mercoledì 19 giugno 2019

L’Egitto dei generali:
antiterrorismo utile

Nuove leggi dal 4 aprile per aumentare il numero di attività catalogate come “atti terroristici” e per rendere ancora più severe le pene previste per contrastare i gruppi eversivi ha dichiarato il Ministro della Giustizia ricordando le centinaia di militari uccisi dalla fine del governo Morsi

Il giorno dopo il triplice attentato all’Università del Cairo che ha causato la morte di un ufficiale e 5 feriti è arrivata immediata la rappresaglia del Governo militare.

La nuova normativa aumenta il numero di attività catalogate come “atti terroristici” e dispone la maggiorazione delle pene. “Necessità di contrastare gruppi eversivi” afferma il Ministro della Giustizia Nayyer Abdel Moneim Othman che ha ricordato le centinaia di militari uccisi dalla fine del Governo Morsi.

Il 25 marzo, nel primo processo contro i Fratelli Musulmani, la Corte di Minia ha deciso la pena dell’ergastolo a 528 imputati per l’accusa di omicidio di un poliziotto.

Nel mese di aprile saranno celebrati altri due processati contro altri 919 islamici che avranno probabilmente la stessa condanna e che fanno parte dei 16 mila islamisti detenuti.

La sentenza è stata criticata dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea

 

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Misure repressive che hanno causato, secondo i dati forniti da Amnesty International, 1400 morti, decine di migliaia di feriti e l’inserimento della Confraternita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche con il pieno appoggio dell’Arabia Saudita che con Bahrein ed Emirati Arabi Uniti ha adottato per i Fratelli Musulmani lo stesso trattamento.

Appena una settimana fa alle elezioni presidenziali del 27 – 28 maggio 2014 si è ufficialmente candidato il generale Capo delle Forze Armate e Ministro della Difesa Sisi lasciando gli incarichi ripercorrendo il cammino fatto dal 1952 dai generali Gamal Abdel Nasser, Anwar al Sadat e Hosni Mubarak.

Il 59 enne candidato è stato il più giovane generale del Consiglio Supremo delle Forze Armate ed ha guidato l’Egitto per 18 mesi dal 25 gennaio 2011, dopo l’estromissione di Mubarak.

 

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Privo di un programma, Abdel Fattah Sisi pone la ripresa economica come priorità assoluta in parallelo con la sicurezza. L’apparato di intelligenze e sicurezza resta di fatto nelle mani dell’ex Ministro.

La Difesa svolgerà un ruolo decisivo secondo il dettato della nuova Costituzione. Nuovo Ministro il 57 enne generale Sedki Sobhi, legato da forte amicizia a Sisi, che è distinto per l’appoggio al golpe del 3 luglio e in ottimi rapporti con gli EAU.

Sedki Sobhi è stato nominato anche Capo delle Forze Armate.

Negli ultimi tre anni il generale Sobhi ha sempre represso le mobilitazioni operaie fino ad arrestare e sostituire i dirigenti di Aziende pubbliche controllate dalla Stato o di proprietà dell’Esercito.

Il nuovo Capo di Stato Maggiore e capo dell’Intelligence è Mahmud Hegazy, parente del neo candidato presidenziale Sisi.

 

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L’occupazione del Governo da parte dell’ex Ministro della Difesa ha dato avvio a manifestazioni di islamisti e scontri con la Polizia iniziati all’Università Ayn Sham con un bilancio di 5 morti – fra cui la giornalista 22 enne Mayada Ashraf del quotidiano Dostour – 22 feriti oltre a 89 islamisti arrestati.

Gli scontri sono proseguiti nel quartiere operaio di Embaba e si sono allargati a Helwan, Maadi, Giza e Fayyum.

Le elezioni presidenziali saranno certamente vinte da Sisi anche se come emerge da recenti sondaggi del Centro Egiziano per l’Opinione Pubblica Baseera potrebbe perdere il sostegno dei giovani che dettero inizio alla rivoluzione del gennaio 2011 e dei Tamarrod dell’estate 2013.

Il Paese resta comunque diviso a metà con il pericoloso focolaio del Sinai che ha catalizzato tutti i gruppi jihadisti contro la dittatura dei militari.

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