Privacy Policy Elezioni indiane I Ghandi, i Marò Il Grillo indiano -
sabato 18 Gennaio 2020

Elezioni indiane
I Ghandi, i Marò
Il Grillo indiano

Partiamo dalla curiosità. L’Aam Aadmi Party, AAP, il partito dell’uomo qualunque che qualcuno a New Dehli ha voluto paragonare all’italiano Movimento 5 Stelle sta sconvolgendo le previsioni elettorali. In un Paese frammentato tra molte realtà il potere dei Ghandi sembra svanire poco a poco

Le sole certezze sono al momento nei numeri: 814 milioni di cittadini elettori e l’invenzione del “più grande voto democratico”. Si insegue la fantasia nell’indifferenza sostanziale, narrano gli osservatori sul posto in quello sterminato Paese-Continente. Insoddisfazione, a volte rabbia nei confronti della dinastia politica dei Ghandi e del partito di maggioranza da loro guidato, il partito del Congresso Nazionale. Il resto è il caos di 28 Stati federati, 6 territori dell’Unione più quello della capitale Nuova Dehli, senza “una tendenza” che sia possibile misurare prima del voto.

 

Il termometro del malcontento per il governo in carica -scrive Krista Mahar sulla rivista Time e riporta LookOut- riguardo la disoccupazione, corruzione, terrorismo e riduzione della povertà, ha cominciato a dare i primi segnali di febbre a dicembre con le elezioni per l’assemblea regionale di Nuova Dehli. Con l’esplosione di un nuovo movimento, l’Aam Aadmi Party (AAP), il partito dell’uomo qualunque che qualcuno ha paragonato all’italiano Movimento 5 Stelle). Il successo dell’ AAP è stato un terremoto, scalzando il Congresso dei Gandhi che da anni governava la capitale.

 

Altro segnale di scontento è arrivato dalla campagna elettorale e dai relativi sondaggi, che hanno indicato una preferenza di 3 a 1 in diversi Stati per il principale partito di opposizione guidato dal controverso Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party, di destra. Dettaglio storico rilevante, non è tanto la competizione fra i candidati in lizza, quanto piuttosto la diffusa sensazione che il regno dei Ghandi -l’italo-indiana Sonia- stia per giungere a termine, con un nome che sta perdendo l’appeal su una larga parte della popolazione che, ricorda Mahar, non ha vissuto gli assassinii di Indira e Rajiv.

 

Dubbi senza risposta sulle convenienze italiane sulla spinosa questione Marò, al secondo anno di permanenza coatta in India in attesa non solo di un giudizio ma dello stesso capo s’accusa. Recenti dichiarazioni elettorali del possibile vincitore Narendra Modi, non rassicurano. “Il quale prigione sono detenuto i due Marò?”, ha chiesto con maliziosa retorica. Destra nazionalista potenzialmente più dura, destra tradizionale che forse preferirebbe chiudere rapidamente una partita diplomatica diventata ormai imbarazzante anche di fronte ad organismi internazionali tipo Onu ed Europa.

 

Sul caso Marò, contenzioso giuridico aperto ma indagine tecnica incerta. Problema: l’ incidente della Lexie col perchereccio sarebbe avvenuto a 30 miglia dalla costa, fuori dalle acque su cui l’India può esercitare i suoi diritti. Altri sostengono che l’incidente sia avvenuto a 22 miglia dalla costa, cioè entro le 12 miglia di acque territoriali e le 12 di “acque contigue”. Ciò spiegherebbe perché la richiesta indiana di entrare in porto sia stata accettata dal comandante della nave, dall’ armatore, o dal comando Cincnav. O tutti accomodanti e opportunisti o la bugia sul punto nave.

 

Quando la verità dei fatti per la miglior difesa dai due Marò?

 

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