sabato 20 luglio 2019

La Crimea sceglie
95% dice Russia
Ora trattativa vera

La Crimea sceglie la Russia, 95% i sì. Putin a Obama: ‘Il referendum rispetta legge’. Il premier della Crimea: ‘Lunedì chiediamo l’annessione’. Oltre un milione di filorussi ha votato per l’adesione nel referendum. Migliaia in piazza a Sebastopoli per festeggiare la scontata vittoria dei sì.

Oltre un milione di filorussi ha detto “sì” all’adesione alla Russia con percentuali di oltre il 95%, secondo i primi dati ufficiali. Siamo tornati a casa”, “Russia ti amo”, gridano in centinaia a piazza Nahimov a Sebastopoli dove, in un tripudio di bandiere russe e sulle note dell’inno di Mosca, la festa è scattata mentre ancora si contavano le schede. Certo non si aspettavano sorprese: “sì” a valanga e affluenza anche nei villaggi tatari nonostante il boicottaggio della minoranza etnica.

 

Mentre Stati Uniti ed Europa tuonano contro il Cremlino bollando come “illegale e illegittimo” il referendum e annunciando sanzioni già per domani, Putin è diventato un’icona in Crimea: guai a parlarne male, anche solo per un attimo. Qui lo amano in tanti, soprattutto giovani, mentre gli anziani preferiscono guadare al passato, sovietico. Nel corso di una telefonata con Barack Obama, Putin ha ribadito che il referendum in Crimea “è pienamente conforme al diritto internazionale”.

 

“Mosca accetterà l’esito della consultazione” ha detto Putin. Praticamente un “benvenuti in Russia”. Il presidente ha conversato con la cancelliera Angela Merkel, con la quale è in piedi una trattativa per una missione degli osservatori Osce, che per più giorni sono stati bloccati alla frontiera settentrionale della Crimea. Merkel, nella telefonata con Putin, ha condannato la presenza delle truppe russe nell’area di Kherson, ultima città ucraina prima del cancello di ingresso in Crimea.

 

Kiev, che oggi perde un pezzo di patria, ha annunciato per bocca del ministro della Difesa Igor Teniukh una “tregua” in Crimea con Mosca fino al 21 marzo, giorno del primo esame della Duma russa della legge per l’annessione di terre straniere e della firma della parte politica dell’accordo di associazione tra l’Ucraina e la Ue. Fino ad allora, è l’impegno, non saranno bloccate le unità militari ucraine nella Penisola e ‘nessuna misura sarà presa contro le nostre infrastrutture e ‘siti militari”.

 

Sullo sfondo le bordate che partono da Washington, Bruxelles e da tutte la cancellerie europee contro le mosse “pericolose e destabilizzanti” del Cremlino, con la Casa Bianca che esorta la comunità internazionale a intraprendere “passi concreti per imporre dei costi” all’orso russo. L’accusa a Putin è di aver scelto una strada che lo porterà all’isolamento. Forse andrà così, forse no. A Sebastopoli, sede della Flotta russa sul Mar Nero, il presidente russo non risulta affatto solo.

 

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