Privacy Policy Dear Mr. President nasconde qualcosa nella guerra del gas? -
sabato 7 Dicembre 2019

Dear Mr. President
nasconde qualcosa
nella guerra del gas?

Il braccio di ferro Usa-Russia rischia di stritolare l’Europa, e l’Italia in particolare visto che il nostro gas arriva o da Mosca o dalla Libia. Caro Obama, voi andate a portare la democrazia a modo vostro e non finiamo nei pasticci. Parlaci dello “Shale gas” che gli Usa producono per vendere

Barack Obama che oggi parla di pace con Papa Francesco ha tentato di far crescere la temperatura della crisi nei rapporti con la Russia, minacciando addirittura l’intervento militare Nato. Ma lo statuto non prevede l’intervento dell’Alleanza soltanto per la difesa dei suoi membri? Dev’essersi confuso. Considerare l’Ucraina come un Paese de facto nell’orbita Nato in realtà conferma i timori di Mosca sulla scomparsa di aree cuscinetto tra Nato e Russia. Il Cremlino qualche ragione ce l’ha.

 

Con qualche clamorosa conferma di ostilità programmate. Anche alla luce del contenuto dell’n intercettazione telefonica del 18 marzo durante la quale l’ex premier dell’Ucraina, l’ex detenuta Yulia Tymoshenko, capofila del fronte anti-russo, dice che bisognerebbe sparare a “quei maledetti russi insieme al loro leader” e che bisognerebbe usare “le armi nucleari” contro gli 8 milioni di russi presenti in Ucraina. Nella scelta degli amici campioni di democrazia nel mondo gli Usa sono incerti

 

“Anche se la Russia non è la Serbia e la Crimea non è il Kosovo, a Mosca è ancora fresco il ricordo dell’intervento unilaterale della Nato nei Balcani e dei bombardamenti su Belgrado. Per questi motivi forse occorrerebbe misurare di più le parole, almeno se non si hanno chiari gli obiettivi strategici”, commenta LookOut. Prima di tracciare una nuova “linea rossa”, ad esempio, Barack Obama dovrebbe rendere chiaro a tutti -anche a noi piccoli alleati Ue- dove vuole andare a parare.

 

Vuole subentrare a Mosca come primo fornitore di gas per il Vecchio Continente? Ce lo dica, anche perché, in caso di crisi energetica, l’Italia che dipende dalla Russia per il 28% del gas consumato sarebbe la prima ad esser colpita. Guarda caso ll presidente Usa si è detto disponibile a vendere all’Europa il suo “shale gas”, per sostituire quello di provenienza russa. Col dettaglio che il gas è considerato dalla legge americana un bene strategico e la sua esportazione dipende dal Congresso.

 

E dai due rami del Parlamento di Washington non arrivano bei segnali neppure per Obama. Il Senato ha bloccato il programma di aiuto all’Ucraina da parte del Fondo Monetario Internazionale la cui approvazione il presidente aveva imprudentemente dato per scontata, non è detto che lo stesso Congresso autorizzi in tempi rapidi le esportazioni di ‘shale gas’ attraverso l’Atlantico. Esportazioni che, comunque, non potrebbero tecnicamente partire prima del 2015 o 2016. Due inverni di troppo.

 

Ma adesso cerchiamo di capire cosa è questo benedetto “Shale gas”. E’ un “gas non convenzionale” che si estrae dalle rocce a profondità di oltre 1500 metri con un procedimento di trivellazione e frantumazione noto come fracking che utilizza una miscela d’acqua, sabbia e additivi chimici per liberare il gas imprigionato nei depositi rocciosi . Lo shale sta assicurando agli USA l’indipendenza energetica e la disponibilità di energia a prezzi dimezzati rispetto a quelli del gas convenzionale.

 

Grande impatto ambientale per l’estrazione di quel gas e, inoltre, lo shale non è di facile consumo come il petrolio o come il gas convenzionale: per renderlo utilizzabile, una volta liquefatto e portato in Europa, occorrerebbe trasformarlo attraverso una rete di rigassificatori. Vista la permanente sindrome del Not In My Backyard, nessuno vuole quegli impianti “nel suo giardino”, non appare intelligente sbattere la porta in faccia ai russi per comprare un’ipotetica risorsa energetica dubbia.

 

La Libia come alternativa è morta con Gheddafi. L’Italia potrebbe trarre giovamento dalla riapertura del mercato libico diversificando così le fonti di approvvigionamento. Ma le tentazioni secessioniste della Cirenaica, lo strapotere delle milizie che non esitano a vendere in proprio petrolio anche ai nordcoreani e i rapimenti che si susseguono, anche quelli di tecnici italiani, ci dicono che la situazione in Libia non è tale da considerare Tripoli un interlocutore affidabile e soprattutto stabile.

 

Sintesi finale facile facile. Da un aumento delle tensioni tra Europa, Stati Uniti e Russia, l’Italia ha tutto da perdere. E l’Europa, grazie anche alla inconsistenza della baronessa Ashton, non riesce a trovare una voce comune: Spagna, Portogallo e Gran Bretagna non comprano neanche un metro cubo di gas da Mosca e fanno la voce grossa col Cremlino, mentre Austria, Polonia e Bulgaria senza il gas di Mosca sono al freddo dall’oggi al domani. Forse qualche tono meno aggressivo aiuterebbe.

 

Potrebbe piacerti anche