venerdì 23 Agosto 2019

Il despota Assad
fa meno paura
di certi liberatori

Programma ambizioso: concludere le operazioni militari entro la fine dell’anno, ma il presidente siriano Bashar Assad lo ripete all’ex premier russo Sergei Stepashin. Di fatto il regime siriano appare solido. Nella lotta mediatica contro l’opposizione Assad ha l’appoggio della comunità cristiana

Assad sembra aver superato il momento critico e le possibilità di un suo rovesciamento -analisi di LookOut- al momento appaiono piuttosto ridotte. Ne è convinto ovviamente il suo storico alleato libanese, Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah. “Non c’è più pericolo di cadere per il regime siriano. I ribelli possono scegliere di proseguire una guerra di logoramento fino a che ci saranno Paesi che li finanzieranno, ma nel lungo periodo non sembra che l’opposizione sia in grado di combattere una guerra di grandi dimensioni”. Visione di parte, certamente, ma verità sostanziali.

 

Il consolidamento del regime siriano negli ultimi tempi ha inoltre le sue motivazioni in gran parte negli errori dei suoi avversari. L’opposizione politica del Consiglio Nazionale si è infatti dimostrata frammentata, non diversamente dalle milizie ribelli, suddivise in vari gruppi che seguono i precetti del jihad più che i principi di unità in nome della liberazione del Paese. Il risultato è che, sul terreno, quando accade che i ribelli avanzano sono generalmente gli integralisti legati al Fronte Al Nusra o peggio all’ISIS o ISIL, lo “Stato Islamico nell’Iraq e nel Levante”. Sanguinari persino per Al Qaeda.

 

Le azioni degli integralisti stanno erodendo la credibilità e il supporto internazionale per la causa siriana. Due casi recenti mostrano che la guerra è anche guerra di immagine e di comunicazione. L’attacco alla città cristiana di Kessab, con l’uccisione di civili e l’esodo di centinaia di famiglie verso Damasco è stato un potente boomerang mediatico per l’opposizione. Ovviamente le attribuzioni di colpa si incrociano e le bugie si inseguono. Lo stesso RemoContro è finito al centro di una polemica. Resta il fatto che l’immagine che ne è uscita è stata tutta a vantaggio di Assad.

 

Il regime appare ora sicuro di sè, tanto da annunciare che le elezioni che certamente vedranno Assad al potere per un terzo mandato non subiranno ritardi e si terranno in luglio. Del resto se si vota in Afghanistan e presto in Iraq, si può far finta che ci sia democrazia anche in Siria. I sostenitori dell’opposizione hanno definito le elezioni una “parodia della democrazia” e avvertono che questo finirà per compromettere i negoziati di pace. Negoziati senza risultati sul piano politico e su quello umanitario, con il superamento dei 150mila morti e la maggior parte della popolazione alla fame.

 

 

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