giovedì 23 maggio 2019

La tifoseria da stadio
trasforma le contese
in campo di battaglia

Non sono tifoso da stadio per puro disinteresse calcistico, ma sono partigiano. Un tempo per ideologia, ora per antipatia. Berlusconi lo detesto perché… è ciò che è. Certo che anche Renzi… E pure la faziosità non è più quella di una volta! La scomoda posizione del dubbio che cresce con le più cedevoli certezze dell’età. […]

Non sono tifoso da stadio per puro disinteresse calcistico, ma sono partigiano. Un tempo per ideologia, ora per antipatia. Berlusconi lo detesto perché… è ciò che è. Certo che anche Renzi… E pure la faziosità non è più quella di una volta! La scomoda posizione del dubbio che cresce con le più cedevoli certezze dell’età. Berlusconi e Renzi sono poi così differenti tra loro? Un dubbio simile lo avevo imparato in guerra. Dura lezione quella, anche perché non ha esami di riparazione per asini. Cosa c’è di più schierato di una guerra? Chi ti spara contro non è amico. Ma è una regola sempre valida ?

 

I “nostri” e gli “altri”, che poi tendiamo a far coincidere con i “buoni” e con i “cattivi”. Sono caduto nella trappola mille volte e quindi confesso. E spiego. Balcanizziamoci: nella Sarajevo assediata chi potevano essere i buoni e i cattivi? Facile. All’apparenza. Riesamini coi documenti della storia quattro anni di massacri e magari scopri che tra le vittime principali non tutti erano esattamente dei “buoni”. E le bombe “umanitarie” sulla Jugoslavia del cattivissimo Milosevic a difesa dei buoni kosovari? Lì la menzogna è stata più facile da svelare, ma intanto l’inganno ha raggiunto l’obiettivo.

 

Potrei fare esempi infiniti e narrarvi di inganni molto più elaborati di quelli citati, ma l’obiettivo oggi è di esprimere una preoccupazione molto attuale. L’approccio sempre più “tifoso” che colgo sulla questione Ucraina. Forse io stesso ne sono vittima. Troppi nazisti in giro per quelle terre dagli anni ’40 in poi e troppi personaggi laidi, l’altro ieri, a fare il tiro a segno tra le trincee della Maidan, a fingersi rivoltosi o uomini d’ordine. Il problema che mi turba è il processo mentale secondo cui il rilevare le porcate di una parte, diciamo la Cia, ti fa diventare amico di quel ‘gentleman’ di Putin.

 

La irrazionalità del contrario. Come sostenere che se uno è stupido l’altro è per forza intelligente, o se uno è disonesto l’altro è santo o se uno è un despota l’altro è un democratico? In ciò che è accaduto a Kiev non ho intravvisto costruttori di pace, mentre è emersa come figura simbolo dello sporco che s’è mosso dietro le legittime aspirazioni di benessere degli ucraini, la meschina figura di Victoria Nuland, la responsabile della politica Usa per gli affari europei e asiatici, colei che ha sintetizzato le sensibilità americana per le aspirazione ucraine verso l’Ue in un «Fuck the Eu». Stupida.

 

Chiarito che se uno ritiene che i nuovi governanti di Kiev cresciuti attorno all’organizzazione neo nazista e xenofoba di Sloboda, non possano essere interlocutori di alcun governo democratico europeo, non è automaticamente amico e tifoso di quell’altro grande “democratico” che comanda al Cremlino. Proviamo a superare un altro equivoco. Il diritto all’autodeterminazione della Crimea. Avevo già proposto la contraddizione occidentale tra Kosovo e Crimea sulla base della convenienza politica. Un amico osserva che per la Crimea si tratterebbe non di indipendenza ma di annessione alla Russia.

 

Distinguo non contemplato in nessun testo visto che quando uno sceglie di liberarsi, decide da solo dove e con chi andare. Poi sulla questione della “Grande Albania” o “Grande Kosovo” potremmo scrivere libri. Escluso che l’Italia debba restituire a ‘Cecco Peppe’ Trento e Trieste, l’osservazione del mio amico, decisamente tifoso ma sempre acuto, merita comunque una sua attenta riflessione. Documento della direzione dell’Università di Padova e presentato alla Conferenza generale della Helsinki Citizens’ Assembly, Bratislava, 1992. Testo in inglese che rimastichiamo in lingua nostrana e sintesi

 

Uno. Diritti umani e diritti dei popoli: il nuovo diritto internazionale. La Carta delle Nazioni Unite stabilisce all’articolo 1 che il rispetto dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli è uno dei fini delle Nazioni Unite. Ogni essere umano ha diritti innati, inviolabili, imprescrittibili che preesistono alla legge scritta. L’individuo è soggetto di sovranità e viene prima dello Stato e del sistema degli Stati. Se esistono contrasti tra diritti umani internazionalmente riconosciuti e diritti degli Stati, i primi devono prevalere. E occorre che le istituzioni internazionali ora si adeguino.

 

Due. Il diritto di autodeterminazione. Chi sono i ‘popoli’. L’autodeterminazione si scontra con il diritto degli Stati alla integrità territoriale. Stando al diritto internazionale dei diritti umani, chi è soggetto titolare del diritto all’autodeterminazione è il popolo distinto dallo Stato. Manca però la definizione di popolo. Gli Stati giocano sull’ambiguità, non volendo ammettere che i popoli hanno una propria soggettività. Gros Espiell, definisce popolo ‘qualsiasi particolare comunità umana unita dalla coscienza e dalla volontà di costituire una unità capace di agire in vista di un avvenire comune’

 

Dunque, mi pare di capire che due sono gli elementi fondamentali che fanno un popolo e lo distinguono da altri tipi di comunità umane, quali le minoranze etniche, o linguistiche o culturali e quelle comunità che nei documenti delle Nazioni Unite vengono denominate popolazioni autoctone: a) l’esistenza di un comune patrimonio culturale; b) l’esistenza di un comune progetto di futuro politico, la cui realizzazione comporti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione. Che ‘il progetto condiviso’ preveda indipendenza o aggregazione a Stati preesistenti non viene neppure preso in considerazione.

 

Il principio di autodeterminazione dei popoli è sancito dagli articoli 1, 55 e 76 della Carta delle Nazioni Unite. Testo dei Patti internazionali sui diritti umani del l966: “Articolo l) Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale. 3). Gli Stati parti del presente Patto, debbono promuovere l’attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello statuto delle Nazioni Unite”.

 

La Dichiarazione Universale dei diritti dei popoli conosciuta come Carta di Algeri, stabilisce che “ogni popolo ha il diritto imprescrittibile e inalienabile all’autodeterminazione”. Problema l’accedere all’indipendenza di popoli e territori non autonomi. Questo comporta mutamenti territoriali e modifiche di confini che, nel vecchio diritto internazionale, costituirebbero violazione del principio di integrità territoriale degli Stati. Di solito finisce in guerra. Successivamente, nella maggior parte dei casi, il conflitto che aveva una dimensione interna tende a divenire internazionale. Sappiamo.

 

Bel pasticcio. Esiste la possibilità di realizzazione pacifica del diritto di autodeterminazione? “Il diritto all’autodeterminazione ha una virtualità permanente” sostiene Gros Espiell. Questo significa che finché c’è popolo c’è diritto di autodeterminazione. Quesito: ma siccome ciò, nel sistema internazionale contemporaneo, oltre che generare conflitti armati sfocia nella creazione di nuovi Stati sovrani armati, che significa aumento di statualità armata e quindi del pericolo di conflittualità armata, è veramente utile e giusto favorire l’autodeterminazione al di fuori del contesto di liberazione coloniale?

 

Altro quesito. Oltre le misure e le caratteristiche di un editoriale giornalistico, c’è una conclusione più o meno logica a tanto scrivere? Il problema è il confine tra ‘minoranza’ e ‘popolo’. Questione cruciale, perché se di popolo si trattasse scatterebbe il diritto all’autodeterminazione del soggetto collettivo. Il problema dei diritti delle minoranze si complica quando la cosiddetta minoranza di uno Stato si identifica con il popolo maggiore di uno o più altri Stati. In questi casi la minoranza oltre a chiedere non discriminazione avanza la domanda di autonomia territoriale o di autodeterminazione.

 

Chi sa se Kerry, Putin o quella sciocca di Victoria Nuland hanno mai pensato a tutto ciò?

 

Potrebbe piacerti anche