• 27 Febbraio 2020

3 anni dopo Gheddafi
Libia senza Premier
Petrolio a chi lo piglia

Ha fatto in tempo a mantenere almeno una promessa il premier libico Ali Zeidan, cacciato dal Congresso di Tripoli, il Parlamento provvisorio della Libia post Gheddafi. Fiamme e fuoco contro i ribelli secessionisti della Cirenaica che lo avevano sfidato con la vendita del primo carico di petrolio a uno Stato straniero, 350mila barili per 30 milioni di dollari: «Bombarderò quella nave se lascia il porto di Al Sidra». Quando la Morning Glory, battente bandiera nordcoreana, ha forzato il cordone di pescherecci armati di mitragliere che doveva impedirle di lasciare la rada, e ha preso il largo è stata inseguita fino alle acque internazionali e sarebbe stata danneggiata ma leggermente.

 

La petroliera nordcoreana Morning Glory nel porto di Al Sidra
La petroliera nordcoreana Morning Glory nel porto di Al Sidra

 

Cacciato Ali Zeidan, al suo posto è stato nominato il ministro della difesa, Abdullah al Thani che resterà in carica per 15 giorni, prima dell’elezione di un nuovo premier. Le elezioni parlamentari non sono state ancora fissate. A Sirte sono già scoppiati scontri fra milizie pro e contro il governo centrale di Tripoli. L’Est è in gran parte in mano a milizie ex rivoluzionarie secessioniste, alcune ispirate alla senussia, la corrente islamica della Cirenaica, e pesantemente infiltrate da elementi ex di Al Qaeda. Derna e Al Baida sono in mano a gruppi apertamente qaedisti, come Ansar al Sharia. Il Fezzan Sebha è assediato da milizie islamiste che arrivano dal deserto del Niger e del Mali.

 

Anche Misurata, a 200 chilometri da Tripoli, è in mano alla Brigata che porta il nome della città, decisiva nella guerra contro Gheddafi ma che ora risponde solo a se stessa ed è stata incaricata dal nuovo governo di condurre l’offensiva contro di secessionisti della Cirenaica, o «Barqa» in dialetto arabo locale. Libia di fatto in preda all’anarchia. Scatenante nella crisi che covava, la provocazione della petroliera nordcoreana arrivata al terminal petrolifero di Sidra. La zona è controllata da un gruppo armato separatista, e la petroliera aveva cominciato a caricare a bordo barili di greggio. La petroliera, la Morning Glory, già il 4 marzo aveva provato ad attraccare senza però riuscirvi.

 

Resta invece da provare il coinvolgimento di Pyongyang, che già l’estate scorsa aveva provato a eludere gli embarghi internazionali commissionando a Cuba un carico di armi, salvo poi essere scoperta all’imbocco atlantico del Canale. In gioco ci sono anche altre ipotesi. Un portavoce della compagnia di Stato libica National Oil Corporation ha affermato che la Morning Glory sarebbe di proprietà di una società saudita. Ovviamente Riyadh nega. Secondo altri analisti potrebbe trattarsi di una semplice imbarcazione di contrabbandieri. Più probabilmente l’operazione è stata organizzata dalla Corea del Nord per sopravvivere all’isolamento economico in cui versa ormai da anni.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

Read Previous

Il dopo Porcellum
è solo Bastardellum
Ribattezza Sartori

Read Next

Chi ha organizzato
la Maidan di Kiev