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martedì 19 20 Novembre19

Oltre una certa cifra diventano ‘Ladri di Stato’

Cercare dati certi sui super stipendi pubblici in Italia è più difficile che impicciarsi, come facevo da giovane, di Brigate rosse o di mafia. In realtà a ben pensarci restiamo sempre nel campo della «Eversione». Testuale. Lo segnalo al Capo della Polizia che, sino allo scomparso Manganelli, era il più pagato tra tutti i “Top […]

Cercare dati certi sui super stipendi pubblici in Italia è più difficile che impicciarsi, come facevo da giovane, di Brigate rosse o di mafia. In realtà a ben pensarci restiamo sempre nel campo della «Eversione». Testuale. Lo segnalo al Capo della Polizia che, sino allo scomparso Manganelli, era il più pagato tra tutti i “Top manager” pubblici di casa. Un dirigente pubblico italiano guadagna in un mese quello che un italiano medio guadagna in un anno. Vale a dire 12 volte di più se non di peggio.

L’ultima conta risale al governo tecnico di Monti. Allora la sola cosa che sembrava salire in Italia era il maledetto Spread, ma stavano molto in altro anche i super stipendi pubblici. Primo tra tutti il capo della Polizia con 621mila euro. Seguivano il ragioniere generale dello Stato (562.331 euro) e il capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (543.954 euro). Sintesi: il cacciatore di ladri, chi i ladri li tiene in galera e chi dovrebbe controllare che nessuno metta la mani sui soldi pubblici.

Partiamo da un dato Osce di 4 mesi fa: “In Italia manager della Pubblica Amministrazione pagati il triplo della media. Stipendi da 480mila euro”. Un titolo gridato? Pare di no. I dati vengono dall’edizione 2013 del Government at a Glance, il report di comparazione dei 34 paesi membri dell’istituto parigino riferiti al 2011, un anno prima dell’imposizione del “tetto” di 302.937 euro sui super-emolumenti. Qualcuno finalmente dà i numeri, non più nel senso delle follie clientelari.

Dunque: i dirigenti della pubblica amministrazione italiana hanno una retribuzione media di 483774 euro. Più di 250mila rispetto alla Nuova Zelanda, seconda classificata. Quasi tre volte tanto la stessa media Ocse, ferma a 232mila dollari. Lo sbalzo è ancora più vistoso se si paragona alle medie negli altri paesi Ue. A Parigi, un collega dello stesso grado non guadagna più di 260mila dollari. In Germania ci si ferma a 231 mila dollari, nella più “generosa” Gran Bretagna il conto è di 348mila $.

E fuori dall’Europa? Due potenze economiche come Corea del Sud e Giappone non pagano i propri dirigenti più di 150mila dollari. All’istituto studi si è provato a rapportare gli stipendi dei dirigenti della Pubblica amministrazione con quelli di colleghi di società non statali. A parità di competenze, un “senior manager” in forza all’amministrazione pubblica ha uno stipendio pari a 3.4 volte tanto quello di un omologo che lavora in un’ azienda privata. L’Italia, generosa, arriva a 7 volte tanto.

Il compenso standard è calcolato sulla media delle retribuzioni previste per i super dirigenti di interno, giustizia, finanza, sanità, ambiente, istruzione. Complessivamente i manager “senior” hanno uno stipendio del 32% più alto dei colleghi col grado di “middle”. Il super valore di 650mila dollari Usa include i contributi previdenziali, che nel caso dell’Italia sfiorano la percentuale del 40%. I dati non sono basati sulla settimana lavorativa tradizionale. Manager di alto-altissimo grado senza orari.

Nel lontano 2011 era stata anche inventata una commissione governativa per una ricognizione dei trattamenti economici dei titolari di cariche e incarichi pubblici nei 6 principali stati dell’area euro,Germania, Francia, Spagna, Belgio, Olanda e Austria, con l’obiettivo finale di equiparare quelli italiani alla media Ue. COMLIV, si chiamava la commissione che era presieduta dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini. Atto di resa firmato dallo stesso Giovannini: qualche problema vero e molte furberie.

Tempo fa il quotidiano di Confindustria ha pubblicato i compensi monetari pubblicati nei bilanci 2008, valori in euro al lordo delle tasse. Alcune curiosità impreviste. Il numero uno per soldi era lo sconosciuto vice president amministratore delegato Datalogic, Roberto Tunioli che tra stipendio, indennità e premi costava 8 milioni e 305mila. Pensate che il ben noto Pier Francesco Guarguaglini di Finmeccanica era fermo a 5.551.000 mentre il povero Marchionne non arrivava a 3 milioni e ½.

Giochicchiamo per un attimo sui nomi più noti. Marco Tronchetti Provera, 12° posto, 4.390.000; Luca Cordero di Montezemolo, 18°, 3.328.200; Massimo Moratti, 27°, 2.586.000; Corrado Passera, 40°, 2.019.000; Roberto Colaninno, 43°, 1.930.000; Franco Bernabè, 46°, 1.778.000; Giovanni Bazoli, 53°, 1.454.000; Rosella Sensi, a.d. della Roma, 1.100.000; il povero John Elkann, vice presidente Fiat finisce al 97° e sotto il milione: 925.700; la povera Marina Berlusconi, 634 mila.

Un’analisi del Sole24Ore spiega che è ormai prassi consolidata «stipendiare» i dirigenti con azioni della società. Nel 2012 (i dati più recenti) la voce «azioni» ha fatto lievitare molte paghe. È il caso dell’amministratore delegato di Fiat e presidente di Fiat Industrial Sergio Marchionne, che l’anno scorso ha guadagnato 47,9 milioni lordi. Per le due cariche ha ricevuto circa 7,2 milioni, i restanti 40,7 milioni provengono da 8 milioni di azioni gratuite che gli erano state assegnate nel 2009.

Dal dossier che il commissario alla spending review Carlo Cottarelli colpisce apprendere che i dirigenti italiani “top” sono pagati 12 volte il reddito pro capite. In Germania , scrive Claudio Tucci sul Sole 24 Ore, un dirigente pubblico apicale ha una retribuzione lorda di circa cinque volte il reddito pro capite. In Francia è quasi 6.5 volte. In Germania, un dirigente di prima fascia ha una retribuzione lorda 4.27 volte il reddito tedesco. Nel Regno Unito siamo a 5.59. In Italia 10.17 volte.

 

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