortuna. Poi Gheddafi ci ha restituito forzatamente i Manenti. Il giovanotto ha frequentato l’Accademia Militare di Modena dal 1972 al 1974, anno della foto e della occasionale stretta di mano con l’allora ministro delle Difesa Giulio Andreotti. «Nominato Sottotenente del Corpo di Amministrazione dell’Esercito Italiano, consegue la Laurea in Scienze Strategiche». «Dal 1974 al 1980, ha prestato servizio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito dove è stato l’Ufficiale Addetto all’Ufficio Pianificazione Finanziaria dell’Ispettorato Logistico». E la carriera militare lì finisce.

Finalmente spia. «Nel 1980, con il grado di Capitano, ha iniziato la sua carriera al Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare». Traduciamo dal burocratese: il dottor Manenti, come sarebbe giusto chiamarlo, non è mai diventato Generale. Lo sono oggi molti suoi compagni di accademia tra cui -ci risulta- l’attuale Capo di Stato maggiore dell’Esercito. Il capitano Manenti entra al Sismi, leggiamo dal sito del Dis, dove “svolge incarichi nei settori dei trasferimenti di tecnologie, di contro proliferazione delle armi di distruzione di massa e dell’intelligence economica”. Tradotto dal dire e non dire, si parla della VIII Divisione, per chi deve impicciarsi di cose segrete. Nel 1997 ne diventa il capo.

Verso il gran finale, scopriamo dal sito del Dis che il dottor Alberto Manenti, che non vuole negarsi nulla di terrorizzante, allarga le sue competenze alla “Minaccia chimico-biologica, nucleare e missilistica” come Capo Reparto nel 2008. Nel 2011 il salto decisivo in termini di operatività: «Vice Direttore Humint e Operazioni dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna». Che poi vuol dire essere il vero capo delle spie sul campo. ‘Operazioni’, per aumentare e dare forma e contenuti ai dati raccolti, e ‘Analisi’, per trarne delle conclusioni. Il resto è cosa nota. «Nominato Direttore dal Consiglio dei Ministri, dal 24 aprile è Direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna». Incarico per  4 anni.

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