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venerdì 20 Settembre 2019

Giornali e la notizia
La carta e l’insalata

Giornali a precipizio per i contenuti o per l’assalto del web? Dati impietosi dell’ADS, Accertamenti Diffusione Stampa di Milano forniti dal sempre attento sito dell’inossidabile Franco Abruzzo. Dato il tema andremo a curiosare presto anche sugli ascolti tv dove non è tutto oro ciò che luccica

Tanti anni fa, quando iniziai lo strano e bellissimo mestiere di giornalista, era battuta corrente ad insegnare l’umiltà, che qualsiasi cosa di importante tu scrivessi, il giorno dopo comunque finiva ad incartare l’insalata. O peggio. Oggi, data la diffusione dei giornali, per l’incarto meglio organizzarsi diversamente. Pensate che il mio primo giornale, Il Secolo XIX, era il monopolista a Genova, direttore Piero Ottone in transito per il Corrierone della Sera, e vendeva attorno alle 200 mila copie, una enormità. Oggi, dati ADS, Accertamento Diffusione Stampa, il “Monono” non arriva a 54 mila.

 

Malinconie e parte, prima diamo i numeri poi proviamo a ragionarci sopra per cercare di capire cosa accade. Il Corriere della Sera si conferma il quotidiano più venduto, con 332 mila copie. Segue La Repubblica, a 282 mila copie. La Stampa chiude il podio con 184 mila copie. Il Sole 24 Ore, quarto e primo tra i quotidiani economico, tocca i 140 mila precedendo Il Messaggero a 136 mila. Fa corsa a sè la Gazzetta dello Sport, con 191 mila copie e le 212 mila con l ‘edizione del lunedì. Gerarchie simili nella vendita di copie digitali. Corriere 66 mila copie, Repubblica a 53 mila, Sole 38 mila.

 

Insomma, la carta precipita e il digitale, quello a pagamento, stenta e a malapena sopravvive. Ma andiamo ai numeri che di solito non mentono. Indicatori da quotazione Italia di questi tempi. Su 64 testata nazionali registrate, soltanto sette superano le 100 mila copia vendute. E pensate che di queste 64, 11 sono sotto le 10mila copie concorrenti dirette con questo blog da volontariato. Triste situazione anche per molte testate gloriose. Ordine alfabetico per rigore: Avvenire, prestigioso quotidiano della Cei, la conferenza episcopale si ferma a 21.351 copie anche ne stampa 150 mila.

 

Forse la gente cerca più politica, ama fare il tifo per una parte? A sinistra gira decisamente male: il Manifesto vivacchia da sempre e sfiora le 10 mila copie, mentre l’Unità fondata da Antonio Gramsci non raggiunge le 20 mila. Vince la destra? Non proprio: il Giornale sta a 97 mila, che è già buono ma commercialmente è poco, con Libero di Sallusti che insegue a 68 mila. Ma allora compensa la “nuova sinistra” o la parte universalmente arrabbiata, un po’ grillesca un po’ anti berlusconiana? Travaglio e company, per intenderci. Il Fatto Quotidiano si ferma a 44 mila copie e non va bene.

 

Ovviamente viaggiano meglio i fogli sportivi anche se sono stati i primi a subire i bombardamenti a tappeto di radio e televisione. Vince la “rosa” che al lunedì supera le 212 mila copie, Sport stadio da 120 a 160 mila con la variante lunedì, mentre Tuttosport va da 65 a 99 mila. Ora alcuni gloriosi fogli locali: l’Adige 14897, l’Arena 33mila, Gazzetta del Sud 32624, il Mattino da Napoli 49mila, Messaggero veneto 42512, Nuova Sardegna 41890, il Piccolo di Trieste 26673, il Giorno 50mila, Resto del Carlino 120mila, la Nazione 95623, Tempo 36351, Tirreno 54880, Unione Sarda 47mila.

 

Metà dei protagonisti del giornalismo italiano ormai finiti nell’aureo museo del “furono”, a leggere certi dati piangerebbero. Per non parlare dei settimanali. Sempre sul personale ma rende meglio l’idea. Leggenda da giovanotto l’Espresso formato lenzuolo quando col titolo “Capitale corrotta, Nazione infetta” facevi cadere un governo, sognai di diventare anch’io un Robin Hood, un Don Chisciotte, un raddrizza torti. A una certa età l’essere ingenui è ammesso. Sapere quanto vende oggi il “mio” Espresso (un pezzo firmato sono riuscito comunque a pubblicarlo), solo 73 mila copie.

 

E il suo concorrente, il Panorama che fu di Lamberto Sechi, diventato berlusconiano, insegue le mille copie in meno rispetto all’Espresso che fanno due miserie. Cascano i miti su tutti i fronti. Qualche lettrice ricorda Grande Hotel? Nulla di paragonabile a decenni fa, ma resiste a 125 mila. Un altro mito della denigrazione del giornalismo da pettegolume, fu Novella 2000. Ricordo che arrivammo a ribattezzare il Tg1 del primo direttore berlusconiano, ‘Rossaella 2000’, solo che Carlo vendeva certamente più delle 42 mila copie attuali, anche se sono 25 su 41 a vendere più di 100000.

 

Per i settimanali prevalgono in maniera netta quelli di “Servizio”, nel senso che offrono “prodotti elementari” e di immediata fruizione quali i programmi televisivi con contorno di gossip sui suoi protagonisti o il gossip con contorno di programmazione tv. ‘Sorrisi e canzoni’ Tv con quasi 600 mila copie vendite è campione imbattuto. Argento per ‘Settimanale dipiù’ con 526 mila copie e bronzo per ‘Telesette’ a 437 mila copie. Poi un accenno di attualità più articolata e complessa dai settimanali allegati ai quotidiani: il Venerdì di Repubblica con 357 mila copie o ‘Io donna’ 273mila.

 

Ma la caduta a precipizio che imporrà alte, altissime riflessioni, il crollo di ‘Famiglia Cristiana’, il più diffuso settimanale italiano sino a poco tempo fa oltre l’incommensurabile cifra di un milione di copie. Papa Bergoglio pensaci tu, visto che con 179 mila copie la ex bella Famiglia Cristiana batte soltanto un altro mito decaduto: ‘Topolino’. Data la statistica di 25 settimanale oltre le 100 mila copie su 41, la massa è sempre televisione, sport specializzato, motori, moda, arredamento, salute, cucina e via intrattenendo. Citazione di simpatia, ‘Sudtirole Wochenmagazin’, 1915 copi vendute.

 

Il mondo dei mensili, straripa nei numeri, 80 pubblicazioni e tante velleità visto che a 100 mila copie non facciamo neppure il tredici. I titoli sono alati, dall’Airone al magheggio di Astra; dall’auto al cavallo; casa, cucina, donna e mamma la fanno da padrone; poi golf e persino macchine agricole. Curiosità: vince ‘Al volante’ con 283mila, segue ‘Casa facile’ con 178mila, e ‘Cose di Casa’ con 172mila. Il prestigioso National Geografic vivacchia sulle 20 mila, mentre 5 testate non stampano. Poi il miracolo di Sant’Antonio con quasi 500 mila copia stampare e formali zero vendite, in edicola

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