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domenica 15 Settembre 2019

Libia a mano armata
Assalto al Parlamento
È la guerra per bande

Caos. Uomini armati hanno fatto irruzione nell’aula del ‘Congresso generale nazionale’, il Parlamento libico a Tripoli. Si stava votando per designare il nuovo premier. Durante la sparatoria diverse persone sono rimaste ferite. Secondo alcuni testimoni, i deputati si sarebberro salvati fuggendo

Notizie poche e per giunta confuse. Uomini armati ieri nel tardo pomeriggio hanno fatto irruzione nella sede del Congresso generale nazionale, il Parlamento libico, a Tripoli ferendo numerose persone. Secondo la BBC le milizie armate sarebbero vicine a uno dei candidati alla premiership libica, ma non viene specificato quale. L’Aula stava votando per designare il nuovo premier dopo le dimissioni-fuga di Abdullah al Thani, dimissionario dopo solo 5 giorni in carica e dopo attentato.

 

Mancano al momento dettagli sugli avvenimenti. In mattinata nessuno dei sette candidati audaci rimasti in corsa era riuscito a superare la soglia del 50% dei voti, e al momento dell’interruzione violenta della seduta era in testa l’imprenditore Ahmed Mitig con 67 voti, ma lontano dai 120 necessari per diventare premier. La scelta reale era e resta tra l’imprenditore 40enne di Misurata Ahmed Mitig, e l’accademico di Bengasi, Omar Al Hassi. Ma non si litiga sui nomi ma sulla tribù.

 

A da isurata o da Bengasi, il futuro primo ministro sostituirà Abdullah al Thani, che il 13 aprile ha annunciato le sue dimissioni dopo solo 5 giorni in carica. A metterlo letteralmente in fuga fu un attentato contro lui e la sua famiglia, per fortuna fallito. Comunque anche il futuro premier, se il Parlamento potrà votarlo, resterà in carica solo per pochi mesi, fino alle elezioni di una vera Camera dei rappresentanti, organismo che sostituirà il Congresso generale nazionale del dopo Gheddafi.

 

Il General National Congress avrebbe dovuto terminare le proprie funzioni lo scorso febbraio, ma con un atto che ha suscitato molte proteste e perplessità, è stato prorogato di un anno in attesa che vangano indette le prossime elezioni. Il tempo per un ipotetico accordo su cui stanno lavorando numerosi mediatori tra le kabile, le tribù che dovranno spartirsi potere, prestigio e soprattutto petrolio. Tripoli, Bengasi in Cirenaica e il deserto. Tre spinte contrapposte verso la disgregazione.

 

Nei giorni scorsi era iniziato il processo ad alcune delle figure di punta del deposto regime. Il 27 aprile, Sayf Gheddafi, figlio del colonnello, vi ha partecipato in videoconferenza da Al-Zintan dov’è detenuto. Imputato tra gli altri l’ex direttore dei servizi segreti Abdallah al-Sanusi. Parzialmente rientrata la crisi petrolifera in Cirenaica. Nel porto di Al-Zuwaytina, in corso il passaggio di consegne dai separatisti alle forze di sicurezza nazionali. Riattivazione dello scalo ancora incerta.

 

 

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