venerdì 19 luglio 2019

Venezuela dimenticato un anno dopo Chavez

Pochi giorni fa il primo anniversario dalla scomparsa di Hugo Chávez Frías. Lascito oggi? Il culto della personalità che poi è, la grande bugia. Chávez oggi, il “comandante supremo ed eterno“. I problemi e le tensioni di un Paese che ormai non crede più nella rivoluzione bolivariana

Venezuela dimenticato un anno dopo Chavez

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Dopo cinque settimane in cui il Venezuela è scosso quotidianamente da manifestazioni violente, nei giorni scorsi è toccato ai medici scendere in piazza. Il movimento di protesta è chiaramente politico, perché la stragrande maggioranza dei manifestanti chiede le dimissioni del presidente Nicolas Maduro, eletto dopo la morte del suo predecessore e mentore Hugo Chávez. A protestare è la destra contro le nazionalizzazioni volute da Chávez.

Un anno e pochi giorni fa, all’ospedale Militar Carlos Arvelo di Caracas moriva l’uomo che lanciò il Venezuela nel sogno del socialismo del XXI secolo, colui che diede alle classi più povere e disagiate della società la possibilità, la speranza di riscatto, ma che di fatto ha lasciato ai suoi successori in eredità un Paese diviso. Una frammentazione che è oggi l’origine della crisi poco raccontata del Venezuela.

Chavez arrivò al potere nel 1999 e morì durante il suo quarto mandato a 58 anni. Per Chavez Venezuela e l’America Latina dovevano ribellarsi al dominio imperialista degli Stati Uniti. Chavez commise l’errore di molti altri suoi predecessori, quello di considerare tutti mali della nazione come la conseguenza diretta delle politiche statunitensi, convinzione che gli ha impedito di guardare i problemi del Paese e cercare soluzioni.

Tutto è cominciato lo scorso 4 febbraio, quando un tentativo di stupro in un campus universitario ha fatto esplodere la protesta. Per inquadrare la vicenda bisogna considerare che il Venezuela è ormai diventato uno dei paesi più pericolosi del mondo, con una media di 65 omicidi al giorno su una popolazione di 29 milioni di abitanti. Furti, stupri e aggressioni a mano armata sono sempre più frequenti e hanno creato un clima di paura e oppressione.

Gravi problemi interni. L’Osservatorio venezuelano sulla violenza ha diffuso cifre che parlano di 24.763 persone uccise durante il 2013, ovvero 79 ogni 100mila abitanti. Causa di questa violenza la spaccatura, la disuguaglianza e l’odio tra le varie classi sociali. Il direttore dell’Osservatorio ha affermato che “il crimine in Venezuela è diventato una banalità. I delinquenti sparano come se fosse un divertimento, lo chiamano il grilletto allegro”.

Nonostante il Venezuela disponga delle più importanti riserve petrolifere al mondo, l’inflazione ha superato il 56 per cento annuo e lo stato deve affrontare la carenza di beni essenziali come prodotti alimentari, per l’igiene, e medicine. Il governo Chevez ha il merito di aver garantito ai più poveri il diritto all’alimentazione, all’alloggio e allo studio attraverso un imponente sistema di assistenza sociale, e questo spiega il ricordo di Hugo Chávez.

Dall’episodio di violenza nel campus universitario le manifestazioni hanno presto raggiunto la capitale Caracas e le altre città. Il sentimento di protesta si è propagato sull’onda dell’inflazione, della carenza di beni e del senso di insicurezza, a cui bisogna aggiungere la repressione delle manifestazioni, che con un bilancio di 20 morti e circa 300 feriti ha aggiunto l’indignazione alla collera. L’opposizione cerca di agganciare la piazza.

Il problema della revoluciòn, secondo alcuni, sarebbe però stato lo stesso Chavez. Era la sua personalità a guidare il Paese, e dopo la sua morte chi lo ha sostituito non si è dimostrato in grado di seguire la sua stessa linea politica. Con la scomparsa del leader i suoi successori si sono limitati a occupare gli enormi spazi di potere lasciati vuoti. Poco dopo è stata la crisi a evidenziare le non poche fratture al loro interno.

A essere frammentata è anche l’opposizione, ormai priva di un nemico della statura di un Cavez contro il quale potersi accanire. Lo si vede, ad esempio, nelle differenze tra Henrique Capriles Radonski, ex candidato presidenziale e ora governatore dello stato di Miranda che punta al cambiamento democratico e costituzionale del Paese, e Leopoldo Lopez che invece ritiene necessarie la lotta callejera e le proteste.

A un anno dalla scomparsa di Chavez e il Venezuela sembra un figlio orfano del padre. Forza e furbizia del ‘caudillo’ che non appartengono certamente a Nicolas Maduro, che dopo il buon risultato ottenuto alle elezioni municipali, sembrava poter contare sul sostegno della maggioranza della popolazione, ma che adesso si trova ad affrontare una delle peggiori crisi economiche e sociali mai affrontate dal Venezuela.

Le domande che adesso si pongono i venezuelani è se la rivoluzione bolivariana è morta insieme a Chavez e se la recente ondata di proteste si sarebbe verificata anche se il caudillo fosse stato ancora al potere. Il problema della revoluciòn, secondo alcuni, sarebbe però stato lo stesso Chavez. Era la sua personalità a guidare il Paese, e dopo la sua morte chi lo ha sostituito non si è dimostrato in grado di seguire la sua stessa linea politica.

 

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