giovedì 18 luglio 2019

Kosovo come Crimea
vuole un suo esercito

Allarme per l’esercito kosovaro. Pristina vuole un sua esercito e getta nella spazzatura la risoluzione Onu 1244. Belgrado si rivolge al Consiglio di Sicurezza. Kosovo sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite dove possono operare solo truppe Nato della Kfor. Stramba coincidenza con la Crimea

I più attenti sono i nostri amici dell’Osservatorio Balcani e Caucaso che per primi lanciano l’allarme. Mentre il mondo stava a fare paragoni tra la Crimea e il Kosovo, Hashim Thaçi, Presidente non troppo riconosciuto del Kosovo Stato per soltanto u terzo dei Paesi Onu, annunciava la decisione di dare vita ad un vero e proprio esercito del Kosovo entro il 2019. Lo racconta Francesco Martino per il GR di Radio Capodistria, che entra nei dettagli. Cinquemila militari attivi e tremila riservisti, con a disposizione un budget di circa 65 milioni di euro l’anno. Questo in cifre, il nuovo esercito del Kosovo che, entro il 2019, dovrebbe prendere il posto delle “forze di sicurezza” concesse a Pristina.

 

L’allarme ufficiale lo lancia l’agenzia Ansa da Belgrado. Il governo serbo ha chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il recente annuncio delle autorità di Pristina sulla creazione di regolari Forze armate del Kosovo. La denuncia è del ministro per il Kosovo Aleksandar Vulin. La creazione di Forze armate in Kosovo non è prevista dalla risoluzione 1244 delle Nazioni Unite approvata al termine della guerra con i serbi del 1998-1999. “La decisione di Pristina sulla trasformazione delle Forze di sicurezza del Kosovo in Forze armate è inaccettabile e contraria alla risoluzione 1244, che dice chiaramente che non vi devono essere Forze armate sul territorio del Kosovo.

 

Per il Kosovo ovviamente la formazione di un esercito rappresenta un nuovo importante passo in avanti nel consolidamento della propria indipendenza da Belgrado, dichiarata poco più di sei anni fa e oggi riconosciuta da più di cento paesi. Per creare le proprie forze armate il governo kosovaro procederà alla riorganizzazione e ampliamento delle attuali “forze di sicurezza”: un corpo nato con compiti di protezione civile e di risposta a situazioni di crisi che conta circa 2500 uomini. La cosa singolare è che l’addestramento di questo mini esercito fu affidato al contingente italiano della Nato. Anzi, all’ipotetico nuovo esercito abbiamo fornito anche le costose strutture di Campo Italia.

 

Se c’è un esercito ci sarà anche un ministero della Difesa e relativo ministro. Non è invece chiaro di che tipo di armamento verrà dotato il nuovo esercito. Forse la Nato, che ancora trascorre il suo tempo il quei luoghi assieme ad Eulex, forse avrebbe qualcosa da dire. Il premier serbo Ivica Dačić, che ha la memoria buona, ricorda che la Nato ha in Kosovo più di cinquemila militari, schierati soprattutto ad impedire che Pristina compia qualche colpo di mano a Mitrovica, oltre il fiume Ibar, area a larghissima maggioranza serba. Responsabile della sicurezza in Kosovo dopo il ritiro delle forze jugoslave dal territorio dopo i bombardamenti dell’Alleanza Atlantica nel 1999 rimane la Nato.

 

Il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci non bada molto alle risoluzioni Onu: forse sa di contare su buoni e potenti amici in Consiglio di sicurezza. Stiamo parlando degli Usa. Certo la coincidenza con la crisi della Crimea e l’ormai prossimo referendum di quella penisola per il suo ritorno alla madre patria Russia, qualche sospetto lo suscita. Un rospo da ingoiare per l’Occidente con la Crimea, un rospetto ormai giù mezzo digerito dalla stessa Belgrado di un Kosovo tutto albanese che poi dovrà preoccupare soltanto l’Interpol. Salvo risolvere in qualche maniera, piccolo ritocco di confine, la questione dei serbo asserragliati nella loro roccaforte etnica di Mitrovica Nord.

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