mercoledì 20 marzo 2019

Nucleare iraniano
dubbi Ue e trame
Rispunta Lockerbie

Durante la prima visita a Teheran il 10 marzo l’Alto e discusso rappresentante della politica estera dell’Unione Europea Catherine Ashton ha chiarito quella che dovrebbe essere la posizione della Comunità Internazionale. Non c’è alcuna garanzia che le trattative in corso portino all’accordo

L’Alto rappresentante, come ha pomposamente definito il ruolo la stessa Ue, ha dichiarato che non c’è alcuna garanzia che le trattative in corso fra l’Iran e il gruppo dei 5P +1 (i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU più la Germania) portino all’Accordo finale entro luglio. Di fatto

viene sconfessata l’intesa approvata a Ginevra nel novembre 2013 e confermata dall’Accordo tecnico del febbraio 2014 a Vienna.

Il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif si è invece detto fiducioso che entro i quattro mesi che restano l’accordo definitivo possa essere raggiunto ponendo fine alle sanzioni internazionali che hanno considerevolmente danneggiato l’economia iraniana.

 

La replica del Ministro Zarif non è bastata ai conservatori vicini all’ex Presidente Mahmud Ahmedi Najad che hanno tratto vantaggio dalle dichiarazioni dell’Alto rappresentante europeo per legittimare i recentissimi attacchi ai riformisti. Alcuni episodi significativi.

– L’attivista Maryan Shafipour è stata espulsa dall’Università e condannata a 7 anni di prigione dalla Corte Rivoluzionaria di Teheran per avere mantenuto rapporti continuativi con i leader riformisti Hussein Moussawi e Megdi Karroubi, da tre anni agli arresti domiciliari.

– L’attivista riformista Rezavi Faglyh, ideatore delle proteste anti-regime del giugno 2009 è stato tratto in arresto per avere organizzato una riunione di attivisti ad Hamedan.

– Saaed Pourazizi, Direttore del quotidiano riformista Bahark, è stato condannato a tre mesi di prigione e il quotidiano è stato sospeso per sei mesi per avere criticato il ruolo politico della leadership religiosa.

 

Unione europea tutta al negativo dunque sulla scia della Ashton? Nel corso dei colloqui sono emersi anche segnali positivi.

La Baronessa Ashton ha comunicato la possibile apertura di un Ufficio di Rappresentanza europeo in Iran mentre a Bruxelles la Commissione Parlamentare tedesca per gli Affari esteri decideva l’approvazione di un sostanziale alleggerimento delle sanzioni all’Iran.

Dal suo canto, il Ministro Zarif ha rinnovato l’interesse per un significativo incremento delle relazioni con l’EU nei settori dell’energia e del commercio.

 

Il clima comunque non distensivo dell’incontro EU – Iran è stato reso ancora più difficile da due notizie clamorose che chiamano in causa l’Iran.

La prima proviene dalla Bulgaria e riguarda la conclusione delle indagini svolte sull’attentato del luglio 2012 all’aeroporto di Burgas a danno di turisti israeliani in vacanza sul Mar Nero che provocò la morte di 6 cittadini israeliani e dell’autista del pullman oltre a 30 feriti.

Secondo i media locali il 22 giugno la Polizia bulgara depositerà l’esito dell’inchiesta condotta con la collaborazione di Cia e Mossad.

L’esecutore materiale sarebbe Hassan el Haji Hassan, 25 enne militante del braccio armato di Hezb’Allah libanese con passaporto canadese.

L’assassino sarebbe stato identificato attraverso tracce del DNA rinvenuto su tovaglioli e due capelli trovati nella sua camera d’albergo a Nassebar, a Nord di Burgas.

 

La seconda rivelazione è diretta e dettagliata: forse troppo.

L’emittente qatarina Al Jazeera -non esattamente un testimone giornalistico “terzo”- ha diffuso le confessioni di un’ex spia iraniana, Abolghassemm Mesbhai, che ha tradito ed è sotto protezione in Germania.

Il spia sostiene che l’esplosione dell’aereo della Pan Am sopra Lockerbie, in Scozia, nel 1988 con la morte dei 270 passeggeri a bordo fu voluta dall’Ayatollah Khomeini come ritorsione per l’abbattimento accidentale di un jet iraniano con 290 persone da parte della Marina americana.

Esecutori della strage sarebbero Ahmed Jibril, oggi 75 enne, capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina con base a Damasco, il suo braccio destro Hafez Dalkamoni; il giordano Marwan Khreesat, esperto di esplosivo; l’egiziano Mohammed Abu Talb, che probabilmente mise la bomba sull’aereo della Pan Am.

 

L’evento -va ricordato- fu addebitato alla Libia, il cui leader Gheddafi, dopo aver negato, riconobbe la responsabilità del Paese e pagò un miliardo e mezzo di sterline di indennità per le vittime.

Dopo la sentenza della Corte Speciale in Olanda, Gheddafi nel 1999 consegnò all’Autorità inglese competente l’unica persona condannata, Abdelasaet al Megrahi agente dei Servizi, che fu incarcerato in Scozia.

Megrahi che si dichiarò sempre innocente come il suo presunto complice Al Amin Khalifa poi assolto, fu scarcerato per grave malattia nel 2009 e rientrò a Tripoli dove morì nel maggio 2012.

L’Iran ha smentito seccamente questa nuova accusa, che certo non crea terreno fertile per l’auspicata ripresa negoziale con l’Occidente e in particolare con gli Usa.

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