martedì 25 giugno 2019

Libia dopo Gheddafi
I Premier li consuma
Se sopravvivi scappi

È durato poco l’incarico del premier ad interim al-Thinni, succeduto ad Ali Zeidan che era fuggito in Europa dopo la sfiducia dell’Assemblea Nazionale. La Libia ancora nella crisi istituzionale mai risolta ed è ormai sull’orlo del collasso. Il punto di Aldo Madia su una situazione fuori controllo

Dopo aver subito un attacco da parte di un gruppo di miliziani, Abdullah primo ministro da appena una settimana, ieri ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni. Il suo predecessore, Ali Zeidan, fu destituito dall’incarico dal Congresso proprio per aver mancato l’obiettivo di riportare sicurezza e stabilità nel Paese, che è ancora lontano dall’essere pacificato a tre anni dalla caduta del regime di Gheddafi ed è in buona parte in mano a numerosi gruppi armati, tra cui molte fazioni jihadiste.

 

Al Thinni ha rassegnato le dimissioni ed ha ammesso di non essere nelle condizioni di assicurare l’ordine pubblico né di contrastare la supremazia territoriale e militare delle centinaia di milizie ribelli.

Ora all’ex pilota dell’aeronautica e Ministro della Difesa Al Thinni è stato chiesto di ritirare le dimissioni per formare un Governo di transizione in grado di portare il Paese alle elezioni previste a fine 2014.

Il Parlamento libico ha supportato la richiesta della Commissione e assicurato che il nuovo Esecutivo potrebbe essere approvato entro una settimana anche per far fronte allo stato di emergenza da quasi guerra civile che puzza come sempre di petrolio.

Pochi giorni fa a Derna l’uccisione di uno dei principali leader del movimento radicale ‘Esercito dello Stato Islamico’ Abdullah bin Taher.

L’attentato è stata eseguita proprio nel giorno in cui sarebbe dovuto entrare in vigore l’accordo fra l’Esecutivo e l’Ufficio Politico di Barqa, il movimento separatista della Cirenaica guidato dall’emergente leader Ibrahim Jadran.

 

L’intesa avrebbe consentito l’immediata riapertura dei porti di Zueitina e Hariga e il movimento avrebbe ottenuto in cambio ben quattro garanzie.

1) La scarcerazione dei tre ribelli che a marzo avevano fornito il petrolio alla Morning Glory, la petroliera nordcoreana salpata dal porto di Sidra e ripresa dai Navy Seals statunitensi nelle acque di Cipro;

2) Il trasferimento del Quartier Generale delle Forze di Sicurezza che proteggono gli impianti petroliferi nella cittadina orientale di Brega;

3) Stipendi e arretrati per tutti i militanti che per protesta bloccano i porti;

4) La nomina di una Commissione di sei esperti per accertare le irregolarità nella vendita del petrolio.

Eva ricordato che l’esportazione petrolifera che dalla Cirenaica era nell’ordine di 1,4 milioni di barili di petrolio al giorno ed è scesa dal 2011 a soli 150 mila.

 

Ora tutto rischia si saltare e rendere sterili per il Paese i pozzi petroliferi che sono la loro unica risorsa.

In Cirenaica e soprattutto a Benghasi sono in corso manifestazioni che paralizzano le città in un’azione di disobbedienza civile contro la violenza continua, gli omicidi, i sequestri e la devastazione di molti quartiere nei ripetuti scontri fra le opposte milizie armate.

Tensione poi sfumata per il processo contro una trentina di esponenti del regime Gheddafi, tra cui il delfino del dittatore Saif Al Islam che è stato aggiornato al 27 aprile. Processo rinviato in assenza di alcuni imputati (solo 23 su 37 erano presenti) e su richiesta della difesa. Tra gli assenti i figli del Rais Saadi e Saif Al Islam che nella prossima udienza apparirà in video conferenza dalla città di Zintan, dove è detenuto da una potente milizia che fin dalla sua cattura nel novembre 2011 ha rifiutato di trasferirlo a Tripoli.

Tra i 37 imputati che dovranno presentarsi nell’aula allestita nella prigione di Hadba, anche l’ex capo dei servizi segreti Abdullah Senussi e l’ex premier Baghdadi Mahmudi. Sono tutti accusati di aver contribuito alla repressione della rivoluzione del 2011 che ha deposto il dittatore Gheddafi.

Sempre oggi, la prima seduta dell’Assemblea costituente libica che avrà il compito di redigere la Costituzione del post Gheddafi e’ stata rinviata al 21 aprile a causa della chiusura di alcuni aeroporti bloccati da 8 giorni da scioperi.

 

La finestra di opportunità per una svolta nel Paese sembra chiusa ancora prima di aver dato qualche positivo segnale con l’emersione di giovani e credibili leader politici con un passato privo di compromessi.

 

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