venerdì 14 dicembre 2018

Primo fu Felice Riva
Il Libano non è più
quello di una volta

Marcello Dell’Utri si rassegni, il primo fu Felice Riva detto Felicino, nato a Legnano nel 1935. Nord contro sud ancora una volta. Niente associazione mafiosa per il ragionier Felicino ma un buco da 46 miliardi del 1965 e 10 mila operai a casa. Latitante nel Libano ancora dorato dei 1969

Felicino, era figlio di Giulio Riva, proprietario del Cotonificio Vallesusa, ed era ragioniere. Nel 1960, alla morte del padre prese la guida dell’azienda di famiglia che allora aveva una trentina di stabilimenti con più di 15 000 dipendenti. Per la verità il ragioniere alla produzione preferiva la finanza. E il pallone. Nel 1962, succedendo ad Angelo Rizzoli, divenne presidente del Milan. Un dubbio calcistico: Rizzoli, Riva, Berlusconi.. Fare il presidente di quella squadra pare pericoloso.

Felice Riva milanista sito

Comunque sia, nel 1965 le operazioni finanziarie del ragionier Riva creano un buco di 46 miliardi di lire, più o meno 400 milioni di euro oggi, e quindi al fallimento del gruppo con la chiusura di tutti gli stabilimenti e la perdita del posto di lavoro per ottomila tra impiegati e operai. Debiti e bilanci falsificati: l’accusa di bancarotta fraudolenta, l’arrestato e poco dopo la fuga in Libano dove condusse una vita da nababbo e qualche inciampo prima della guerra civile che sconvolse il Paese.

Interessante la biografia di un miliardario del primo dopoguerra italiano. Giulio Riva, il fondatore della dinastia, alla sua morte lasciò un impero con 15 mila dipendenti su 2530 stabilimenti, decine di società commerciali e finanziarie controllate in Italia e all’estero. Dal 1962 il ragioniere Felice Riva, ferma restando la sua qualifica di Direttore Generale, viene nominato Vice Presidente ed Amministratore Delegato e rivoluziona le cariche interne. L’azienda diventa ‘Cotonificio Valle Susa’

Felicino riva aereo sito

Felice Riva magnate che diventa presidente del Milan, passa le vacanze sul suo yacht e nelle più esclusive località di villeggiatura e sempre meno in fabbrica. È a St.Moritz nel gennaio del 1966 quando viene informato che il direttore del suo cotonificio “Valle Susa” si è sparato piuttosto che firmare altre 1580 lettere di licenziamento. Arrestato nel gennaio 1969, il 10 marzo fugge in Libano con espatrio regolare, visto che il magistrato gli aveva carinamente restituito il passaporto.

Certo, racconta Leonardo Coen, “Non sono state tutte rose e fiori gli undici anni di soggiorno in Libano per il nostro ragioniere in fuga: a Beirut venne incarcerato per 50 giorni. La moglie Luisella Stabile lo abbandonò dopo un anno di vita in piscina e nelle hall dei grandi alberghi libanesi. In Italia il suo nome era additato a pubblico disprezzo, vita esemplare di un arrogante “tycoon”, tipico rappresentante di quella categoria dei “cutunat” esibizionisti e disinvolti, ingombranti e volgari”.

Il futuro senatore dell'Utri con futuro Presidente del consiglio: un destino comune
Il futuro senatore dell’Utri con futuro Presidente del consiglio: un destino comune

Nulla a che spartire con la raffinata cultura del bibliofilo senatore Marcello Dell’Utri. Ma con qualche furberia in più.

Potrebbe piacerti anche