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lunedì 14 Ottobre 2019

Le elezioni afghane
uccidono i testimoni
La guerra continua

Addio Anja Niedringhaus, fotografa della pace in guerra. Anja è stata uccisa e una giornalista dell’agenzia Usa è stata gravemente ferita in un attacco di uomini in uniforme della polizia, nella provincia orientale afghana di Kost. Domani il voto per le presidenziali. 8 candidati del dopo Karzai

Anja Niedringhaus fotografa della pace in guerra
Anja Niedringhaus fotografa della pace in guerra

 

Battage di propaganda da parte occidentale, minacce ed attentati da parte talebana. Come da copione. Secondo Bernard Guetta, un collega francese esperto di politica internazionale che pubblica in Italia su Internazionale, ad esempio, i punti focali a livello sociale di questo momento politico in Afghanistan sarebbero due. I diritti delle donne che hanno fatto qualche piccolo passo avanti, sono state elette in parlamento, ma che in realtà restano cittadini di seconda classe. Secondo elemento, l’urbanizzazione e qualche accenno di modernità, ovviamente nelle città che si sono sviluppate e dove è emersa o sta emergendo una nuova classe media urbana giovane e dinamica.

 

Quanto basta per essere ottimisti? Niente affatto. L’intervento militare Usa e Nato, accolto con grandi speranze dagli afgani, non è stato certo un successo. L’attacco del 2001 è stata la prima risposta a caldo alla strage delle Torri gemelle, ma subito dopo gli Stati Uniti hanno concentrato sull’Iraq di Saddam i mezzi e le truppe che avrebbero dovuto dedicare all’Afghanistan, e i talebani ne hanno approfittato per riconquistare intere regioni e colpire il centro di Kabul. Poi, con il clan Karzai, la corruzione e lo storno degli aiuti internazionali sono diventati endemici. La coltivazione del papavero da oppio s’è moltiplicata e ha arricchito bande di narcotrafficanti con appoggi politici.

 

A otto mesi dal ritiro delle truppe straniere, quelle italiane comprese, l’Afghanistan resta l’oggetto delle bramosie tra gli stati vicini. L’Iran ha una grande influenza politico religiosa, l’India avanza sul versante economico e il Pakistan continua a considerare il paese come un suo cortile di casa e manipola i talebani armandoli e finanziandoli per esercitare il potere su Kabul. L’Afghanistan che l’occidente vuole abbandonare in tutta fretta, rischia quindi di sprofondare nuovamente nel caos appena tornerà indipendente. Del resto, come avevano già imparato i sovietici, è un paese che è ancora troppo impegnativo, troppo pericoloso e troppo logorante. Quindi prossimamente affari loro.

 

Singolare, in questa situazione di vigilia del caos, che prima della fine del suo mandato il presidente uscente Hamid Karzai abbia rifiutato di firmare l’accordo che permetterebbe agli Stati Uniti di mantenere 10.000 soldati sul campo. Più una partita di contrapposizione tribali e familistiche che una strategia. Messo al potere da Washington, Karzai sembra essere arrivato al punto da odiare gli americani intento perché non sopporta la loro alleanza con il Pakistan che resta l’alleato-nemico di sempre per l’Afghanistan. Poi pesa sull’orgoglio afghano decisamente molto sviluppato il fatto che gli americani con la loro solita assenza totale di tatto, dettino legge -fin che rimarranno- a Kabul.

 

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