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domenica 17 20 Novembre19

Americani immemori
Afghanistan e Iraq
come fu il Vietnam ?

Michele Marsonet lancia la sua colta provocazione tra un’urna elettorale e l’altra in Afghanistan e in Iraq. La democrazia da asporto Usa di cui raccontano altri pezzi del giornale. A Washington credono davvero che quei loro regimi burletta possano reggere? Il Vietnam non ha insegnato nulla?

Rileggendo il bel libro di Harold Moore e Joseph Galloway “Eravamo giovani in Vietnam”, dedicato alla sanguinosa battaglia di Ia Drang (1965), mi viene in mente che dal secondo dopoguerra in avanti la politica estera USA è costellata da errori tragici. Errori che, per di più, continuano a essere ripetuti.

Dal libro suddetto si ricava subito l’impressione dell’assoluta inutilità dell’esercito sudvietnamita, che gli americani avevano addestrato dotandolo di mezzi bellici in abbondanza. Tuttavia, quando si verificava una situazione critica, come per l’appunto nella vallata di Ia Drang, GI e marines dovevano accollarsi l’intero peso degli scontri.

I sudvietnamiti non erano in grado di fronteggiare i vietcong né, ancor meno, le truppe di Hanoi che scendevano a combattere nel sud del Paese utilizzando il celebre sentiero di Ho Chi Minh. Quello di Saigon era insomma un esercito fantoccio dotato di autonomia pari a zero. Eppure per un certo tempo le amministrazioni USA del tempo proclamarono che gli alleati locali sarebbero stati in grado di assumere la leadership nella conduzione della guerra.

 

la Drang Infantry disembarking from Helicopter
la Drang Infantry disembarking from Helicopter

 

Basta riflettere un attimo per capire che tale errore si è in seguito ripetuto altre volte, sia pure su scala minore (intendo per quanto riguarda il numero dei soldati americani coinvolti).

In Irak è stato addestrato e fornito di mezzi un esercito locale, che però si è dimostrato incapace di affrontare con successo le milizie ribelli. La situazione regge finché ci sono truppe USA (e alleate) sul campo, e si deteriora subito quando inizia il ritiro.

Stesso discorso in Afghanistan. L’esercito istruito dagli occidentali può al massimo fornire supporto, ma non riesce – da solo – a reggere gli assalti dei Taliban. Troppo facile prevedere cosa accadrà dopo il ritiro USA e degli alleati, tra l’altro anticipato dal presidente Obama.

Interessante anche notare che i sovietici, sul suolo afghano, ebbero gli stessi problemi. Le truppe locali da loro addestrate ressero solo grazie alla presenza diretta dei russi, per poi liquefarsi dopo la loro ritirata.

 

VIETNAM 600

 

Ciò significa che, soprattutto in certe parti del mondo, è pura follia illudersi che basti arruolare soldati locali ed equipaggiarli con mezzi bellici anche molto sofisticati per vincere una guerra – come ora si dice – “per procura”. Tali soldati vengono considerati da gran parte della popolazione fantocci al servizio degli stranieri, e per di più combattono senza convinzione.

Come già scritto in altre occasioni la democrazia non si esporta. Si possono certo esportate McDonald’s e i fast food in genere, ma questo non induce la popolazione di un Paese con storia e tradizioni diverse da quelle dell’Occidente a considerare la democrazia liberale come il migliore degli ordinamenti politici possibili. Neppure la globalizzazione, che pure è in atto, dà automaticamente questi frutti.

Nonostante l’ovvietà di simili considerazioni, gli Usa continuano a cadere nella stessa trappola e a ripetere i medesimi errori. Pagando, tra l’altro, un prezzo assai alto in termini di caduti. Mai come in questo caso è evidente la validità di un vecchio detto latino: “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”.

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