• 19 Febbraio 2020

Israele e la guerra
Prendere territorio
e produrre reddito

Dal rapporto governativo 2012 risulta che in Israele sono 6.784 gli imprenditori privati impiegati nell’esportazione di armi che, con le Compagnie di Stato, rendono Israele il 6° maggiore esportatore di armi nel mondo avendo totalizzato nell’anno indicato ben 7 miliardi di dollari, il 20% in più dell’anno precedente.

Inoltre, il Direttore Generale del Ministero della Difesa, dal marzo 2014 concede il permesso di esportare armi dello Stato e di venderle a 100 Paesi nel mondo invece che ai 49 di prima.

In tal modo gli esportatori sono esentati dal chiedere il permesso speciale al Dipartimento per il controllo delle esportazioni e della sicurezza del Ministero della Difesa.

Il provvedimento si è reso necessario perché nell’anno 2013 sono state presentate oltre 27 mila richieste di permessi speciali per esportazione di armi in 190 Paesi.

 

Fra gli acquirenti non mancano gli USA il cui Dipartimento per la Sicurezza Interna nel marzo 2014 ha firmato un contratto di 145 milioni di dollari con la Compagnia israeliana Erbit System per la fornitura di macchinari di sorveglianza da utilizzare al confine con il Messico.

Il contratto di un anno potrebbe essere prolungato e raggiungere 1 miliardo di dollari se verrà approvata la riforma dell’immigrazione che intensificherà i controlli al confine Sud.

E la Compagnia israeliana costruisce torrette di osservazione con visori di avvistamento e centri di comando e controllo.

Si tratta della Compagnia che testa armi e tecnologie di sicurezza nei Territori Occupati, soprattutto dopo l’avvio nel 2002 della costruzione del Muro di separazione di 740 km e l’apertura di innumerevoli checkpoint lungo il confine.

La Compagnia è anche il principale rifornitore di droni e tecnologie militari utilizzati per gli attacchi a Gaza dal 2002 al 2005, nel dicembre 2008-gennaio 2009 e novembre 2012.

La Compagnia ha venduto gli stessi droni “Hermes 450” alla Polizia di frontiera dell’Arizona per il controllo del confine con il Messico.

 

Altra fonte di sicuro vantaggio per l’occupante è l’utilizzo dal 1967 delle risorse naturali palestinesi dall’acqua alla terra, dai fanghi del Mar Morto alle cave di pietra.

E così durante l’incontro alla Casa Bianca fra il Presidente americano e il Presidente dell’ANP il Premier Hamdallah ha aperto bandi per l’esplorazione e lo scavo per la ricerca di greggio in un’area di 400 kmq in Cisgiordania, gran parte della quale è in “area C”, cioè a controllo israeliano.

La zona è vicina al villaggio di Rantis, a Nord-Ovest di Ramallah, lungo il confine ufficiale della Linea Verde e all’interno di un’area dichiarata da Israele “zona militare”.

Nella stessa zona fra la città israeliana di Rosh Ha’ayin e il villaggio palestinese di Rantis scava da anni la Compagnia petrolifera israeliana Givot Olam che dichiara un ricavo di oltre 40 milioni di dollari negli ultimi tempi e che le riserve del sito Maged 5 conterrebbero 3,5 miliardi di barili di petrolio.

 

In merito, il ricercatore israeliano Dror Etkes all’inizio del 2014 in un’intervista all’emittente qatarina Al Jazeera ha dichiarato che gli scavi della Compagnia israeliana entrano per decine di metri nel territorio palestinese e che la maggior parte delle risorse si trova nella Cisgiordania.

I palestinesi fanno osservare che Israele negli anni ha modellato il percorso del Muro di separazione per acquisire il migliore accesso al sito nonostante l’Accordo di Oslo del 13 settembre 1993 preveda la formazione di un Comitato Congiunto in materia di valorizzazione delle risorse.

E non sembra un caso che nell’asfittico “processo di pace” fra le numerose richieste israeliane vi sia anche lo scambio di territori proprio in questa area.

Al contrario, l’ANP, in costante crisi finanziaria e con un crescente tasso di disoccupazione, è dipendente dagli aiuti internazionali.

Inoltre, sottoposta all’economia israeliana ha registrato il crollo della produzione agricola – per la continua confisca della terra – e l’azzeramento delle iniziale infrastrutture industriali.

 

Aldo Madia

Aldo Madia

Aldo Madia, per oltre 40 anni ha svolto attività sul terrorismo in Italia e Paesi europei e dell’opposizione armata in Medio Oriente, Asia e Africa.

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