• 19 Febbraio 2020

Comodo ‘fuori porta’
dell’astuto Dell’Utri
Senza servizi sociali

Marcello Dell’Utri sulla destra

L’estradizione di Marcello Dell’Utri dal distretto giudiziario di Beirut, Libano, è faccenda assai complicata, lunghissima, al limite dell’impossibile. Tornano alla mente le vicende lontane di Felicino Riva (RemoContro http://www.remocontro.it/radar/fu-felice-riva-manco-fuga-in-libano-quella-volta/). L’allora bancarottiere era scappato a Beirut nel 1969 dopo la condanna, e era tornato volontariamente in Italia nel 1982. Il trattato di collaborazione giudiziaria tra Italia e Libano era cosa fatta già da allora, dal 1970, compresa l’ estradizione, ma non era facile come si vide applicarlo

 

Il problema, raccontato col sorriso dalla collega Claudia Fusani ha aspetti comici. «Come si traduce punciutu (il soldato affiliato al clan, ndr)?». E ancora: «Come si traduce mandamento della famiglia mafiosa?». E come si fa con «combinare», nel senso di affiliare alla mafia? Sono le domande che impegnano una squadra di interpreti del ministero della Giustizia per tradurre e poi trasmettere al ministero libanese gli atti che dimostrano perché Marcello Dell’Utri, debba essere arrestato. Il trattato giudiziario Italia-Libano lascia intendere che la lingua di collaborazione sia il francese.

 

Lascia intendere ma non lo scrive e già c’è chi solleva un problema di non poco conto. L’avvocato Nasser al-Khalil, guarda caso nipote del potente leader dell’attuale coalizione di governo, ha dichiarato: «È normale che gli atti del processo necessari per valutare l’accusa nei confronti del mio assistito siano redatti in arabo dato che l’arabo è la lingua ufficiale del paese». Immaginare le accuse dei pentiti che accusano Dell’Utri in sicilian-mafioso tradotte isino a ieri in francese ed ora in arabo fa decisamente sorridere. Difficoltà “tecniche” molto ben calcolare da menti sopraffine.

 

Ed ecco, puntuale, la notizia che il ministero della Giustizia libanese vorrebbe valutare tutti gli atti -ovviamente tradotti in arabo- del processo per concorso esterno in associazione mafiosa definito l’anno scorso con la condanna a 7 anni. Non solo l’ultima sentenza lunga circa 500 pagine. Secondo un’interpretazione del trattato di estradizione servono anche i due verdetti precedenti (il primo del tribunale e la sentenza d’appello poi annullata dalla Cassazione). Una mole di carte per una vicenda giudiziaria di vent’anni che garantirà una serena lunga e libera permanenza di Dell’Utri in Libano.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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