mercoledì 17 luglio 2019

Diversi Mondi
Pasqua con chi vuoi
Oggi in Val Maira

Questa volta Federico Klausner delega a Federica Giuliani di portarci ‘fuoriporta’ per la gita di Pasquetta. Meta per famiglie. “La Val Maira è depositaria di storia millenaria riflessa nella natura e di vicende inaspettate che conducono alla scoperta delle acciughe in un’impervia valle montana”

La Val Maira prende il nome dall’omonimo torrente e si trova in provincia di Cuneo, a pochi passi dalla Francia. È una stretta valle alpina, che conduce alla scoperta di luoghi inaspettati e celati come un tesoro prezioso. Pur essendo piemontese, ho scoperto la valle per caso assaggiando delle acciughe durante una degustazione di birre in una sera d’inverno. Così è iniziato un cammino di esplorazione che, attraverso antichi mestieri e natura sorprendente, mi ha condotto alla Confraternita degli Acciugai.


Tutto si trasforma e le montagne, apparentemente immutabili, sono la testimonianza di quanto ciò avvenga senza che ce ne accorgiamo. Le cime qui si ergono maestose sul territorio sottostante come testimoni delle diverse ere geologiche. L’
altopiano calcareo della Gardetta si presenta come una conca chiusa dai monti, con declivi più o meno scoscesi. In inverno è la meta preferita da chi pratica lo sci d’alpinismo, mentre in primavera mostra il risultato di ciò che la natura è in grado di produrre: ovunque piante in fiore e marmotte, che corrono con passo pesante sui prati verdi. Trecento milioni di anni di storia raccontati dalle rocce: magma sotterraneo, lava vulcanica, mari tropicali, spiagge e fondali oceanici. Tutto impresso indelebilmente su questi monumentali picchi. L’altopiano offre paesaggi straordinari, che diventano magici se vi si reca di notte ad osservare le stelle.

Val Maira (Cuneo)

La Val Maira presenta un’architettura peculiare. Le abitazioni tipiche sono realizzate in pietra a base rettangolare, con travi di legno a sostenere il tetto a lose:micascisti simili all’ardesia spaccati a lastre. Altra tipologia di costruzione è quella della casa-villaggio come testimonia la borgata Ubac, che in occitano significa “all’ombra”. Si presenta come un insieme di case unite da un solo tetto sorretto da alte colonne in pietra. Questo è il modo che l’uomo ha trovato per adattarsi al meglio all’ambiente circostante, raggiungendo lo scopo di proteggere la strada dalle intemperie e conservare una temperatura migliore durante i freddi mesi invernali.

Non ci sono molti abitanti in Val Maira, le borgate piano piano si sono spopolate e ormai sono poche le persone che vivono qui in ogni stagione dell’anno. L’abitudine di emigrare in cerca di lavoro risale alla metà dell’Ottocento, quando le ristrettezze e l’isolamento si facevano sentire pesantemente. Nacquero così i cosiddetti “mestieri itineranti”, che portavano lontano da casa per lunghi periodi i giovani uomini.  I caviè, raccoglitori di capelli, erano originari tutti della zona di Elva, un paesino aggrappato alla montagna, che a volte viene avvolto dalle nuvole. Fino ai primi del Novecento il mestiere rimase molto in voga tra le donne, che vi si dedicavano in inverno. I capelli portati dai raccoglitori venivano divisi in base a colore, spessore e lunghezza. Una volta lavati in acqua, soda e sapone di Marsiglia venivano raccolti in ciocche ed inviati ai produttori di parrucche, che prediligevano i capelli biondi, destinati ai Lord inglesi. Con pazienza, precisione e il solo ausilio del tatto, nelle buie serate invernali, le donne selezionavano e dividevano i capelli, sapendo che il loro duro lavoro avrebbe aiutato l’economia familiare.

Val Maira (Cuneo)


Il mestiere itinerante che mi ha indotta a scoprire questo luogo, però, è quello dell’
acciugaio, colui che commerciava acciughe. Esistono teorie discordanti in merito all’origine del mestiere. C’è chi sostiene sia dovuto all’intuizione di un bottaio, che si rese conto della convenienza del tornare in vale con un HYPERLINK “http://www.latitudeslife.com/2009/11/italia-sotto-il-segno-del-pesce/”carico di pesce da vendere lungo il tragitto oppure a un pescatore che pagava le pezze di canapa con pesce salato. L’opinione più accreditata si riferisce invece al fatto che le acciughe venissero utilizzate solamente per contrabbandare il sale, bene molto prezioso e gravato da un forte dazio. Con il tempo si iniziò ad apprezzare il sale anche come utile metodo di conservazione e oggi, proprio in Val Maira, ha sede la Confraternita degli Acciugai. Nata solamente nel 2007, si prefigge lo scopo di mantenere vivo il ricco patrimonio della zona, dove si trova anche il Museo Seles dedicato all’antico mestiere dell’acciugaio, salvaguardare l’utilizzo dell’acciuga nell’ambito di una corretta alimentazione, promuovere le attività turistiche della zona e, naturalmente, commercializzare ottime acciughe con il proprio marchio.


La Val Maira è una delle 
valli occitane, che condividono i valori su cui è fondata questa antica cultura. I pilastri dell’Occitania sono l’uguaglianza morale e la gioia di vivere. Accompagnamento della vita quotidiana delle genti di queste valli è la musica, che si identifica soprattutto nel suono singolare della ghironda. Si tratta di uno strumento di origine medievale, che si suona attraverso lo sfregamento contro le corde di una ruota azionata a manovella. Una musica allegra che attira facilmente l’attenzione, come è successo a Dronero dove le note prodotte dalle abili dita di Simonetta Baudino hanno incantato persone di ogni età.

Val Maira (Cuneo)

Questa zona è natura incontaminata, relax, antichi mestieri, accoglienza e arte, che prende ispirazione e linfa vitale dal territorio. Sergio Savio è un uomo gentile e di poche parole; ama vivere in solitudine, o quasi, e lavorare il legno per creare pezzi unici, maneggiandolo con un’abilità straordinaria. Utilizza il legno d’ontano, dal caratteristico colore arancione dovuto alla presenza di tannini e dalle proprietà calmanti, e lo lavora con strumenti più da falegname che da artista: motosega, pialla, accetta e ogni utensile che riesce a creare o sistemare con le proprie mani. La natura selvaggia è il suo habitat naturale perché è il silenzio ciò che lo fa stare bene. Non ha bisogno d’altro e la felicità si può leggere nei suoi dolci occhi cerulei.

Testo di Federica Giuliani | Foto di Federico Klausner

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