100 anni dopo Panama
parte canale Nicaragua
Cina verso l’Atlantico

Il primo a pensarci fu Napoleone III, l’amico di Cavour per capirci, all’inizio del XIX secolo, il 1800 per non fare confusione. Allora il canale di Panama era forse nella zucca di qualche ingegnere ma l’idea di unire l’Oceano Atlantico con Pacifico tagliando a metà strada senza fare il periplo di tutto il Sud America era il sogno di ogni potenza coloniale di allora. Pensa in grande alla Napoleone: tagliare il centramerica dal Nicaragua, risalire un fiume sino al lago Nicaragua e poi scavale un canale di 10 chilometri sino al Pacifico. Pareva un fola ma gli Stati Uniti, che avevano macinato l’idea sino all’inizio del ‘900, comprarono i diritti francesi su Panama e salvarono il Nicaragua.

 

I due canali

I due canali

 

Ultimo accenno di storia prima di passare alla cronaca. Il prossimo dicembre si celebreranno i cento anni dalla costruzione del Canale del Panama, ma non solo. In quel mese infatti dovrebbero iniziare Nulla di napoleonico ma di più, per grandiosità. Con uno splendido colpo di teatro, in coincidenza con i 100 anni di Panama, inizieranno i lavori per la costruzione di un altro canale transoceanico in centroamerica. Proprio quello del Nicaragua. La compagnia cinese HKND Group, con sede a Hong Kong, si è aggiudicata l’appalto per la realizzazione dell’opera e, in base al contratto siglato con il governo di Daniel Ortega, gestirà il canale per i prossimi cinquant’anni, prorogabili poi per altri 50.

 

Nonostante i lavori non siano ancora nemmeno iniziati, al progetto sono già state mosse le prime critiche. Problemi ambientali. Le maggiori preoccupazioni sono ovviamente dei nicaraguensi, ma anche dei cittadini di altri Paesi del centro America attorno all’impatto ambientale che la gigantesca opera di scavo e costruzione e il successivo funzionamento del canale provocheranno sugli equilibri della regione. Secondo tecnici e operatori del posto, l’opera si estenderà su almeno sette aree protette del Nicaragua, oltre a due riserve naturali: l’isola di Ometepe, situata sul Gran Lago e la Seaflower nei Caraibi, ma anche la zona di Cuenca de los lagos dove si trova il fiume San Juan.

 

Panama e le crociere

Panama e le crociere

 

Due membri dell’Accademia di Scienze del Nicaragua, Jorge Huete-Pérez e Jaime Incer Barquero, da mesi criticano l’operato della compagnia cinese sulla base di studi ambientali commissionati dalla società britannica Environmental Resources Management. “Una perdita di idrocarburi in mare o un sisma potrebbero generare una catastrofe ecologica dell’intera area”, ha affermato Salvador Montenegro, direttore del Centro per le Ricerche sulle Risorse Idriche dell’Università Nazionale Autonoma del Nicaragua. L’ambientalista nicaraguense Kamilo Lara ribatte che gli oppositori del progetto puntano a impedire la costruzione del canale. E la butta sullo sviluppo economico.

 

I numeri che riguardanti l’economia del Paese parlano chiaro. In Nicaragua 6 milioni di abitanti, il 45% della popolazione, vive sotto la soglia di povertà. Stando alle prime previsioni ufficiali, il Canale porterebbe una crescita economica di circa il 10,8% annuo, mentre i lavori che dureranno tra i 10 e i 15 anni, daranno occupazione a circa 1 milione di persone. Ed ecco la decisione del cinese Wang Jing, alla guida HKND Group, che dà tutto per scontato e nel presentare il progetto qualche mese fa ha affermato che il canale di Nicaragua sarà più grande di quello panamense. Fornendo dati impressionanti. Il canale vero e proprio, strade, un oleodotto, due porti, due aeroporti e zone franche

 

Tutte le alternative del diavolo

Tutte le alternative del diavolo

 

Lunghezza del “Nicaragua” 286 chilometri, il triplo di quello di Panama, consentirà la navigazione a navi container con carichi massimi di 250.000 tonnellate, il doppio del peso permesso lungo il canale di Panama. Incurante delle critiche Wang Jing e la HKND Group hanno annunciato l’accordo con altre due società che porteranno avanti gli studi sulla viabilità per decidere quale sarà il percorso che seguirà il Canale. Si tratta dell’australiana MEC Mining e della belga SBE. I titolo di cronaca, e qui torniamo alla Storia, le ipotesi di percorso restano oggi aperte come lo furono allora. Le tecnologie attuali rivoluzioneranno le scelte. Intanto una proposta di nome: Canale Napoleone III

 

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