L’ultima vittima illustre è stata l’attore Philip Seymour Hoffman, trovato a terra nella sua casa di Manhattan, nel West Village, con accanto alcune buste di eroina col marchio dell’Asso di Picche. La più costosa la “Ace of Spade”, un tipo di eroina che non si vedeva in giro dal 2008. Droga di lusso, più potente e più costosa. Ma in realtà i teenager americani, e non soltanto loro, muoiono per dosi che costano anche meno di 10 dollari. Che c’entra l’Afghanistan del titolo con la moria da eroina?
Banale questione di domanda e offerta: la produzione afghana di oppio, anche se rappresenta solo il 4% del consumo statunitense, è aumentata a tal punto che il prezzo dell’eroina, in tutto il mondo, si è abbassato a livelli mai visti. In Europa l’emergenza pare meno tragica che altrove. I morti per over dose nel nostro continente sono 6.500 l’anno, mentre in Russia, dove arriva un terzo della produzione afghana, sono 30 mila e l’Aids è tornato a dilagare. E il contagio si sta espandendo.
Nell’ottobre 2001, quando ho visto arrivare in Afghanistan i soldati americani a caccia di bin Laden, la coltivazione di papaveri era stata vietata dai talebani. Nel giro di un anno, i campi coltivati a papaveri già occupavano 74 mila ettari. L’anno scorso, secondo l’Onu, sono arrivati all’estensione record di 209 mila ettari. È come se fosse coltivata a oppio l’intera provincia di Reggio Emilia. In un solo anno i campi di papaveri sono aumentati del 36% scrive su LookOut Marco Pedersini.
Anche qui la legge della domanda e dell’offerta. E le incertezze politiche di queste elezioni presidenziali in corso nell’incerto dopo Karzai e senza la presenza militare Usa e della Nato. “I contadini afghani hanno prodotto più oppio per fare cassa in vista di un futuro incerto”, scrive l’ufficio Onu per la lotta contro le droghe. Paradosso folle, più i militari della Nato rendono il paese stabile e più la coltivazione di oppio ha braccia che altrimenti sarebbero impegnate a combattere.
In zone a forte presenza talebana, come l’Helmand o nella zona di Kandahar, da dieci anni ormai gli jihadisti delle varie identità etniche, vuoi Pasthun e vuoi i pochi Dari, seguono quella che è ormai è una routine: ci sono mesi in cui si semina, mesi in cui si combatte, mesi in cui si raccoglie e per i soldati Nato e Usa e italiani è tregua. La tregua dell’oppio. Ed è un business che rende bene: ogni ettaro rende al contadino più di tremila euro. La rivincita talebana sulla pelle dei ragazzi occidentali.