martedì 25 giugno 2019

La sfida Crimea
per ora tante parole
ma paura dei fatti

Ue e Usa: pronti a passi decisivi. Scontri a Donetsk, uccisi 2 manifestanti. Strasburgo: «La Russia lasci la regione». Mosca: «Risponderemo con decisioni simmetriche». Kerry: «Putin scelga il dialogo o si torna indietro di decenni». Battaglia nella notte tra filo e anti russi a est dell’Ucraina.

Un conflitto militare non è un’opzione, ci garantisce la cancelliera tedesca Angela Merkel, ma dure sanzioni contro la Russia. Anche la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ammonisce Mosca. Per il premier di Kiev ovviamente «la Crimea è Ucraina e non riconosceremo il referendum». Per la Russia evidentemente non è Kiev il problema. Gli Stati Uniti preparano una risoluzione Onu contro la secessione della Crimea. Già pronta la replica di Mosca sulle risoluzioni carta straccia su Israele.

 

“Se domenica ci sarà il referendum, già lunedì saranno intrapresi «passi seri» contro la Russia da parte di Stati Uniti e Europa”: annuncia il segretario di Stato americano John Kerry, parlando al Congresso. Mosca reagisce subito: «Risponderemo con decisioni simmetriche». Vladimir Putin dunque contrattacca. La Russia «non ha colpa» ma è stata «coinvolta nella crisi»: dichiara il presidente russo, in un incontro al consiglio di sicurezza, dove ha snobbato l’emergenza Kiev.

 

Strepiti a urla da Kiev: «Il mio Paese è stato aggredito senza motivo da uno Stato vicino, e questo è inaccettabile nel ventunesimo secolo», ha detto il premier ad interim dell’Ucraina, Arseniy Iatseniuk. «La Crimea era, è, e sarà parte integrante dell’Ucraina. Non riconosceremo mai il risultato di un referendum artificioso e falso». Tutto fermo all’inizio della crisi. «La Russia non vuole una guerra, e nemmeno i russi», gli risponde l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin.

 

A pochi giorni dal referendum di domenica con cui la Crimea deciderà la secessione, i tentativi diplomatici per convincere la Russia -oltre agli strepiti e le parti in commedia di cui cui abbiamo detto sopra- proseguono incalzanti. L’Ocse ha sospeso temporaneamente il processo di adesione di Mosca. Segnali senza rotture. John Kerry ha parlato con il collega britannico William Hague, prima di una telefonata al ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov che incontrerà domani a Londra.

 

Come sanare la forzatura politico-militare degli impresentabili estremisti di Maidan concedendo qualcosa alla Russia senza arrivare alla spaccatura dell’Ucraina e ad una crisi internazionale di portata imprevedibile? Questa la domanda che resta ancora senza risposta. Il resto è recita, ruolo delle parti sperando in una trovata diplomatica risolutiva. Tipo una Federazione o -meglio ancora- Confederazione Ucraina dove l’attuale Repubblica indipendente di Crimea avrebbe ruolo e dignità.

 

Potrebbe piacerti anche