venerdì 19 luglio 2019

Jihad dei Balcani
parla in albanese

Albania e Kosovo decidono leggi speciali per punire i cittadini che prendono parte a conflitti armati all’estero. A Tirana e Pristina fermate cellule di combattenti in contatto con gruppi qaedisti in Siria. Terroristi di “Jemat of Tehut and Jihad in Kosovo” arrestati a Pristina e Gjilan

Lo avevano già fatto Arabia Saudita e Kuwait che lo scorso febbraio hanno approvato nuove leggi anti-terrorismo per colpire i connazionali impegnati a combattere su fronti jihadisti all’estero. Ora tocca a diversi Stati della regione balcanica che hanno dovuto interessarsi alla questione. Troppi bosniaci, albanesi, ceceni e kosovari che in questi mesi hanno alimentato le fila dei jihadisti in Siria. Non esistono dati certi ma le autorità di questi Paesi parlano di diverse centinaia di combattenti. Il timore dei governi balcanici è legato alla potenziale espansione della jihad in un’area non nuova a questo fenomeno, come dimostra il ruolo dei mujahidin nella guerra in Bosnia degli anni Novanta.

 

La prima mossa, precisa LookOut, è arrivata dal parlamento del Kosovo che nei giorni scorsi ha previsto pene pesanti per i colpire i connazionali impegnati a combattere su fronti jihadisti all’estero e pene ancora più severe e per chi finanzia tali gruppi o incita i giovani kosovari a combattere in questi conflitti. Le pene vanno da un minimo di tre a un massimo di quindici anni di reclusione. Nel novembre 2013 le autorità kosovare avevano riconosciuto ufficialmente la minaccia di attacchi terroristici riconducibili a “Jemat of Tehut and Jihad in Kosovo” dopo l’arresto di alcuni cittadini albanesi nelle città di Pristina e Gjilan dove stavano pianificando attentati. Tutti reduci dalla Siria.

 

Anche l’Albania ha iniziato a prendere provvedimenti. Il parlamento di Tirana ha approvato un emendamento al codice penale, che vieta ai cittadini albanesi di partecipare a conflitti in corso all’estero. A tal proposito, la stampa albanese segnalava a metà marzo l’arresto a Tirana di alcuni membri di un gruppo salafita e di due imam, Genci Balla e Bujar Hysi, che predicavano in moschee albanesi ma che non figuravano sulla lista ufficiale della Comunità musulmana albanese, rei di aver reclutato giovani da inviare in Siria e sospettati di legami con il gruppo filoqaedista Fronte al-Nusra. Attività in passato tollerate, ammette ora Fatos Klosi, ex capo dei servizi segreti dell’Albania .

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