domenica 25 Agosto 2019

Tra Mosca e Nato
ancora muscoli
ai confini ucraini

Le truppe russe, circa 40mila i soldati schierati da Mosca, non hanno iniziato il ritiro dai confini orientali dell’Ucraina, anche se Kiev parla di un totale di 88mila soldati russi pronti all’azione. Per gli esperti militari manovre in grande stile con uno schieramento di medio-lungo termine

Le fonti sono quelle l’intelligence Usa. Secondo cui non c’è alcun segno che le truppe russe stiano ripiegando o tornando alle proprie basi, mentre i satelliti vedono invece un gran numero di unità motorizzate e d’artiglieria che, volendolo, possono muoversi rapidamente. Che avrà in testa Putin? La concentrazione di gran parte delle forze russe è attualmente intorno a Rostov, Kursk e Belgorod. Ed ecco che gli strateghi del Pentagono ipotizzano che i russi potrebbero sconfinare con l’obiettivo di raggiungere Kharkiv, Donetsk e Luhansk, tutte città con un’alta presenza di cittadini russofoni ma, soprattutto, tutte città geograficamente determinanti per annettere l’intera parte sudorientale dell’Ucraina come cuscinetto alla Crimea. Ipotesi da Stranamore, al momento, ma tensione reale.

 

L’Ucraina intanto dichiara di aver “ormai intrapreso un processo irreversibile e definitivo verso la scelta europea” che, se anche non include l’ingresso nella Nato, non è una buona notizia per Mosca. I russi -e non soltanto loro- sono sempre più convinti che la rivolta innescata a Kiev sia stata fomentata dall’Occidente, o meglio, dagli Stati Uniti e dai loro servizi di intelligence, come già accadde durante la Rivoluzione Arancione. Gli Stati Uniti sanno che non potrebbero fermare i russi molto più forti rispetto a Usa e Nato nella regione. Agli Stati Uniti ci vorrebbero mesi per organizzare le loro forze, in caso di un grave conflitto in Eurasia. In un tale lasso di tempo, i russi avrebbero nel frattempo raggiunto i tranquillamente i loro obiettivi. Quindi, ancora diplomazia.

 

Contraddizione del Cremlino, quella di minacciare l’Ucraina e l’Occidente e -assieme- di non voler fare nulla che possa distruggere quei marcati essenziali per il mantenimento dell’attuale benessere del loro Paese. Ed ecco che la miccia resta lì, innescata, sperando che nessuno provi ad accenderla. La forza del Cremlino è la cronica carenza occidentale di soldi per sostenere “Operazione Maidan”. Qualcuno prima o poi dovrà chiedere aiuti economici, finanziari e d’altro genere che faranno di Mosca una potenza salvatrice. Più che sobillare in maniera irrazionale i Baltici o la Moldavia -ipotizza LookOut- la strategia di Putin non svelata, appare molto più lucida, mirata ad annettere economicamente quelle aree in attesa di sviluppo che al momento restano nella bolla europea.

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