Privacy Policy
venerdì 18 Ottobre 2019

Siria: il sogno laico
democrazia e niente
Despota o Shari’ah

Tre anni dopo l’inizio si perdono le origini e si cade nella tifoseria disinformata. Oltre 150 mila vittime, 4 milioni di sfollati interni e 1,5 milioni di profughi all’estero. 20 milioni di abitanti con meno di 2 dollari al giorno. Quale è stata ed è la situazione reale e non detta in Siria?

Iniziò tutto tra l’estate e l’autunno del 2011. E fu subito guerra mediatica, persa dal regime sin dalle prime e disarmate manifestazioni che, iniziate a Damasco il 15 marzo 2011, si estesero velocemente a Dara’a, al confine con la Giordania, Banyas e Tartous lungo le coste del Mediterraneo al Nord del Libano e Homs, affrontate dalla brutale repressione guidata da Maher Assad, fratello del Presidente, e Rami Makhloul, cugino del leader.

Anche il web entra subito in guerra: un’emittente e una rete FaceBook finanziate da Abdel Karim Khaddam, vice Presidente siriano per 21 anni, in esilio in Francia e in contatto con la Turchia confeziona notizie allarmistiche sugli eventi.

Ad agosto è già insurrezione che riunisce la sue diverse anime a Parigi e a cui partecipano anche dei Fratelli Musulmani. La rivolta si islamizza. Intanto Arabia Saudita, Bahrein e Kuwait ritirano gli ambasciatori da Damasco.

Sul campo le emittenti Al Jazeera del Qatar e Al Arabia dell’Arabia Saudita diffondono allarmismo a piene mani e gtiocani sul numero delle vitttime, smentite sovente dalla stessa Ambesty International

Alla fine dello stesso mese ad Ankara viene formato il Consiglio Nazionale Siriano referente dei Fratelli Musulmani.

 

 

C’è un’altra opposizione, disarmata, che non chiede il cambio del regime ma diritto a sanità, alloggio, studio, lavoro, libertà con fine delle leggi d’emergenza e liberazione dei prigionieri politici. Il diritto di essere cittadini e non sudditi.

I manifestanti di dividono in Comitati di Coordinamento Locali, Consiglio Generale della Rivolta Siriana che accorpa 46 sigle, Unione dei Siriani Liberi.

Si riuniscono in Assemblea a Berlino ed eleggono 32 rappresentanti per l’Europa mantenendo in Siria i restanti quadri del Coordinamento Nazionale per il Cambiamento Democratico guidato da Haytam Manna, che ne è ancora l’attuale e indiscusso leader.

L’opposizione laica è debole economicamente, non ha rapporti con l’estero e conta un numero non elevato di militanti.

Ne fanno parte la Corrente della Sinistra Siriana presente nei quartieri popolari di Damasco, Homs, Aleppo, Der’a e Dir Ezzour oltre al Cooedinamento nazionale di Manna con un piccolo gruppo di militanti molto attivo nei primi mesi della rivolta.

Nel novembre 2011 Haytam Manna tenta una mediazione tra le diverse anime della rivolta ma è già troppo tardi.

 

La lega Araba sospende Damasco e con l’appoggio di Giordania e Consiglio di Cooperazione del Golfo impone pesanti sanzioni alla Siria.

Alla fine dello stesso mese la Francia di Sarkozy è il primo Paese della Comunità Internazionale a riconoscere il Consiglio Nazionale siriano come legittimo interlocutore e invia team d’intelligence nel Nord del Libano e in Turchia per contatti con il neocostituito Esercito Libero Siriano. Finanziamenti da Gran Bretagna, Turchia.Placet di USA e Consiglio di cooperazione del golfo. “Consiglieri militari” infiltrati in Siria da una base della Provincia turca di Hatay.

Marzo 2012 nel Palazzo delle Nazioni Unite di Tunisi riunione di oltre 70 Paesi con il Consiglio Nazionale siriano definito “legittimo interlocutore”. Quattro mesi dopo a Istanbul nesce il gruppo degli “Amici della Siria”, 74 Paesi che riconoscono i mribelli, finanziano l’Eeserecito di liberazione e forniscono logistica e aiuti umanitari. Di armi e di mercenari ufficialmente nessuno parla.

Solo il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon denuncia la presenza di Al Qaeda in Siria che viene confermata dal Premier iracheno Nouri al Maliki secondo il quale l’Islamic State of Iraq avrebbe mandato jihadisti nel Paese.

 

In Siria arrivano oltre 15 mila jihadisti da Libia, Arabia Saudita, Egitto, Iraq, Libano, Cecenia con armi acquistate in Libia, trasferite in Turchia e distribuite a formazioni combattenti e jihadiste con il supporto finanziario di Arabia Saudita e Qatar.

Un Centro di Comando gestito dagli USA, Turchia, Arabia saudita e Qatar sarebbe stato realizzato ad Adana, città turca a 100 km dal confine con la Siria.

Da allora è l’inferno che conosciamo. Guerra aperta a Damasco e Aleppo, una miriade di attentati.

Nessuna eco ed esito negativo per la Conferenza per la Pace proposta nel settembre 2012 dal Comitato di Aytam Manna che raggruppa settori dell’opposizione disarmata all’estero e in patria.

Da questi era arrivata la proposta di riunire tutte le forze dell’opposizione, laica e religiosa, con due priorità: no all’intervento straniero né all’uso della violenza per un cambio laico del regime. Alternativa di governo in cui dovevano essere incluse e rappresentate tutte le forze mantenendo la centralità della resistenza palestinese contro Israele e la difesa della sovranità siriana da qualunque ingerenza straniera.

Sogni di democrazia modello occidentale rispetto alla Shariah

 

Di fatto i Paesi del Golfo intervenuti nella crisi siriana con l’appoggio di Gran Bretagna, Francia, USA e Turchia sono stati in grado di annichilire mediaticamente e politicamente la resistenza laica.

E con le armi dei media contano pure sulle armi delle formazioni di matrice religiosa.

I media cominciano a diffondere la notizia del possibile utilizzo da parte della Siria del suo poderoso arsenale chimico di gas, iprite, Sarin, VX, lanciabili con missili balistici a corto raggio.

Ma è l’opposizione stessa ad essere armata anche di materiale chimico. Gruppi combattenti in costante lotta fra di loro con migliaia di vittime e con un sensibile calo di credibilità nella popolazione per le atrocità, gli abusi, le devastazioni e i saccheggi di cui si rendono responsabili.

I salafiti sono nel Fronte Islamico Siriano, il più grande movimento islamico, in Ahrar al Sham che è il più forte nel Nord della Siria, a Idlib, Aleppo e Hama, e nell’ELS che conta il maggior numero di disertori (circa 80 mila a fine 2013, tra i diversi gruppi).

 

La maggioranza dei ribelli sono sotto il controllo del Consiglio Supremo Militare formato nel dicembre 2012.

All’interno e fuori dell’SMC vi sono altri gruppi ribelli.

La più grande all’interno è il Fronte di Liberazione Islamico che ha raggruppato altre formazioni sino ad arrivare ad 80 mila combattenti, sostenuto da Riyadh.

Al di fuori dell’SMC vi sono i jihadisti qaedisti del Fronte al Nusra guidato da Abu Mohamed al Juliani che ha giurato fedeltà ad Ayman al Zawahiri leader di Al Qaeda, e lo Stato Islamico dell’Iraq e dello Sham diretto da Abu Bakr al Baghdad recentemente espulso da Zawahiri per inosservanza della strategia qaedista.

Se nel Paese Assad ha perso il controllo di gran parte delle zone settentrionali e orientali in mano a forze ribelli e jihadiste, lungo il confine col Libano la situazione è diversa perché l’Esercito siriano aiutato da Hezb’Allah ha scacciato gli oppositori dall’area di Damasco e da quelle centrali,

Che le elezioni si svolgano o no si combatte per la spartizione della Siria.

 

Potrebbe piacerti anche