venerdì 23 Agosto 2019

Tre Pasque assieme
In Iraq Siria Israele
cristianesimo sfida

Pasqua di resurrezione del Cristo per i credenti, Pasqua evocazione di pace per tutti. E oggi, evento eccezionale, le tre pasque. Quelle delle due Chiese cristiane d’oriente e occidente e la festività ebraica del Pèsach coincidono. Siamo andati a guardare dove l’essere cristiani diventa sfida

Più pasque. La Pasqua del calendario gregoriano della liturgia cattolico romana e la Pasqua secondo rito e calendario giuliano quest’anno coincidono. Ma la più difficile da vivere e festeggiare è certamente la Pasqua dei cristiani d’Oriente siano della Chiesa di Bisanzio o di quella di Roma. Terre dove spesso crescono i fondamentalismi regionali, dove pesa l’inadeguatezza delle Autorità locali e dove è evidente l’inerzia della Comunità Internazionale e di occidentale sopratutto.

Gli interventi militari in Afghanistan, Iraq e Libia, l’irrisolta pacificazione nel conflitto israelo-palestinese e i minacciati interventi internazionali in Siria e Iran hanno creato situazioni caotiche con divisioni confessionali sempre più marcate che non promettono un avvenire migliore: soprattutto per i cristiani d’Oriente.

Una breve panoramica sui dati illustrati di recente dal Patriarca caldeo Mar Lois Raphael 1° Sako sulla situazione storica dei cristiani d’Oriente e su quella attuale nei tre Paesi scelti come significativi esempi.

 

Medio Oriente. Fino a 50 anni fa i cristiani del Medio Oriente rappresentavano il 20% del totale della popolazione. Oggi si parla del 3%.

Di fatto, l’accordo coloniale Sykes-Picot del 1916 non è partito da basi storiche, geografiche o etniche né da un progetto di cittadinanza in cui tutti potessero essere integrati. Si creavano Paesi mischiando o spezzando territori, popoli e religioni sulla base della convenienze delle allora Grandi Potenze aprendo la via a conflitti confessionali, religiosi ed etnici.

E oggi, più che mai, se ne pagano le conseguenze: non c’è pace fra israeliani e palestinesi, la Siria è preda del terrorismo jihadista, l’Iraq è in piena guerra civile e forse, come Stato unitario neppure più esiste nonostante la finzione internazionale.

Più alto è il livello delle crisi interne nel mondo musulmano, più i cristiani diventano vittime.

Il loro esodo dai Paesi del Medio Oriente è inarrestabile. Secondo i dati sono ormai fra i 10 e i 12 milioni su una popolazione complessiva di 550 milioni d’abitanti; appunto il 3%.

La pressione esercitata contro i cristiani e le minoranze religiose in Medio Oriente è aumentata nel corso degli ultimi decenni costellati da ingiustizie, sequestri, emarginazioni e intimidazioni in molte parti del mondo arabo-islamico.

 

Iraq e Siria e i despoti garanti. In Iraq l’invasione occidentale ha portato nel 2008 alla morte il Vescovo Paulus Fraj Rahho nelle mani dei sequestratori, oltre mille fedeli uccisi, 66 chiese attaccate, oltre 200 casi di rapimento.

La metà dei cristiani irakeni che in precedenza erano 1 milione e 500 mila è oggi fuggita. Chi è rimasto vive nel timore di violenza e persecuzione religiosa dopo il massacro nella Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad nel 2010 e l’attacco agli studenti cristiani di Qaraqos diretti verso l’Università.

In Siria i cristiani sono esposti agli attacchi dei ribelli islamisti che hanno assaltato anche Maaloula, la storica città cristiana in cui gli abitanti parlano e pregano in aramaico, la lingua di Gesù.

Due vescovi, numerosi sacerdoti e 12 religiose sono stati rapiti e solo recentemente liberati, 1200 cristiani sono stati uccisi, il 30% delle chiese è stato distrutto e 600 mila cristiani hanno lasciato il Paese.

Resiste ancora il Jesuit Refugee Service che aiuta oltre 17 mila famiglie fra Damasco, Aleppo e Homs con un servizio di mensa e assistenza medica per più di 12 mila persone che sono per l’80% musulmani.

Ma resistono anche i cristiani le cui radici sono in Medio Oriente e in Palestina, Siria, Egitto, Iraq e Libano sono stati maggioranza ben prima dell’arrivo dell’Islam e hanno contribuito alla costruzione della civiltà arabo-islamica accanto ai loro fratelli musulmani.

 

Il Libano in parte condiviso. Inaugurando il Primo Congresso generale dei cristiani d’Oriente a Raboué nel 2013 il Presidente Michel Sleiman (ora alla fine del suo mandato) ha affermato che “L’avvenire dei cristiani […] dipenderà dalla loro capacità di rafforzare la logica della moderazione e del dialogo […] per costruire una Stato forte e inclusivo”.

Per l’esponente cristiano Habib Ephram sono proprio ”I cristiani del Medio Oriente ad essere un ponte che avvicina e unisce”.

Credenti o storici laici assieme sostengono che le Chiese devono incoraggiare i cristiani del Medio Oriente a mantenere la loro presenza storica e portare la loro testimonianza nel loro rispettivi Paesi ed essere un segno di speranza e di pace per i loro concittadini.

Obiettivo sottolineato recentemente da Papa Francesco nell’udienza con i Patriarchi delle Chiese Orientali in Vaticano quando ha dichiarato che la Chiesa cattolica “non accetterà mai un Medio Oriente senza cristiani”.

 

Gli ebrei e gli altri popoli del libro. Gerusalemme e i luoghi santi per tutti e tre i monoteismi.

In Israele l’Associazione dei Cristiani nella Gerusalemme Occupata denuncia le molte difficoltà per l’accesso alla Chiesa del sacro sepolcro nel periodo pasquale che quest’anno coincide con la Pesach, la Pasqua ebraica.

La realtà dell’occupazione militare nei Territori palestinesi racconta un’altra storia, quella di coloro a cui il passaggio al di là del Muro di Separazione viene negato.

Nelle settimane che precedono le celebrazioni, le autorità israeliane concedono permessi per l’ingresso a Gerusalemme che nel resto dell’anno è distribuito solo a chi vi lavora.

Quest’anno gli israeliani dicono di averne concesso 10 mila di permessi e le Organizzazioni cristiane della Cisgiordania parlano di soli 3 mila.

Per ragioni di sicurezza i posti di controllo sono chiusi l’intera settimana santa.

‘Defence for children’ nel documento ‘Kairos Palestina’ con cui i palestinesi chiedono la fine dell’occupazione riassume i sentimenti di questa Pasqua: “la tristezza di non essere autorizzato a entrare a Gerusalemme quest’anno è ancora più forte perché anche i pochi che hanno ricevuto il permesso sono stati respinti al checkpoint. È un vergogna che la comunità internazionale stia in silenzio davanti a queste restrizioni. Dovrebbero esserci pressioni anche dai più alti livelli della Chiesa”.

 

Per i cristiani d’Oriente la Pasqua è solo festa dello spirito.

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