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domenica 15 Settembre 2019

Principe Bin Sultan
la superspia araba
inciampa su Assad

Re Abdullah bin Abdulaziz, nel suo potere assoluto ordina la rimozione del capo dei servizi segreti sauditi. Al suo posto nominato ad interim Youssef al-Idrissi. Il principe Bandar Bin Sultan, nome di prestigio, paga il fallimento dell’operazione saudita che doveva portare alla caduta di Assad

Dopo settimane di annunci, smentite e fughe di notizie, ieri è ufficialmente terminato il mandato del principe Bandar bin Sultan alla guida dell’intelligence saudita spiega LookOut. Decreto regio sdel sovrano saudita Abdullah bin Abdulaziz. Al posto di Bandar per il momento il suo vice Youssef al-Idrissi. Da quelle parti non si parla di rottamazione e il nuovo capo delle spie saudite ha 65 anni, è nipote di re Abdullah, ex ambasciatore a Washington, Bandar aveva assunto l’incarico di capo dei servizi segreti nel luglio 2012. In prima linea nel sostenere il golpe militare egiziano che ha portato in galera l’ex presidente Morsi nel luglio 2013. Ha sbagliato invece nel foraggiare senza distinguo le offensive del Free Syrian Army per far cadere il governo del presidente siriano Bashar Assad.

 

Dopo aver trascorso gli ultimi mesi negli Stati Uniti e in Marocco per sottoporsi a delle cure mediche, Bin Sultan poche settimane fa era tornato in patria per quello che molti ritenevano il suo reinsediamento. Ma il destino di Bandar in realtà era già segnato da mesi, da quando, ottobre 2013 criticò apertamente la decisione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama di non bombardare le forze di Assad dopo l’attacco con armi chimiche effettuato a Damasco nell’agosto 2013. In quella occasione Bandar, noto e grande amico del presidente Bush, si è spinto evidentemente troppo oltre, annunciando un ridimensionamento della cooperazione tra l’Arabia Saudita e la CIA nelle attività finalizzate all’addestramento dei miliziani siriani rivolgendosi a Mosca per far scaricare Assad.

 

“Negli ultimi cinque mesi – spiega alla Reuters Mustafa Alani, esperto di sicurezza con stretti legami con Riyadh – Bandar era stato gradualmente disimpegnato dal dossier siriano”. Di recente il caso è passato nelle mani di un ristretto numero di persone tra ufficiali dell’intelligence e principi della famiglia reale. Il regista del nuovo corso è il ministro degli Interni, il principe Mohammed bin Nayef, il quale ha assunto il controllo totale delle operazioni in Siria come dimostra la sua presenza a una riunione delle agenzie di intelligence occidentali e arabe a febbraio a Washington. Ricalibrata la strategia saudita. La minaccia jihadista su Damasco potrebbe prima o poi ritorcersi su chi l’ha di fatto creta o sostenuta. E ora stretta nel fornire armi, addestramento e finanziamenti ai ribelli siriani.

 

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