domenica 21 luglio 2019

India voto maratona
di cinque settimane
Preoccupazioni Marò

Iniziata in India la lunga maratona elettorale per il rinnovo del parlamento. Le elezioni nei vari stati della federazione, tutte con regole diverse, dureranno infatti più di cinque settimane. Il partito nazionalista indù è favorito per succedere al partito dei Gandhi al potere da 10 anni

La cronaca Ansa da New Delhi è attenta anche ai particolari. Il partito della destra indiana, il Bharatya janata party, in sigla il Bjp, non perde mai l’occasione di attaccare “l’italiana” Sonia Gandhi, ma oggi sul tavolo del leader nazionalista Narendra Modi c’era la pizza. Matteo Miavaldi, sul Manifesto preferisce i dati tecnici. Nove «election day» spalmati tra il 7 aprile e il 12 maggio per far votare in sicurezza oltre 810 milioni di persone dall’Himalaya al Tamil Nadu. L’India del 2014 -secondo il Manifesto- è oggi un paese disilluso, svegliatosi bruscamente dai sogni di grandeur di quell’«Indian Dream» sbandierato in quasi vent’anni di training autogeno: India superpotenza western friendly, contraltare «buono» e democratico dell’inesorabile avanzata cinese.

 

Francesca Marinon per l’Espresso scopre un “Grillo indiano”. Chiarito che Narendra Modi è il superfavorito dell’estrema destra e che il perdente quasi certo è il giovane Rahul Gandhi, figlio dell’italiana Sonia, fino a poco fa candidato naturale del partito del Congresso alla Presidenza. A dare un po’ di pepe alla campagna elettorale, è intervenuto a sorpresa un candidato imprevisto e imprevedibile: Arvind Kejriwal. Nato nel 1968, ottimo oratore, vegetariano e praticante di lunga data della meditazione Vipassana, Kejriwal è stato parte del movimento anti corruzione. Kejriwal vorrebbe mandare a casa i politici e i burocrati corrotti e fare pulizia negli apparati. Anche mandare in galera i giornalisti, colpevoli di non dare risalto al suo partito, mentire e distorcere i fatti.

 

Grillo-Kejriwal (l’eventuale Casaleggio indiano non ci è noto), ha problemi enormi di fronte. Ben oltre i giornalisti infedeli. Parliamo di un Paese con più di un miliardo di abitanti che non parlano la stessa lingua e non hanno la stessa religione pongono a chiunque cerchi di governarlo: coniugare passato e futuro, sviluppo e giustizia sociale. Eliminare i contrasti ormai stridenti tra città e villaggi, tra l’India che viaggia a una velocità superiore a quella di ogni Paese occidentale e l’India in cui buona parte della popolazione vive ancora nel diciottesimo secolo. Eliminare la minaccia interna dei guerriglieri maoisti che trovano slancio proprio nella sperequazione sociale e nella totale assenza dello Stato in tema di salute pubblica, istruzione decente, acqua potabile, energia elettrica.

 

Dunque, stando alle battute, “Rahul Gandhi è la sinistra, Modi è la destra e Kejriwal l’inversione a U”. In un contesto così infuocato, ci ricorda Guido Moltedo su Europa, sono stati tirati dentro, loro malgrado, anche i marò. Il 31 marzo scorso, in un comizio nell’Assam, Narendra Modi, ha attaccato Sonia Gandhi che in un discorso aveva denunciato «chi batte la grancassa del patriottismo» per sollecitare consensi elettorali. Il leader nazionalista induista si è scatenato, alludendo alla «italiana». È forse patriottico -ha detto- permettere a militari italiani che hanno ucciso due pescatori indiani di ritornare in Italia, da dove non avrebbero fatto ritorno se non fosse stato per la dura reazione della Corte suprema? Modi chiede polemicamente: ma in quale prigione si trovano i due militari italiani?

 

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