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mercoledì 23 Ottobre 2019

Suicidio politico
del turco Erdogan
in diretta Twitter

La stampa turca più vicina al governo prende le distanze. I più amici dell’Ak Parti parlano di autogol del Premier e cercano di ridurre i danni citando il presidente Gul che dissente via Twitter. Più cinguetti di sempre contro il governo che chiude una delle backdoor per aggirare il blocco

Un graffito urbano in molte città della Turchia con questi numeri da cabala, “8.8.8.8” e “8.8.4.4”, indirizzi per bypassare il blocco e insegnare ad altre persone come inserire Twitter, rendendo la pratica governo uno dei divieti più inefficaci di storia. Inefficace, dannoso, e quindi stupido. Un giornale composto come Hürriyet nel sito pubblica che non avrebbe avuto molti voti dagli utenti Twitter e conta sulla conferma della sua veste di super duro. Ma al duro non è concesso il ridicolo. E neppure le bugie: sulla corruzione, sugli interessi di partito, di famiglia e sullo stesso caso Twitter.

 

Una delle infinite caricature su stampa e web in Turchia
Una delle infinite caricature su stampa e web in Turchia

 

Il governo aveva rilasciato una nota parlando di “centinaia di sentenze dei tribunali in Turchia” sul social media che cinguettava troppo. Oggi, narra Hürriyet, proprio un tribunale turco ha stabilito che il blocco del governo non ha avuto origine da una decisione giudiziaria. Forcaioli e pure contaballe? L’imbarazzo è generale e non solo in Turchia. Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato che il tentato blocco del sito di micro-blogging era “contrario al desiderio della Turchia di essere un modello di democrazia. Siamo contro qualsiasi azione che limiti la libertà di parola”.

 

La Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione separata. ”Ci opponiamo a questa restrizione di accesso del popolo turco alle informazioni, che mina la loro capacità di esercitare le libertà di espressione e di associazione e contrasta con i principi che sono fondamentali per la democrazia”. Washington estremamente dura. “Abbiamo trasmesso la nostra seria preoccupazione al governo turco e sollecitato le autorità locali a rispettare la libertà di stampa, consentendo il funzionamento senza intoppi dei mezzi di comunicazione di tutti i tipi col ripristino alle tecnologie bloccati”.

 

Più duri di così, solo con Putin per la Crimea. L’Ankara diplomatica si preoccupa ma non sa come arginare il furente Premier che, inseguendo la prova di forza dà solo segnali di debolezza. Intanto si apprende che a dare il via al caso ci sarebbe stata la denuncia dall’ex ministro dei trasporti Binali Yıldırım e di suo figlio. Uno dei ministri coinvolti nell’ormai gigantesco scandalo corruttivo che la Turchia, usando la tecnica italiana detta della “querela a perdere”, quella che non costa niente a chi la fa ma blocca l’attenzione o almeno cerca di intimidire chi fa informazione attorno allo scandalo.

 

twitt in Turchia sito 500

 

Va detto che l’ex ministro Binali Yıldırım, accusato su molti social network di corruzione assieme al figlio, è candidato sindaco alla municipalità di Izmir, Smirne se preferite, per l’AK Parti dello stesso Erdogan. Accuse di corruzione analoghe a quelle mosse quotidianamente anche attraverso registrazioni audio nei confronti di Erdoğan, di suo figlio Bilal e dei più stretti collaboratori del premier. Prima partita domenica prossima, il 30, con le amministrative. Indice di gradimento in vista delle presidenziali di agosto, presidente della Repubblica per la prima volta ad elezione diretta.

 

Sarà Erdogan il candidato AKP?

 

 

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