Volevano quel ponte lo Zar, Hitler e Stalin. A Putin realizzarlo
Ukraine again names the price closer to the EU - perhaps not in order to get the money. Kiev in exchange for a successful European integration offers the EU to invest € 20 billion in infrastructure projects in Ukraine, in particular in the construction of a bridge across the Kerch Strait.

Kiev in exchange for a successful European integration offers the EU to invest € 20 billion in particular in the construction of a bridge across the Kerch Strait.

Il 3 marzo, il premier Dmitri Medvedev ha firmato il decreto che stanzia i soldi necessari al progetto del ponte che unirà Kerch, in Crimea a Krasnodar, Russia. Costo tra i 3 e i 5 miliardi di dollari. Termpi, dallo studio di fattibilità alla prima posa, secondo i calcoli di Mosca dovrebbe passare non più di un anno e il Cremlino promette che i lavori partiranno entro il 2015. “Daremo ricchezza a tutta l’area” ha detto il premier russo Medvedev durante una riunione di gabinetto al Cremlino. “Ci aspetta una grande impresa” gli ha fatto eco Putin: “Serve una grande opera che stupisca il mondo”.

Quel collegamento è davvero vitale per lo sviluppo economico della regione. Anche perché il Mare d’Azov è lo sbocco naturale del Don, il fiume su cui transita gran parte del commercio meridionale della Russia e attraverso le cui acque la Russia trasporta immensi volumi di carbone, grano e legname. Ridurre i tempi di trasporto di merci e persone tra una sponda e l’altra della vecchia e nuova Russia di Crimea aiuterà non poco le comunicazioni e i commerci. In un’altra ottica ma non a caso il ponte sullo Stretto di Kerch era parte delle stesse trattative di due anni fa tra Ucraina e Ue.

Il progetto russo prevede quattro corsie per auto e tir, e due linee ferroviarie che favoriranno molto anche il turismo nel Mar Nero, di cui finora aveva goduto per lo più la sola Ucraina. La notizia del collegamento tra Kerch e Krasnodar era circolata (e diffusa anche da RemoContro) già nelle ore precedenti al referendum della Crimea. Già le difficoltà per i rifornimenti, il cambio della moneta e la tensione con le forze ucraine stanno mettendo a dura prova la popolazione. Il ponte potrebbe tamponare le incertezze sul futuro della Crimea e far ripartire quanto prima la macchina economica.

L’idea di quel ponte è quasi ‘antica’. Dopo i progetti dello zar Nicola II, interrotti per la prima guerra mondiale, fu nientemeno Adolf Hitler, dopo aver occupato la Crimea, a pensare ad un passaggio che avrebbe garantito al Terzo Reich di raggiungere l’Asia fino alle Indie. Prima di lui, però, ci aveva già pensato Joseph Stalin, il quale –dopo aver cacciato i tedeschi– nel 1944 inaugurò in fretta e furia un ponte, giusto in tempo per potersene vantare con Churchill e Roosevelt durante la Conferenza di Yalta, Crimea, nel febbraio 1945. Ma il ponte crollò poco dopo tempo e la Crimea divenne Ucraina.

Se ne torna a parlare con i sussulti “arancioni”, con Viktor Jushchenko e poi Yulia Timoshenko, sino al 2010 quando Viktor Yanukovich -i presidente scacciato da Maidan– firma un memorandum che pone le basi per l’opera condivisa tra Russia e Ucraina. La via di comunicazione che collegherà Kerch a Krasnodar non solo è nel Dna della Russia da sempre, ma oggi serve anche a blindare il Mar d’Azov e con esso la penisola di Crimea che ben difficilmente tornerà ad essere territorio dell’Ucraina. A smentire chi pensava che quanto sta accadendo oggi è frutto dell’improvvisazione.

 

Tags: Crimea ponte
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